La Procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti del settimanale L’Espresso che, a luglio, scrissero di un’intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico personale, Matteo Tutino, ai domiciliari per truffa. Nella conversazione il chirurgo avrebbe augurato all’allora assessore alla Salute Lucia Borsellino di “saltare come il padre”.

La telefonata, divenuta presto un caso politico, venne smentita poche ore dopo la diffusione della notizia dal capo dei pm palermitani Francesco Lo Voi, intervenuto più volte per negare che una conversazione di quel tenore fosse agli atti di alcun procedimento penale aperto dal suo ufficio. Una presa di posizione secca a cui il settimanale, direttore in testa, rispose ribadendo l’esistenza dell’intercettazione che – questa la tesi sostenuta – sarebbe stata ascoltata dai cronisti.

A meno di tre mesi, i pm, dunque, tirano le somme. E decidono di saltare l’udienza preliminare chiedendo al gip di emettere un decreto di giudizio immediato. Una scelta precisa, possibile quando la Procura ritenga “evidente” la prova del reato. Le accuse per i due giornalisti, interrogati più volte dal procuratore, che ha svolto personalmente le indagini, e dall’aggiunto Leonardo Agueci, sono di calunnia e diffusione di notizia falsa.

Insieme alla richiesta di immediato (il fascicolo è stato assegnato ora anche al sostituto Claudio Camilleri), i pm hanno depositato una breve memoria in cui si ricostruisce il caso, i verbali di interrogatorio dei testimoni sentiti – circa una decina tra cui l’ex assessore Borsellino – un giornalista de La Sicilia e diversi carabinieri del Nas. Agli atti del gip anche alcune intercettazioni di conversazioni dei due indagati e le relazioni dei militari dell’Arma che hanno indagato sulla vicenda.

Il primo ad essere iscritto per il reato di calunnia è stato Messina. Il giornalista, dopo le polemiche suscitate dalla pubblicazione della notizia e, soprattutto, dopo la smentita della Procura, sarebbe andato da un ufficiale del comando provinciale dei carabinieri di Palermo al quale avrebbe rivelato che a parlargli dell’intercettazione era stato l’ex capo del Nas, Mansueto Cosentino, ora in servizio in Lombardia. L’ufficiale fece immediatamente una relazione di servizio ai pm. Cosentino, subito dopo, venne interrogato dall’ aggiunto volato a Bari ad attenderlo di ritorno da una crociera. Il comandante del Nas negò categoricamente di avere mai rivelato la notizia a Messina. Scattò l’iscrizione per calunnia e rivelazione di notizie false. Zoppi, invece, fu iscritto solo per il reato meno grave di diffusione di notizia falsa.

Durante il primo interrogatorio i due si avvalsero della facoltà di non rispondere. Poi chiesero di essere sentiti. Alla fine dell’incontro con i magistrati Zoppi, che ribadì il ruolo di Cosentino, si ritrovò iscritto anche lui per calunnia. Convocato nuovamente dalla Procura decise di non rispondere. Parallelamente l’Ordine dei giornalisti ha avviato un’indagine conoscitiva sulla vicenda. Sull’istanza di giudizio immediato il gip dovrà pronunciarsi entro 5 giorni.