Renzi Marino 675

Sul modello delle Vite Parallele di Plutarco, appositi amanuensi potrebbero vergare le Gaffe Parallele di Matteo Renzi e Ignazio Marino che, in quanto a figuracce internazionali, non ci fanno mancare nulla. Abbiamo già osservato come premier e sindaco di Roma, pur detestandosi siano accomunati dalla frenesia con cui per allontanarsi da Palazzo Chigi e dal Campidoglio, saltano da un aereo all’altro millantando spettacolari missioni planetarie.

Era tale l’enfasi con cui il simpatico Marino ha motivato il suo viaggio (di sei giorni) a Filadelfia, dove sosteneva c’era il Papa ad attenderlo, che abbiamo rispettosamente desistito da ogni ulteriore polemica immaginando Francesco sulle spine che davanti a migliaia di fedeli chiede continuamente: “Ignazio è arrivato? Badate che se non c’è lui la Santa Messa non comincia”. E c’è dispiaciuto che in mondovisione il Pontefice abbia rivelato che il sindaco nessuno lo aveva invitato, pensando a cosa impapocchierà ora in famiglia.

Da antologia invece la performance di Renzi a New York, invitato a parlare a Central Park durante il grande concerto a favore dei Paesi poveri, con Michelle Obama, Sting, Bono, Di Caprio. Bill Gates lo chiama sul palco, breve applauso ma sul palco non compare nessuno. Sostituito da una musichetta, il presidente del Consiglio spiega: “Ci siamo fermati a parlare con Bill e Melinda”.

Ora, a parte la sua Park figura, troviamo irresistibile il Renzi che solo un paio di anni fa dava del tu, per dire, al barista di Rignano sull’Arno, rivolgersi familiarmente a Bill (Clinton? Buffalo?) e Melinda (Gates). Così come con François (Hollande) e Angela (Merkel), che invece scostante come una Volkswagen preferisce dargli del lei. Che successo, che carriera. Peccato che stando alle cronache, l’atteso discorso all’Onu sia stato interrotto più volte da un guasto al microfono. I soliti gufi a nazioni unificate.

Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2015