Prima parte

Seconda parte

Un’occasione di riflessione su questo concetto l’ha lanciata Expo 2015 di Milano. Difatti, scopo dell’Esposizione è quello di realizzare un evento sull’alimentazione e la nutrizione, mostrare le tecnologie che garantiscano “cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”, ma essere anche “la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione” per stimolare “la creatività dei paesi e promuovere le innovazioni per un futuro sostenibile… offrire a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni paese”.

L’Expo 2015 si è posta sulla scia delle ultime grandi Esposizioni universali del dopo guerra, che hanno visto, da una parte, moltiplicarsi nel tempo il numero di Paesi partecipanti, partendo dai 42 a quella del Belgio del 1958, arrivando ai 145 di Milano, con un punto di massima (199) all’esposizione di Shanghai del 2010 e, dall’altra, diminuire quello dei visitatori.

Fino al 1970, le tre Esposizioni di Bruxelles, Montreal e Osaka hanno visto una crescita di visitatori; poi, in quella di Siviglia (a 22 anni dall’ultima) si è ritornati a un numero di visitatori pari a quello di Bruxelles e via via, nelle seguenti, è sceso, con la sola eccezione dell’exploit di Shanghai, dovuto probabilmente alla allocazione dell’evento in un Paese di recente incluso tra le economie più importanti del mondo, che si apre sempre di più all’Occidente e con un peso demografico elevatissimo, che sicuramente ha concorso al successo di pubblico.

Sembrerebbe che l’interesse verso queste forme di eventi sia in calo, in concomitanza con il diffondersi, a tutti i livelli, di Internet, che diventa l’Esposizione universale costante, dinamica, alla portata quotidiana di chiunque ne disponga.

E’ vero che quanto viene rappresentato su uno schermo ha un impatto meno emotivo di ciò che i nostri sensi possono cogliere dal vero, ma è anche vero che per attrarre occorre veramente qualche cosa fuori del comune, che non si trovi su Internet, capace di stupire.

Ci si pongono allora due domande: ha senso, oggi, realizzare queste costose Esposizioni Universali? E se ha senso bisogna concepirle nello stesso modo in cui sono state concepite fino ad oggi, o bisogna fare uno sforzo di immaginazione e creare qualcosa di nuovo e innovativo?

Molti dei tanti temi messi sul tappeto nell’Expo 2015 di Milano – articolati sul cibo sano, sulla educazione alimentare, sulla tutela delle risorse della Terra, sulla mancanza di cibo che tormenta in modo drammatico molte zone del nostro Pianeta, sul crescere dei territori aridi, sulle tecnologie a servizio di un’agricoltura più produttiva, sugli interrogativi legati agli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) – sono stati offuscati, almeno in parte, da quanto di meglio ogni Paese ha saputo esprimere nel suo Padiglione in termini di produzioni, cucina e cibi.

Infatti, il pubblico sembra essere più attirato da questi aspetti commerciali, che dalle problematiche connesse al tema della nutrizione del Pianeta, che sottintendono riflessioni e messa in discussione di modelli di vita, che dovrebbero essere contrastati, più che promossi.

Fa un po’ pensare che Aziende multinazionali o di prodotti di lusso, Sponsor e Partner di Expo 2015, come si evince dalle due successive Tabelle, vogliano effettivamente impegnarsi sui temi della Esposizione Universale, o invece vogliano solo perpetrare i vecchi modelli alimentari e di sviluppo che sono tipici del processo della globalizzazione, processo con il quale si intende uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero dei cittadini dei vari Stati del mondo.

Dalle due statistiche precedenti risulta che dei 22 Sponsor 4 sono del settore ”Alimentazione”, 2 del settore “Dolciaria”, 1 del settore “Bevande” e 15 di altri settori, mentre dei 28 partner 2 sono del settore “Alimentazione”, 2 del settore “Dolciaria”, 3 del settore “Bevande” e 21 di altri settori.

Non si vuole fare la morale, né impartire lezioni di morale. Non esiste niente che sia assolutamente cattivo o assolutamente buono. E’ l’uso che si fa di ciò di cui si dispone, comprese le ricchezze della Terra, i suoi frutti, che fanno dello stesso chicco di grano un prodotto buono o un prodotto cattivo.

Anche l’Expo 2015, di per sé, non è né buona, né cattiva. Se riuscirà a far riflettere sui modelli di consumo occidentali, sui suoi sprechi, sull’ingiustizia che in un mondo ricco circa il 12% dei suoi abitanti soffre la fame, allora anche l’Expo 2015 avrà contribuito a modificare il mondo, aggiungendo un tassello grande quanto più sarà riuscita a incidere sui comportamenti individuali e collettivi.