Le decine di migliaia di profughi che arrivano alle porte d’Europa ogni giorno raccontano storie agghiaccianti. Trasportati come merci dai mercanti di uomini, dai loro racconti emerge un’economia occulta e disumana che si arricchisce smerciando migranti e profughi. 7000 dollari per raggiungere un’isola greca dal nord della Siria, solo pochi anni fa questo era il costo di un viaggio simile dall’Africa occidentale. Una fortuna per chi vive sotto i bombardamenti da anni. Ed i prezzi continuano a salire. Eppure ogni giorno decine di migliaia di profughi danno fondo agli ultimi risparmi e pagano i traghettatori.

Ma questo è solo il negativo dell’orrenda foto che abbiamo davanti. All’interno della fortezza Europa ci sono gli acquirenti di questa nuova forza lavoro. Nazioni come la Germania e l’Austria pronte ad accogliere i migliori: medici, farmacisti, professionisti che fino a qualche anno conducevano una vita simile a quella di noi europei. L’esodo dei profughi, infatti, può supplire alle carenze demografiche di un continente che sta precipitosamente invecchiando.

Secondo le previsioni dell’Ocse e della Commissione Europea, per evitare la stagnazione economica, l’Unione Europea dovrà assorbire entro il 2060 50 milioni di emigrati. I paesi più a rischio sono quelli con un alto tasso di invecchiamento della popolazione, tra i quali primeggia la Germania.

Dagli studi sopra citati risulta che, a differenza del Regno Unito, entro il 2060 in Germania l’indice di dipendenza, e cioè il rapporto tra popolazione non più attiva ( sopra i 65 anni) e quella considerata attiva (dai 14 ai 65 anni), salirà al 59 per cento contro il 32 per cento registrato nel 2013. Troppo alto per mantenere l’attuale livello di benessere. L’invecchiamento della popolazione, infatti, crea una serie di problemi che danneggiano la crescita, ad esempio entro il 2060 per ogni tedesco sopra i 65 anni ce ne saranno meno di due in grado di lavorare e pagare le tasse. Ma non basta, entro il 2060 la spesa per l’assistenza medica e le pensioni assorbirà un 5 per cento in più del Pil tedesco. Una situazione, dunque, insostenibile.

Ma l’invecchiamento della popolazione in un’Europa non completamente integrata, dove gli stati nazione continuano a fare il bello ed il cattivo tempo, rischia far saltare gli equilibri di potere. E vediamo perché.

Dalle proiezioni pubblicate all’inizio dell’anno dalla Commissione Europea in un rapporto sull’invecchiamento negli stati membri risulta che la popolazione tedesca scenderà dagli 81,3 milioni del 2013 a 70,8 nel 2060. Diversa è la situazione nel Regno Unito dove c’è forte crescita demografica. Nello stesso intervallo di tempo, la popolazione britannica passerà da 64,1 a 80,1 milioni. Ciò significa che nel 2060 il Regno Unito rimpiazzerà la Germania quale nazione più popolosa dell’Ue. Naturalmente l’alto tasso di crescita demografica britannico è legato all’alta percentuale di emigrati rispetto alla Germania. Sempre secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2060 la percentuale degli emigrati arrivati in Germania dopo il 2013 sarà pari al 9 per cento della popolazione contro il 14 per cento della Gran Bretagna.

Se il Regno Unito voterà no al brexit il peso di questa nazione in termini politici aumenterà, ad esempio, ci saranno più parlamentari inglesi che tedeschi. Il Regno Unito avrà anche il più alto numero di euro-burocrati. In altre parole il primato attuale della Germania scomparirà.

Ed ecco l’ultima grande contraddizione dell’Unione Europea. Demograficamente il vecchio continente è a pelle di leopardo e nonostante la forza lavoro si possa spostare facilmente da una nazione all’altra, chi se lo può permettere rimane a casa propria. Nonostante la crisi economica abbia prodotto grandi migrazioni interne dai paesi meno ricchi a quelli più agiati, siamo lontani dall’equilibrio demografico. Solo l’ingresso di 55 milioni di immigrati entro il 2060, poco meno della popolazione britannica attuale, diretti verso nazioni come la Germania, ci farà evitare la stagnazione economica.

Saranno contenti i mercanti di uomini del Medio Oriente, ai prezzi attuali intascheranno centinaia e centinaia di miliardi di euro.

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