Il rapporto sull’economia del Mezzogiorno pubblicato da Svimez a fine luglio scorso fotografa un Sud Italia in recessione cronica, con una performance complessiva che tra il 2011 e il 2014 registra risultati peggiori della Grecia. A impoverirsi non sono solo industria e agricoltura ma anche il capitale umano: la percezione che i giovani hanno dello studio, della formazione avanzata, dell’iniziativa imprenditoriale è racchiusa in una parola: inutilità.

Non fa eccezione la Sicilia: i numeri dicono che sia la regione italiana con il più alto rischio di povertà. Sembra impossibile che una terra così ricca – 7 siti Unesco cui si aggiungono 4 inerenti il patrimonio immateriale siciliano, 4 parchi regionali, 4 aree marine protette e quasi 80 tra riserve regionali e altre aree tutelate, oltre 20 prodotti Dop e Igp – sia condannata a un permanente sottosviluppo. Sembra impossibile che non si riesca a fare di cultura e turismo leve per il cambiamento.

E l’innovazione digitale? Può incoraggiare un’inversione di tendenza necessaria?

Ne parleremo noi di Nomadi Digitali il prossimo 22 settembre a Marsala (Tp), presso il Convento del Carmine, in un incontro nell’ambito della Giornata della Cooperazione Europea, insieme a tante altre piccole, dinamiche e innovative realtà imprenditoriali che stanno provando a dare un nuovo volto alla Sicilia.

Turismo sostenibile, nuovi servizi e professioni legate ai beni culturali e ambientali, innovazione sociale, consumo critico, green economy: ci piace pensare che ripartire da qui, un pezzetto per volta, sia possibile. E ancora di più siamo convinti che i nuovi stili di vita e di lavoro nati col Web e legati alla sharing economy, o economia della condivisione, possano dare un contributo importante.

Vivere e lavorare ovunque grazie a Internet, è la filosofia di vita e di lavoro che sta alla base del nomadismo digitale: non più la proprietà di beni e di servizi ma l’accesso garantito a essi, la condivisione di spazi dove vivere (co-living), dove lavorare (co-working), dove incontrarsi, contaminarsi e far nascere start up innovative o piccoli business sostenibili, riducendo i consumi e aumentando la qualità della vita.

La collaborazione e la condivisione di conoscenze, spazi, idee, tempo, capacità, beni e servizi non solo come ‘risposta resiliente’ alla crisi economica ma come opportunità per ridisegnare l’economia di un territorio, anche partendo da una piccola parte di esso.

Pensiamo ai Workation Camp – dall’unione di work e vacation – nati per offrire un’esperienza di lavoro in remoto (e spesso in team) del tutto nuova, che si fonde con servizi di accoglienza e ospitalità e con l’organizzazione di attività ludiche, culturali, sportive, per il tempo libero.

Workation Camp stanno nascendo nei posti più belli del mondo, luoghi dove la componente ambientale e naturalistica non è un dettaglio trascurabile. E se a questo aggiungessimo un clima favorevole tutto l’anno, i siti patrimonio dell’Umanità, una gastronomia unica e un’accoglienza che ha pochi uguali?

Una strada percorribile per la tanto agognata ‘destagionalizzazione del turismo’, per usare un termine caro all’economia del settore, e per la creazione di flussi turistici di nicchia, sostenibili e alternativi a quello di massa dei mesi estivi.

Spingiamo oltre il ragionamento. L’aumento esponenziale di persone che utilizzano le nuove tecnologie per lavorare in remoto (come contractor, freelancer, imprenditori, startupper) è innegabile: sono professionisti della Rete che lavorano spostandosi per il mondo alla continua ricerca di luoghi con una buona qualità della vita, dove trascorrere dei periodi di tempo più o meno lunghi.
Offerta culturale, tradizioni locali, qualità del cibo, clima favorevole, basso costo della vita, insieme a ottime connessioni alla Rete, influiscono sulla scelta di un luogo rispetto a un altro e la Sicilia non ne è certo priva, anzi.

L’ormai ‘classico’ ufficio condiviso (coworking tradizionale) non è più sufficente, occorre offrire ai nomad worker una nuova tipologia di servizi a 360°. Oltre a uno spazio di lavoro con Internet veloce, occorre dunque offrire anche alloggi e di ospitalità low cost, servizi ad hoc, attività per il tempo libero, eventi per socializzare, fare braistorming, condividere idee. E anche la possibilità di trovare nuove opportunità di lavoro o professionisti locali che possono supportare il loro lavoro.

In questa direzione si sta muovendo con successo The Hub Impact Siracusa, che oltre a spazi di lavoro attrezzati e alloggi, offre un’esperienza ‘mediterranea’ a tutto tondo con eventi, seminari, incontri.

Non solo: le nuove professioni legate al Web, soprattutto il lavoro freelance e la micro imprenditoria online, non solo possono ‘arrivare da fuori’ con nomad worker provenienti dall’Europa e dal mondo, ma essere sviluppate ‘da dentro’, aprendo nuove possibilità soprattutto a chi ha competenze e conoscenze ma non trova sbocchi nel lavoro tradizionale o non ha capitali da investire. E anche aprirle a quel capitale umano femminile che nelle aree più svantaggiate del nostro Paese è quasi completamente tagliato fuori dal mondo del lavoro, quando non svilito.

Lavorare in remoto, declinato “in rosa”, può in parte colmare la cronica mancanza (su scala nazionale) di politiche per la conciliazione, che penalizza le donne.

Rischio di bassa produttività? Gli ultimi dati di una ricerca pubblicati da Social Media Today (all’estero il lavoro in remoto è una realtà ormai consolidata) suggeriscono il contrario: quasi l’80% dei lavoratori in remoto afferma di essere più produttivo, il 30% più efficiente e, per una percentuale di poco inferiore, disposto a lavorare per più ore, quasi la metà dichiara di dormire meglio e il 35% riesce a fare più esercizio fisico. Non ultimo, il 30% dichiara di avere risparmiato circa $ 5.000.

Su quest’ultimo aspetto, anche le aziende italiane dovrebbero soffermarsi: aprire alla possibilità di lavorare in remoto (laddove le mansioni lo consentono) significherebbe un risparmio sui costi fissi e la possibilità di evitare riduzioni di personale, a vantaggio della competitività.

Sul piano delle ricadute complessive per un territorio, incoraggiare il lavoro in remoto significa andare verso un’economia sostenibile, più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva (obiettivo che la Comunità Europea si è data per il 2020).

Per il Sud è un’utopia in una ancor più grande utopia su scala nazionale? Può darsi, ma chi ne ha, suggerisca le alternative.

di Marta Coccoluto