Cinquantunomila arresti tra Hong Kong, Macao e la regione del Guangdong e confisca di droga, beni contraffatti, armi e contanti per un valore quasi 12 milioni di euro. Sono i risultati annunciati in conferenza stampa da Au Chin-chau, capo del dipartimento della polizia di Hong Kong contro il crimine organizzato e le triadi. L’operazione, nome in codice  Thunderbolt 15, ha portato a un così alto numero di arresti proprio perché è durata il triplo rispetto alla media. Secondo Au, i tre mesi impiegati dalle forze di polizia, sono stati fruttuosi proprio perché hanno permesso ai funzionari incaricati delle indagini di raccogliere prove e informazioni. L’operazione ha coinvolto le forze dell’ordine delle giurisdizioni di Hong Kong, Macao e della regione meridionale della Cina del Guangdong. Una collaborazione difficile se si pensa che, seppure formalmente sotto la sovranità cinese, le tre regioni hanno statuti diversi e si avvalgono di forze di polizia indipendenti l’una dall’altra.

La gran parte degli arresti (quasi 43mila persone) è avvenuta sul territorio della Cina propriamente detta. Tra questi, stando al comunicato ufficiale che non fornisce ulteriori dettagli, figurano oltre 31mila tossicodipendenti. A Macao e a Hong Kong gli arresti sono stati più limitati coinvolgendo un totale di 8mila persone. Durante l’operazione sono stati inoltre congelati circa 130mila euro e chiuse 25 aziende legalmente registrate che prestavano denaro a interessi altissimi. Secondo la polizia dietro queste “aziende strozzine” c’era il controllo delle Triadi, la criminalità organizzata cinese.

Nate come confraternite di mutuo-soccorso nel XVII secolo, le Triadi ben presto si trasformarono in società segrete patriottiche in funzione anti mancese. Con l’avvento della Repubblica popolare nel 1949 alcuni clan si confusero con lo Stato mentre altri emigrarono a Hong Kong, all’epoca ancora sotto la Gran Bretagna. Inizialmente indebolite dal governo del Partito comunista, le Triadi hanno acquisito nuovo slancio con le politiche di apertura e riforme avviate da Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta. Negli anni Ottanta e Novanta si sono reinventate monopolizzando a gruppi alcuni settori della criminalità come il traffico di stupefacenti, il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di clandestini, il gioco d’azzardo, la prostituzione, il racket e la contraffazione di prodotti protetti da proprietà intellettuale.

Con il passare degli anni i clan più potenti si sono reinventati gestendo soprattutto attività legali come aziende cinematografiche e finanziarie. Uno dei più grossi successi dell’operazione Thunderbolt 15 è probabilmente l’aver smascherato un giro di riciclaggio di 11,5 milioni di euro che gli inquirenti pensano fosse gestito dal clan Sun Yee On. Quest’ultimo è probabilmente il clan più potente di Hong Kong: conterebbe circa 30mila affiliati e il monopolio sulla produzione cinematografica dell’ex colonia britannica.

“Il messaggio che vogliamo mandare è che la polizia non tollera nessuna attività illegale, nemmeno quelle collegate alle triadi” ha dichiarato Au Chin-chau nella medesima conferenza stampa. L’operazione si è svolta dal 15 giugno al 18 settembre e fa parte dell’annuale giro di vite che dal 2000 le polizie delle tre regioni avviano in coincidenza delle festività nazionali per il primo di ottobre. Se quest’anno sono durate più a lungo degli anni precedenti è proprio perché l’anno scorso sono state sospese per le proteste contro la riforma del sistema elettorale che hanno paralizzato la città di Hong Kong per quasi un mese.

di Cecilia Attanasio Ghezzi