L’Italia del tennis tira un sospiro di sollievo. La nazionale di Coppa Davis batte 3-1 la Russia nel playoff e resta nel World Group, l’elite mondiale della racchetta. Ancora una volta è Fabio Fognini a conquistare il punto decisivo contro il numero uno russo Gabashvili, e permette agli azzurri di evitare l’inferno della Serie B. Ma il risultato è comunque deludente, per una stagione che avrebbe dovuto sancire l’affermazione dell’Italia ad alto livello internazionale, e invece si è conclusa in un palasport di una città siberiana, contro una nazionale modesta, a centinaia di chilometri di distanza dal tennis che conta.

È curioso che lo spareggio salvezza – che a un certo punto (in particolare nel terzo set del doppio) ha rischiato anche di assumere toni sportivamente drammatici – si sia giocato proprio nella settimana del trionfo delle azzurre agli Us Open 2015, con la finale tutta italiana tra Roberta Vinci e Flavia Pennetta poi campionessa. Ma i successi del tennis italiano, negli ultimi anni, sono sempre stati al femminile. E infatti qualche giorno dopo, dall’altra parte del mondo, i maschi si sono ritrovati ad affrontare il playoff per evitare la retrocessione. Poca paura, perché la Russia è una nobile decaduta della racchetta: i tempi dei vari Kafelnikov, Safin o anche solo Davydenko sono passati. Oggi il miglior singolarista è Teymuraz Gabashvili, uno che occupa la 58esima posizione nel ranking mondiale. E come secondo schierano Andrey Rublev, promettente ragazzino classe ’97 che ha giocato appena qualche partita nel circuito Atp.

Era difficile perdere, insomma. L’Italia ci ha anche provato, partendo malissimo col pesante 0-3 subito da Bolelli contro Gabashvili (vista anche l’indisponibilità di Seppi, fermato da una borsite). Poi ci ha pensato Fabio Fognini a rimettere a posto le cose: secco 3-0 a Rublev nel secondo singolare di venerdì, vittoria in coppia con Bolelli nel doppio (3-1, alla fine il punto più tirato e decisivo: nel terzo set gli azzurri sono stati bravi ad annullare un set point a Kravchuk-Donskoi, per poi chiudere al tie-break del quarto); infine altro 3-0 a Gabashvili domenica mattina, per evitare brutte sorprese nell’ultimo singolare.

La vittoria nel weekend di Irkutsk, però, non cancella la sconfitta cocente al primo turno contro il Kazakistan che ci aveva spedito in Siberia. Dopo due stagioni positive, dopo l’exploit del 2014 con la semifinale raggiunta a distanza di 16 anni dall’ultima volta, gli azzurri sono tornati a rivedere lo spettro della Serie B. L’inferno in cui la nazionale ha trascorso i primi dieci degli Anni Duemila, e da cui pensava di essere uscita definitivamente. A marzo il 2-3 incassato ad Astana, con l’incredibile epilogo del tonfo di Fognini contro il carneade Nedovyesov (numero 115 al mondo), ci ha ricacciato indietro nel tempo. Per fortuna in Russia l’Italia non ha tremato. E ancora una volta Fabio Fognini ha dimostrato, con tutti i suoi limiti, di essere il volto e il braccio di questa squadra.

Negli ultimi due anni, contro Russia, Gran Bretagna e Argentina, l’Italia ha vinto soltanto quando il ligure ha portato a casa tre punti su tre nei suoi incontri. Bolelli è diventato un’ottima spalla nel doppio, è ritornato su buoni livelli in singolare ma con la nazionale non vince un match individuale vero dal 2010. Anche Seppi, che pure sarebbe il migliore nel ranking (numero 25, Fognini 28) , in azzurro è stato spesso discontinuo. Per il momento l’Italia si aggrappa a Fabio e si salva. Per il futuro si vedrà.

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