Un’assemblea sindacale interna, i cancelli che rimangono chiusi, e il presidente del consiglio che attacca frontalmente i sindacati. A Roma l’ultima protesta dei lavoratori ha scatenato enormi polemiche. Ed è finita direttamente sul tavolo del consiglio dei ministri odierno. Perché a rimanere chiuso fino alle ore 11 e 30 per assemblea sindacale non è stato uno qualunque degli uffici comunali. I cancelli sbarrati sono, invece, quelli del Colosseo, del Foro Romano e Palatino, delle Terme di Diocleziano e di Ostia Antica: in pratica i gioielli della capitale, visitati ogni giorno da migliaia di turisti, inaccessibili stamattina fino alle 11 e 30. La reazione è arrivata poche ore dopo, quando il Cdm ha varato questo pomeriggio un decreto legge per aggiungere all’elenco dei servizi pubblici essenziali anche l’apertura dei musei e monumenti.

“Non facciamo nessuna attentato al diritto di sciopero, ma per come è fatta l’Italia diciamo che i servizi museali stanno dentro gli esercizi pubblici essenziali” , ha detto il premier Matteo Renzi alla fine del consiglio dei ministri. “Abbiamo pieno rispetto – ha aggiunto – dei diritti sindacali ma non è pensabile che l’Italia che riparte non sia in condizione di accogliere con un abbraccio i turisti che vengono da lontano non sanno che cosa è un’assemblea a Pompei ed forse è meglio che non lo sappiano. Non è un diritto in meno ai sindacati ma un diritto in più agli italiani e stranieri”.   “Le regole del decreto varranno per tutti i musei ed i luoghi di cultura, senza fare distinzione tra statali, comunali, pubblici e privati”, ha chiarito il ministro Dario Franceschini. Nel pomeriggio, invece Renzi aveva messo nel mirino i sindacati con un tweet: “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge”.

Franceschini: “Misura colma” Già in mattinata il ministro dei Beni Culturali era intervenuto, sempre sui social network,  anticipando il decreto legge“Assemblea al Colosseo e turisti fuori in fila. La misura è colma: oggi in Consiglio ministri proposta Musei come servizi pubblici essenziali“. Al ministro però replica direttamente Claudio Meloni, coordinatore nazionale per la Cgil del Mibact, che fa notare come l’assemblea fosse stata autorizzata con largo anticipo. Non è possibile che il ministro Franceschini non fosse a conoscenza del fatto che questa mattina le assemblee avrebbero potuto comportare il rischio di aperture ritardate. A Roma l’assemblea è stata chiesta regolarmente l’11 di settembre e regolarmente autorizzata dal soprintendente con largo anticipo. Vorrei inoltre ricordare al ministro che i beni culturali già stanno nella legge che regolamenta i servizi pubblici essenziali”.

Camusso: “Assemblea sindacale è democrazia” E per replicare alle parole di Franceschini, è intervenuta anche Susanna Camusso. “E’ uno strano Paese quello in cui un’assemblea sindacale non si può fare”, è il commento del segretario generale della Cgil. “Capisco – ha aggiunto – fare attenzione in periodi di particolare presenza turistica, ma se ogni volta che si fa un’assemblea si dice che non si può, si dica chiaramente che non ci possono essere strumenti di democrazia“. L’assemblea si è conclusa come previsto alle ore 11 e i siti archeologici hanno riaperto mezz’ora dopo. Lo sciopero era stato annunciato in una nota della soprintendenza, ma turisti e guide si sono lamentati della mancata comunicazione. C’era un cartello all’ingresso del Colosseo, ma nessuno era stato informato della chiusura. “Ah, è chiuso? Ma non c’è nessun avviso se non dentro, praticamente”, si lamentava una signora all’entrata. Un gruppo di turisti inglesi, invece, ha comprato ieri il biglietto su internet per saltare la fila: “Potevano scriverlo almeno lì, ci saremmo organizzati”. Non sapevano niente le guide turistiche, e nemmeno le forze dell’ordine, dicono. E perfino il cartello in inglese sulla chiusura è sbagliato: “From 8.30 am to 11 pm”, cioè le 23.


Marino: “Schiaffo al Paese”. Soprintendenza: “Abbiamo comunicato ieri dello sciopero”

“La chiusura del Colosseo è uno schiaffo ai tanti cittadini e turisti che volevano visitare il sito più importante e amato d’Italia, è uno sfregio per il nostro paese. Lo abbiamo liberato dalle auto e dai camion bar ora liberiamolo dai ricatti”, ha commentato il sindaco Ignazio Marino in un video pubblicato sul suo profilo facebook. “Purtroppo non esiste una rete per informare i turisti, ma ieri abbiamo comunicato alla stampa che ci sarebbe stata l’assemblea e la notizia è riportata dai principali quotidiani di oggi. Inoltre gli avvisi sono stati messi sui monumenti e ne abbiamo dato anche uno vocale multilingue al Colosseo spiegando che resterà chiuso fino alle 11,30″, si difende Francesco Prosperetti, il soprintendente al Colosseo, al Museo Nazionale Romano e all’Area Archeologica di Roma. “Non si è trattato di chiusure ma di aperture ritardate“, precisano sempre dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica.

