Ironico, disponibile e innamorato del suo lavoro in maniera palpabile: appare così Alexadre Desplat mentre parla dello spettacolo in scena stasera al Teatro Dal Verme di Milano. Tra i maggiori compositori contemporanei per il cinema, sono dozzine le colonne sonore create da Desplat, in perfetto equilibrio tra filmografia d’Oltralpe e Hollywood. Otto nomination agli Oscar e una statuetta vinta nel 2015 (con Grand Budapest Hotel di Wes Anderson). Roman Polanski, Terrence Malick, Jacques Audiard e David Fincher sono solo alcuni tra i cineasti con cui Alexandre ha collaborato, regalando al cinema temi limpidi e melodie avvolgenti.  Seduta accanto a lui, nella stanza di un noto hotel milanese, c’è Dominique Lemonnier, violinista conosciuta durante la composizione della sua prima colonna sonora e diventata da subito la sua solista preferita, il suo direttore artistico, sua moglie. Saranno insieme sul palco del Del Verme, con il Traffic Quintet e il pianista francese Alan Plànes: lo spettacolo è Quai de Scénes, un racconto di memorie e sogni che diventa un invito a passeggiare lungo le sponde di un fiume, sentendone il flusso, il continuo divenire.

“Sarà molto naturale avere Alexandre sul palco – racconta Dominique – ci conosciamo da molti anni e abbiamo suonato insieme tantissime volte, in studio”. “E’ stata Dominique a convincermi a tornare in scena: questo spettacolo è una sua idea – ribatte Alexandre, sorridendo. “Sarà magico“, aggiunge la Lemonnier, in uno scambio che è quasi melodico. Padre francese e madre greca, Desplat si è avvicinato alla composizione di colonne sonore dopo aver ascoltato quella creata da John Williams per Star Wars e ora, a distanza di anni, sarà lui a comporre le musiche per il primo spin off del capolavoro di Lucas, dal titolo Rogue One: “Ne sono contento – afferma sorridendo – anche perché ho un ottimo rapporto con il regista, Gareth Edwards. Ci siamo incontrati e abbiamo sviluppato un ottimo feeling”. E proprio il feeling con il cineasta è, secondo Alexandre, una delle chiavi per la creazione di una colonna sonora in grado di vestire perfettamente il film: “Scrivere per il cinema – racconta – è un processo in divenire: è come avere davanti un tronco da intagliare ricavando a poco a poco una scultura. Quando compongo cerco di sentirmi come un attore, di essere dentro il film, accorciando il più possibile le distanze. E naturalmente, è molto importante il rapporto col regista, la comprensione della visione, il confronto”.