Canguri, supercanguri, emendamenti ammazza emendamenti, voti segreti. I tecnicismi e i tentativi di trappola parlamentare hanno la meglio sul dibattito nel merito del disegno di legge sulle riforme costituzionali, la cui discussione al Senato è andata avanti tra urla, proteste e insulti in Aula, almeno fino a quando il presidente di Palazzo Madama ha ammesso gli emendamenti all’articolo 2 della riforma solo per quanto riguarda il comma 5, cioè quello modificato alla Camera. Tutti gli altri? Inammissibili. Prima, però è stata bagarre. Tutto è cominciato quando il Piero Grasso ha messo in esame l’articolo 1 della legge che dovrebbe trasformare il Senato e ha dichiarato ammissibili solo gli emendamenti alle parti già modificate, con 19 di questi votabili a scrutinio segreto, rischiosi per la maggioranza. Così ecco la contromossa di Roberto Cociancich, senatore del Pd, di scuola scout, che presenta un emendamento “canguro”, cioè che fa saltare tutte le altre proposte di modifica (in precedenza un testo analogo presentato da un altro democratico, Stefano Esposito, era stato respinto dalla presidenza). Iniziativa che fa scatenare le proteste di tutte le opposizioni con Roberto Calderoli (Lega Nord) che parla di “attentato alla democrazia”, Giovanni Endrizzi (Cinque Stelle) e Peppe De Cristofaro (Sel) che lo definiscono “emendamento-truffa”, Paolo Romani (Forza Italia) aggiunge che è una “burla intollerabile al Parlamento” e Tito Di Maggio (un ex montiano diventato fittiano…) chiama Cociancich “jihadista della maggioranza”.

Per questo ha alzato la voce il capogruppo del Pd Luigi Zanda che ha dovuto gridare anche per superare le grida che si alzavano dai banchi delle opposizioni, in particolare del M5s. Zanda, anzi, ha faticato a iniziare a parlare. “Tutti gli interventi, da Endrizzi a Romani – ha detto Zanda -, hanno o insultato o irriso il senatore Cociancich. Questo è veramente il vulnus di questa discussione. Da 20 minuti stiamo insultando un galantuomo che ha presentato un emendamento che è uguale a quello di Romani e uguale a quello di Calderoli”, che entrambi sono stati scritti con la stessa tecnica. “Noi approveremo la riforme – ha concluso alzando la voce e tra gli applausi dei senatori Pd – e non insultate, perché voi non ve lo meritate questo dibattito”.

Intanto nel primo voto la maggioranza tiene: l’Aula ha infatti respinto due emendamenti identici presentati da Loredana De Petris (Sel) e Laura Bignami (ex M5s), che abrogavano il primo articolo della riforma, facendola così cadere. I no sono stati 171, i sì 119 e 5 gli astenuti. La maggioranza ha superato anche il secondo voto, particolare perché si trattava di un emendamento prima presentato e poi ritirato dalla minoranza del Pd (dopo l’accordo all’interno del partito). Ma la proposta di modifica è stata fatta propria da Fi e M5s: è stata comunque votata da Felice Casson e Corradino Mineo (entrambi della sinistra democratica), ma è stata respinta dagli stessi 171 voti (contro 119 sì e 5 astensioni).

I 19 emendamenti a voto segreto
Gli emendamenti in questione sono in maggioranza (10) di Calderoli, a seguire del popolare Mario Mauro (5), due dei Cinque Stelle e 2 dei Conservatori e riformisti, cioè i fittiani ex Forza Italia. Tra le proposte vi sono richiami a temi etico-sociali (famiglia e salute) cari alle istanze centriste. Insomma, un’insidia potenzialmente non indifferente per la tenuta della maggioranza. A stroncare la pericolosità della manovra, è intervenuto un emendamento a firma Cociancich che replica l’emendamento di maggioranza e che sarà votato prima di quelli a scrutinio segreto. Il governo ha dato parere favorevole a entrambi, l’originario emendamento della maggioranza Finocchiaro-Zanda-Schifani-Zeller e quello sostitutivo del senatore Pd, e parere contrario a tutti gli altri. In questo modo la “pistola” minacciata, secondo le aspettative, dovrebbe risultare scarica e la maggioranza potrebbe ripartire con l’esame del ddl Boschi a cominciare dall’approvazione entro la serata dell’articolo 1.

Gli emendamenti modificabili
Sulla scelta in merito all’ammissibilità o meno delle modifiche da parte della seconda carica dello Stato si discute da giorni
: l’attesa è per la parte del provvedimento che riguarda la composizione del futuro Senato e che secondo il governo non sarebbe più emendabile. Renzi infatti si appella al principio della “doppia conforme” per cui un ddl costituzionale che deve superare due letture per camera, alla terza (ed è questo il caso) non possa avere modifiche nelle parti già approvate. Grasso per il momento ha deciso, partendo dal regolamento, di dichiarare “ammissibili solo gli emendamenti presentati al V capoverso dell’articolo 1”, la parte quindi già modificata dalla Camera. Per quanto riguarda le norme di modifica depositate all’intero articolo la seconda carica dello Stato ha ammesso solo gli emendamenti soppressivi. Grasso ha poi sospeso la seduta per mezz’ora per permettere alle opposizioni di visionare gli emendamenti del governo all’articolo 2 ed eventualmente subemendarli. Sono 595 su 908 gli emendamenti dichiarati inammissibili.