Nella nazionale dell’Uruguay ci sono trenta giocatori amatoriali, nessuno di loro nella vita fa soltanto il rugbista… Sembra l’inizio di una barzelletta, è il principio di una storia vera. L’Uruguay, delle 20 nazionali partecipanti ai mondiali è l’unica ad essere una squadra completamente amatoriale. E se per il mondo della palla ovale italiana è stata sicuramente un’estate travagliata, a causa dalle polemiche per i premi-partita, in Uruguay invece tutti i giocatori scendono in campo gratis e nemmeno in caso di vittorie sono previsti compensi.

Nel Paese sudamericano, tuttavia si parla di un rugby ben diverso rispetto a quello che siamo abituati a vedere in Europa. Parliamo di giocatori al limite, la maggior parte sono infatti non professionisti che militano nella Primera Division del Campeonato Uruguayo, mentre alcuni sono emigrati nel nostro continente in cerca di palcoscenici più importanti. Prendiamo la storia di Felipe Berchesi, mediano di apertura, classe 91’ e considerato il fuoriclasse del gruppo. A Badia, piccolo comune rodigino delle Polesine, nessuno se lo dimentica. Infatti, in questo mondiale inglese, una parte di cuore del giocatore uruguagio parla ancora in veneto, come quella stagione 2013/2014, quando fu tra i protagonisti della splendida vittoria del campionato di A2 con la maglia degli Amatori BadiaCon un pizzico di orgoglio infatti, il ds della società badiese, Matteo Esquisetto, ha sottolineato come Felipe non solo abbia lasciato un ottimo ricordo a Badia, ma anche come sia riuscito a condurre la sua nazionale a partecipare a uno storico mondiale, dopo tanti spareggi e sacrifici. L’Uruguay è stata l’ultima squadra a qualificarsi per la Coppa del Mondo, dopo aver battuto la Russia a Montevideo, lo scorso ottobre. I sudamericani sono quindi ritornati a disputare il Mondiale, dopo 12 anni di assenza.

Più curiosa ancora è la vicenda di Jeronimo Etcheverry, utility back e con già 42 presenze in nazionale. Nella storia di questo ragazzo di ventisette anni, c’è un retrogusto al sapore di vino rosso, precisamente di Valpolicella. Etcheverry infatti è arrivato nel febbraio 2011 in Italia, per giocare con i veronesi del Santamargherita Valpolicella, dove è rimasto ben tre anni. Il giocatore, tuttavia pur essendo tra i volti più rappresentativi in patria non fa il rugbista a tempo pieno. In Uruguay infatti, il rugby non è considerato molto popolare come sport, sovrastato dal calcio, un po’ come in tutti i Paesi dell’America Latina. “Io gioco soltanto per onorare la mia maglia e per passione – dichiara con orgoglio Etcheverry. E dopo il Mondiale? Tornerò alla vita di tutti i giorni, il mio capo mi aspetta, è stato comprensivo a concedermi le ferie in questo periodo”. Jeronimo infatti lavora come rappresentante di un’azienda che vende computer.

“Per nessuno di noi il rugby è un lavoro, non veniamo pagati, ma lo facciamo semplicemente perché amiamo questo sport e vogliamo rappresentare nel mondo il nostro Paese”. A dare il massimo ci penseranno anche Paco Roman e Gaston Mieres, entrambi ex della squadra veronese e quest’ultimo, punto di forza dei giallorossi sino all’ultima stagione. “Giocare un Mondiale contro le squadre migliori al mondo è un’esperienza favolosa – ha ammesso Mieres. Ma disputarli con la propria Nazionale è ancora più bello”. E’ un “Girone di ferro”, quello che aspetta i “Los Teros” (soprannome della nazionale) in questi giorni: Australia, Galles, Inghilterra e Figi.

Speranze di vincere? Pochissime. Ma nessuno dei giocatori si è dato per perdente in partenza, anzi il fatto di giocare contro tre delle compagini più nobili di tutto il mondiale, sembra essere ancora più piacevole. Domani, debutto di fuoco al Millennium Stadium contro il Galles. Un test, una ghiotta occasione per confrontarsi con una delle squadre più forti del mondo. Morale: difficile che l’Uruguay vinca. Se succederà, i Los Teros proclameranno festa nazionale e si tratterà davvero di una storica impresa.