Romanzo criminale. Con svolta buddista per il killer che dietro le sbarre diventa uno studente modello. Continua a riservare sorprese la storia di Catello Romano, 24enne di Castellammare di Stabia in cella in regime di 41 bis, condannato per due omicidi e per altri quattro in attesa di processo. Nel carcere di Novara – dove si trova da sei anni – ha iniziato a studiare, con ottimi risultati, tanto da ottenere anche una borsa di studio di 413 euro concessa dalla Regione Piemonte. In molti hanno iniziato a storcere il naso per questo omicida che si concede ‘il lusso’ di avere un maestro buddhista e di seguire la dieta vegana nonostante i problemi di sicurezza che affliggono gli istituti penitenziari italiani. Lui ha continuato a studiare. Ma qualche giorno fa, di fronte all’ultima richiesta di un libro di paleontologia (che sarebbe stato pagato dal detenuto, nda), la direzione del carcere ha respinto la sua istanza. Un ‘no’ arrivato – secondo quanto racconta il legale di Romano – senza nessuna spiegazione. Il 24enne non ci sta e si appella all’articolo 27 della Costituzione, facendo reclamo al magistrato di sorveglianza.

LA STORIA DEL KILLER CON LA TESSERA DEL PD – Catello Romano è stato sempre un personaggio difficile da ‘etichettare’. Il diploma di liceo classico, la tessera del Partito democratico per il quale si era addirittura candidato alle primarie di Castellammare nel 2008 e, infine, la conversione al buddismo avvenuta in carcere. Aveva 19 anni quando partecipò all’omicidio del consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia Gino Tommasino, ucciso nel pomeriggio del 3 febbraio 2009 mentre era in auto in compagnia del figlio minorenne. Dopo l’arresto decise di collaborare. Durò 48 ore: legò le lenzuola e si calò già dalla finestra dell’hotel dove alloggiava, in una località protetta. Fu catturato in un centro commerciale di Teverola, vicino Caserta. E non parlò più. Gli inquirenti hanno sempre pensato che avesse fatto quello che voleva la famiglia. Da allora è in carcere. Il 4 giugno scorso la Cassazione ha parzialmente annullato – con rinvio a un nuovo collegio della Corte d’Appello – la condanna all’ergastolo, escludendo l’aggravante mafiosa. Ma Romano è stato anche condannato in secondo grado a 30 anni per l’omicidio di Aldo Vuolo, ucciso la sera del 23 marzo 2009 dagli uomini del clan D’Alessandro per un debito con la cosca.

IL LIBRO DI PALEONTOLOGIA NEGATO – In carcere accade l’impensabile. Catello Romano si converte al buddismo e viene seguito da un maestro zen. Le polemiche non mancano, ma il diritto a praticare il proprio culto è dalla sua parte. E quando in carcere gli viene negato il menù vegano, la Cassazione gli dà ragione. Di libri il 24enne ne ha chiesti e consumati tanti in questi anni e ora non si spiega cosa sia cambiato. “La richiesta del libro di paleontologia – racconta a ilfattoquotidiano.it il suo legale, l’avvocato Francesco Schettino – si inserisce nella scelta di intraprendere un percorso di studi e di rinascita spirituale. Il mio assistito è sottoposto al 41 bis, vuole pagare per i suoi errori, ma sta cercando di non gettare anche il resto della sua vita”. Da qui la scelta di mettersi a studiare: ha fatto l’esame di ammissione al quarto anno del liceo di Scienze umane e ha iniziato a prendere voti alti, tanto da fargli ottenere una borsa di studio: 413 euro concessi dalla Regione Piemonte. “Dopo il rifiuto – spiega l’avvocato – mi ha telefonato (con le modalità previste dal carcere duro) e mi ha manifestato la sua amarezza e la sua meraviglia perché non era mai accaduto prima. Per chi è sottoposto al 41 bis quello dell’educazione è uno strumento importante”. Il punto è che anche il diniego deve essere motivato. Questa la ragione per cui è stato proposto un reclamo al magistrato di sorveglianza Lina Di Domenico.

IL “NO COMMENT” DELLA DIREZIONE DEL CARCERE – Nessuna presa di posizione sull’accaduto da parte dei vertici del carcere di Novara. Dalla direttrice Rosalia Marino, contattata da ilfattoquotidiano.it, arriva un laconico “no comment”. E intanto Romano si appella all’articolo 27 della Costituzione, secondo cui “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. Diritto sacrosanto per Patrizio Gonnella, coordinatore sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone. “Se fosse vero, sarebbe ingiustificabile” dice a ilfattoquotidiano.it. “Non si può ostacolare un percorso di studi – è il commento di Gonnella – anche solo se si tratta di formazione letteraria o di qualsiasi scelta lontana dal percorso deviante. Neanche per il peggiore dei criminali, anzi ancora di più in questo caso”.