Assemblee anche a Palazzo Pitti a Firenze
“Le assemblee sindacali di questa mattina non si sono svolte solo a Roma, ma in diverse parti di Italia, a Firenze per esempio hanno ritardato l’apertura tutti i musei di Palazzo Pitti. I problemi sono di livello nazionale”, spiega il coordinatore nazionale della Uil beni culturali Enzo Feliciani. Nel capoluogo toscano anche 5 musei e il Giardino di Boboli di Palazzo Pitti hanno ritardato l’apertura, ma da quanto appreso da fonti della Soprintendenza non si sono verificati particolari disagi per i visitatori . L’apertura è stata “ritardata” di circa un’ora e mezzo per Galleria Palatina e Museo degli Argenti, regolarmente aperte le Gallerie di Arte moderna e quella del Costume, oltre a Boboli e Museo delle Porcellane. Nel pomeriggio è prevista un’altra assemblea per il personale del turno pomeridiano, dalle 17.30 alle 19, che potrebbe causare una chiusura anticipata rispetto a quella consueta delle 18.50.

A Roma, invece, le rappresentanze sindacali unitarie della Ss-Col avevano annunciato in una nota la protesta per “discutere della gravissima situazione in cui si trovano i lavoratori di questo ministero”. In particolare, tra le denunce, il “mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie”, come il primo maggio, dei luoghi della cultura. “Si tratta di attività già svolte dai lavoratori, attività che hanno dato la possibilità al nostro ministro, negli ultimi 11 mesi, di rivendicare i successi delle iniziative su tutti gli organi di stampa – si legge nel comunicato – Restituiamo voce e dignità a quei lavoratori pubblici che quotidianamente curano, tutelano e custodiscono un patrimonio tra i più grandi al mondo permettendone la pubblica fruizione”.

Sacconi: “Approvare legge sullo sciopero”
L’intenzione di Franceschini, che ha annunciato di puntare ad una legge speciale per i musei, è condivisa anche dagli assessori capitolini.  “E’ arrivato il momento per tutti, cittadini, operatori del settore e sindacati di capire che è finito il tempo dei dispetti e che Roma per essere una grande capitale ha bisogno di un impegno comune, non di azioni strumentali che danneggiano la città e i fruitori dei nostri beni culturali e di altri servizi pubblici. Se non matura questa consapevolezza, sarà necessaria una legislazione ad hoc sui siti di interesse culturale che, ribadisco, sono un servizio pubblico”, dice il senatore del Pd Stefano Esposito, assessore ai Trasporti del Comune di Roma. “Ora fare legge su sciopero e diritti sindacali per proteggere utenti beni pubblici”, scrive invece scrive su twitter Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato. Proposta condivisa dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Approviamo subito legge Sacconi su regolazione #sciopero a tutela utenti beni pubblici. Ieri è iniziato iter al Senato”.


Montanari: “Vere colpe sono della politica”
“Benissimo dichiarare la cultura un servizio essenziale. Ma bisogna sapere che un simile provvedimento metterebbe ipso facto sul banco degli imputati non i sindacati, ma il governo e il ministro in carica”, è invece il commento dello storico dell’arte Tomaso Montanari. L’accesso alla cultura, sottolinea, “è davvero un servizio pubblico essenziale. Ma non è negato dalle assemblee sindacali è negato dalla politica suicida ed eversiva dei governi della Repubblica che hanno indiscriminatamente tagliato i fondi (Berlusconi li dimezzò nel 2008, e dopo nessuno ha mai rimediato) e il personale (proprio Franceschini e Renzi hanno appena ridotto di un terzo le piante organiche del Mibact). D’altra parte, l’assemblea sindacale verte proprio su questo: con gli organici ridotti così, non si riesce più ad andare avanti”.[/brightcove]

Confcommercio: “Roma non è città per turisti”
Dopo i cancelli di Pompei chiusi quest’estate, stavolta tocca a Roma: i turisti trovano gli accessi al Colosseo, al Foro Romano e ad altri siti archeologici simbolo della Capitale sbarrati causa assemblea sindacale. L’ennesima prova di autolesionismo, l’ennesimo esempio di sindacalismo spinto all’eccesso e un danno di immagine di cui non si sentiva proprio il bisogno, tanto più con il Giubileo alle porte”, ha detto la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria.

Il riferimento è per i fatti del 24 luglio scorso, quando un’assemblea sindacale aveva fatto chiudere gli scavi di Pompei. Solo che, anche in quell’occasione, tour operator e agenzie non erano state avvisate: turisti e visitatori sono dunque rimasti fuori dagli scavi.“È un danno incalcolabile che rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ultimo anno che hanno rilanciato l’immagine di Pompei nel mondo”, era stato in quell’occasione lo sfogo di Franceschini.

La chiusura dei principali siti archeologici di Roma, però, ha scatenato polemica a catena. A cominciare proprio dagli operatori che lavorano nel settore. “Qui la situazione è tragica sempre”, dice una guida turistica che segue un gruppo di visitatori al Colosseo. “I turisti sono rassegnati ma scandalizzati – prosegue – ci dicono che è scandaloso, che non funziona così in nessun luogo del mondo, che non capiscono, che noi li abbiamo presi in giro facendogli acquistare un biglietto prima. Non esiste al mondo che devi fare più fila quando hai già un biglietto che hai già pagato e prenotato”. “Non è la prima volta che, per motivi sindacali, nei siti archeologici di maggior richiamo del nostro paese come Colosseo e Fori, si fanno trovare le porte chiuse senza preavviso a code di visitatori provenienti da tutto il mondo per conoscere l’Italia. Ci vuole un codice che rispetti di più i nostri turisti”, commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. Dello stesso tenore il commento di  Rosario Cerra, presidente di Confcommercio Lazio. “La cosa che più mi preoccupa è che continuiamo a dare un’immagine di Roma sempre più negativa, non si può più andare avanti in questo modo: è l’ennesima dimostrazione che questa non è una città amichevole per i turisti e cioè non è una città a misura di turisti“.