Prima si sono limitati ad un secco no comment, poi hanno spiegato di essere interessati a capire se i dati sulle emissioni siano stati truccati anche in Europa. Dopo gli Stati Uniti anche la Germania vuole vederci chiaro sui test ambientali della Volkswagen: la casa di produzione tedesca è stata travolta dalla maxifrode sulle emissioni ambientali negli States. La Environmental protection agency, l’agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti,  ha reso noto, infatti, che la casa di Wolfsburg ha utilizzato un software per le auto diesel in grado di “truccare i dati sulle emissioni tossiche“. Su questa base, riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, l’azienda automobilistica negli Stati Uniti sarebbe al centro di un’indagine penale, che riguarderebbe l’ammissione delle violazioni.

Steffen Seibert, portavoce del governo tedesco, in un primo momento aveva commentato la vicenda con un semplice “no comment” . Poi però Berlino ha esplicitato la sua posizione: il ministero dell’Ambiente ha chiesto alla casa automobilistica di “lavorare a stretto contatto” con la statunitense Federal motor transport authority in modo da permettere alle autorità di valutare se i dati sulle emissioni possono essere falsificati anche in Germania e in Europa. Come dire che adesso Berlino vuole sapere se Volkswagen ha falsificato anche in patria i dati sulle emissioni tossiche. “Ci aspettiamo – dicono dal governo – che le case automobilistiche trasmettano informazioni affidabili in modo che la Federal motor transport authority, l’autorità responsabile in questo caso, possa verificare se manipolazioni simili hanno avuto luogo con i sistemi di emissione in Germania e in Europa”.

“Mi rincresce profondamente aver deluso i nostri clienti e l’opinione pubblica”, è stato il primo commento di Martin Winterkorn, numero uno di Volkswagen, che ha elevato il caso a “priorità assoluta”: come responsabile del marchio, Winterkorn potrebbe rispondere personalmente delle accuse mosse al colosso di Wolfsburg. La casa di produzione tedesca rischia fino a 18 miliardi di dollari di multa negli Stati Uniti, dove è arrivato lo stop alla vendita di alcuni modelli a gasolio, e da dove potrebbe partire una class action. Le conseguenze in borsa sono state immediate dato che a Francoforte il titolo ha aperto con un calo del 22 percento a 126,40 euro ad azione, per attestarsi poi sul meno 18 percento: si tratta del peggior tracollo da ottobre 2008. Le azioni ordinarie hanno perso il 17,14%, a 133,7 euro, mentre le privilegiate il 18,6%, a 132,2 euro.  Il valore Volkswagen ha bruciato 12,9 miliardi di euro: dai 76,24 miliardi di venerdì la capitalizzazione di borsa è scesa a 63,33 miliardi di euro.

“Rispettare le norme giuridiche dovrebbe essere un requisito ovvio di Volkswagen”, ha detto Stephan Weil, membro del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, e capo del governo dello Stato federale della Bassa Sassonia. Weil ha bollato la manipolazione dei dati sulle emissioni delle vetture diesel come “totalmente inaccettabile e ingiustificabile“, spiegando che le accuse che arrivano dagli Usa saranno “chiarite rapidamente e fino in fondo: solo così si potranno prendere decisioni sulle possibili conseguenze”.

Lo scandalo delle emissioni truccate rischia di mettere sotto pressione il rating sul titolo Volkswagen. A sostenerlo è l’agenzia di valutazione del credito Fitch, avvertendo che il giudizio attualmente al gradino A con outlook stabile potrebbe andare sotto pressione se la crisi legata ai test fasulli dovesse peggiorare. “In particolare – spiega Fitch – l’avviso di violazione del Clean air act della Us Environmental protection agency potrebbe compromettere seriamente l’immagine del gruppo, soprattutto negli Stati Uniti, dove la Volkswagen sta cercando di aumentare la propria quota di mercato”. Secondo l’agenzia statunitense, però, l’impatto finanziario stimato intorno ai 18 miliardi di dollari, difficilmente potrà innescare un downgrade immediato del rating di Volkswagen, grazie a una generazione di flussi di cassa “estremamente robusta”.