Giù le mani dall’aggio. Non è l’intimazione di Lottomatica e Sisal, i concessionari dei giochi di Stato, che con gli aggi si sono fatti d’oro e quindi è comprensibile li difendano a spada tratta. A dire che gli aggi è bene lasciarli così come sono è nel concreto e a sorpresa un ufficio dello Stato, i Monopoli, oggi guidati da Alessandro Aronica. La loro posizione è espressa in un documento ufficiale e riservato che Ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, dal titolo Misure in materia di giochi. Un dossier di 13 pagine, tabelle comprese, inviato al ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, in vista della preparazione della legge di Stabilità.

Il filo rosso di quello scritto è che al momento è meglio disturbare il meno possibile i manovratori dei giochi del Lotto, del Superenalotto e delle scommesse. Per queste ultime le concessioni scadono a metà dell’anno prossimo e i Monopoli suggeriscono tra le righe un allungamento delle concessioni stesse, anche se a titolo oneroso, piuttosto che l’indizione di una gara, come invece sarebbe forse logico e opportuno anche alla luce delle indicazioni comunitarie. I signori dei giochi vengono insomma messi al riparo da qualsiasi prelievo aggiuntivo.

Gli aggi sono regolati da un ginepraio di disposizioni e variano da gioco a gioco. Quelli del Lotto (Lottomatica, ora Igt con sede a Londra), sono regolati, per esempio, da un decreto del ministero delle Finanze del lontano 1993 con cui veniva approvato anche l’atto di concessione. Per il Superenalotto (Sisal), l’aggio è invece il risultato di una scelta concorrenziale ottenuta tramite una gara. L’aggio del Lotto è il 6,3 per cento sulle giocate e l’anno passato ha portato nelle casse della concessionaria circa 418 milioni di euro che secondo le ultime stime quest’anno dovrebbero salire a 448. Per il Superenalotto l’aggio è del 3,73 per cento e nel 2014 ha fruttato 44 milioni che nel 2015 dovrebbero scendere a 39 perché il gioco è da tempo in crisi: la raccolta lorda è previsto cali da 1,2 a 1 miliardo.

Nel capitolo intitolato “Riduzione degli aggi”, i Monopoli simulano con una serie di tabelle gli eventuali incassi aggiuntivi per lo Stato derivanti da una limatura. Ma poi consigliano nel concreto al ministro di lasciar perdere, con una serie di considerazioni dettagliate. In pratica ritengono che sarebbe complicato avviare un “nuovo negoziato” con i concessionari, mentre sarebbe poco opportuno che l’aggio fosse ritoccato in modo unilaterale perché ci sarebbe il rischio di ledere il principio pacta sunt servanda. Anche una riduzione lineare degli aggi è per i Monopoli poco praticabile perché sarebbe difficile “stimare la misura effettivamente tollerabile (e pertanto congrua)”. Per il Lotto viene messa in campo anche una considerazione aggiuntiva di non opportunità: la concessione del gioco scade a metà dell’anno prossimo e la gara già indetta prevede una limatura dell’aggio fino al 6 per cento. Anche se per come si sono messe le cose molti prevedono che i tempi della gara possano slittare. E con essi la concessione, che è in capo a Lottomatica dalla bellezza di 22 anni.

Per quanto riguarda le concessioni delle scommesse sportive, ippiche e non sportive, i Monopoli ricordano che nel corso dell’anno prossimo scadono le concessioni di migliaia di soggetti. E nel dossier preparato per il ministro simulano che cosa potrebbe succedere in termini di nuovi incassi in seguito all’indizione di gare. Anche se poi dedicano un intero capitolo alla “Proroga delle concessioni” da ottenere “previa interlocuzione con gli organi comunitari“. Per la proroga gli interessati dovrebbero pagare: 5mila euro ognuno dei 6mila negozi di scommesse, 3mila euro gli 8mila corner. In totale 54 milioni di euro.