La Xylella fastidiosa è più veloce della politica. Mentre le contromisure iniziano a diventare realtà, il batterio non si ferma e crea nuove preoccupazioni. Per il presente e, soprattutto, per il futuro dell’economia pugliese, con agricoltura e turismo che rischiano ripercussioni incalcolabili. “La Xylella continua ad avanzare, è stato appena scoperto un nuovo focolaio a Cellino San Marco (il paese di Al Bano Carrisi, ndr)”. Il presidente della Confederazione italiana agricoltori di Brindisi Giannicola D’Amico racconta cosa sta accadendo nei giorni in cui è iniziato il giro di notifiche sugli alberi da abbattere, ma lancia anche l’allarme sul futuro: “Che si fa con la terra dove prima c’erano gli ulivi? Si possono impiantare nuovi arbusti, oppure bisogna riconvertire i terreni ad altro scopo?”. Non meno preoccupanti le notizie che arrivano da Bruxelles, con la decisione dell’Ue di facilitare l’export di 35mila tonnellate di olio d’oliva extra dalla Tunisia. Secondo D’Amico “un nuovo problema da affrontare perché si rischia di drogare il mercato in un momento già difficile per i produttori”.

DAL PIANO ANCORA ESCLUSI OLTRE 1600 ALBERI – Il giorno prima che partisse il giro di notifiche sugli ulivi da tagliare è stato trovato un nuovo focolaio a Cellino San Marco. Già, perché se il nuovo piano del commissario straordinario prevede l’abbattimento di 3.103 alberi (di cui 2.032 solo in provincia di Brindisi) è anche vero che il ‘Silletti bis‘ tiene conto dei dati aggiornati al 31 agosto. Ci sono da aggiungere oltre 1600 ulivi compromessi tra Cellino, San Pietro Vernotico e Torchiarolo. “Non c’è più tempo da perdere. Il nostro timore è che il batterio riesca a raggiungere anche la zona di Ostuni, Carovigno e Fasano – spiega il presidente provinciale della Cia – con una ricaduta incalcolabile sul turismo per cui in queste aree tanto è stato fatto”. Dunque la priorità: “Dobbiamo seguire il piano e affidarci alla scienza”.

IL FUTURO DELLE TERRE SENZA ALBERI – Il punto è che i tagli sono solo il primo passo di un processo che sarà lungo. E difficile. A preoccupare, infatti, non è tanto il discorso degli indennizzi. A disposizione dei proprietari ci sono oltre 750mila euro. Per ogni pianta sono previsti rimborsi che vanno da 98 a 146 euro a seconda della densità di alberi per ettaro. “Sono stati fatti calcoli scientifici e siamo certi che i soldi basteranno a intervenire – spiega D’Amico – ma crediamo che la questione non possa essere liquidata così. Al di là del valore storico dei nostri ulivi, specie di quelli monumentali, cosa faranno gli agricoltori nella terra dove prima c’erano gli arbusti, quale sarà il loro futuro?”. Sono queste le domande che la Cia raccoglie quotidianamente dai proprietari dei terreni. “Per esempio, non è ancora chiaro – spiega D’Amico – se su quei campi sarà possibile o meno piantare nuovi alberi oppure bisognerà riconvertirli e investire su altre coltivazioni”. Ed ecco l’altra priorità: “Bisogna aprire un discorso politico che abbia come obiettivo quello di rimettere gli agricoltori nelle condizioni di fare reddito”.

LE RISORSE DA INTERCETTARE – La Cia intende dunque approfondire un problema solo accennato nella richiesta di accesso al Fondo di Solidarietà nazionale inoltrata al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali quando è stato chiesto di emanare un decreto che fissasse lo stato di calamità “al fine di consentire alle aziende agricole di poter accedere al fondo di solidarietà nazionale e, quindi, agli interventi per favorire la ripresa dell’attività economica e produttiva”. Poi c’è il capitolo del Programma di Sviluppo Rurale. “Non possiamo permetterci di perdere risorse importanti” spiega D’Amico. Solo pochi giorni fa l’europarlamentare di Conservatori e Riformisti Raffaele Fitto ha presentato una interrogazione al Parlamento europeo relativa proprio alla prima annualità del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, denunciando che “la Puglia potrebbe essere l’unica regione d’Italia a perdere in modo definitivo la prima tranche di 210 milioni di euro”. Intanto lo stato di emergenza – non più prorogabile – terminerà a febbraio 2016. A novembre gli ispettori Ue torneranno a verificare l’esito degli interventi, con il rischio di una procedura di infrazione in caso non li ritenessero adeguati.

L’ULTIMA TEGOLA ARRIVA DALL’EUROPA – E mentre la Puglia si interroga sul suo futuro, cercando di salvare la storia e un patrimonio culturale grazie al quale ormai è riconosciuta in tutto il mondo, l’ultima preoccupazione è rappresentata dalla proposta comunitaria sull’introduzione di misure commerciali a favore della Tunisia. Che tradotto significa l’arrivo in Ue di 35mila tonnellate di olio tunisino. I deputati M5S hanno presentato in Commissione Agricoltura alla Camera una risoluzione: “La proposta prevede sconti per due anni, dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2017. Uno straordinario aiuto all’economia tunisina e un grave danno per le nostre produzioni”. Ora la proposta dovrà passare al vaglio dell’Europarlamento e del Consiglio Ue. Per la Cia piove sul bagnato: “Si tratterebbe di una misura temporanea, ma che rischia di drogare il mercato e compromettere l’intero settore che a fatica cerca di risalire la china. Non poteva accadere in un momento peggiore”.