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Si avvicina il Gp di Singapore e, dopo quanto visto a Spa con l’esplosione delle gomme di Rosberg e Vettel e a Monza, il caso della pressione di gonfiaggio troppo bassa sulla vettura di Hamilton (ma anche di Rosberg ritirato), la Pirelli, secondo alcune fonti, avrebbe indicato delle pressioni di gonfiaggio delle gomme più elevate rispetto a quelle delle passate stagioni.

Tutti episodi che hanno fatto parlare molto gli appassionati ma anche gli addetti ai lavori in questi ultimi tempi. Sappiamo, infatti, che i team ed i piloti prediligono utilizzare delle pressioni di gonfiaggio dei pneumatici tendenzialmente più basse rispetto a quelle che potrebbero sembrare delle pressioni ottimali. Questo viene fatto per aumentare la superficie di contatto della gomma con l’asfalto e quindi incrementare il grip che ogni gomma può fornire alla vettura. Più una gomma è sgonfia e più questa poggia a terra un’impronta più ampia, mentre al contrario, più sarà gonfia e sempre meno sarà l’area totale di appoggio.

Bisogna, certamente rimanere sempre all’interno di certi limiti, altrimenti si rischierebbero altri problemi che potrebbero peggiorare l’aderenza sull’asfalto della vettura, limiti che, a quanto pare però, la Pirelli ha deciso di innalzare la pressione minima consentita per mettersi probabilmente a riparo da rotture e forature che potrebbero essere innescate con l’aiuto di concause esterne. Si passerà quindi a 17psi di gonfiaggio sull’asse posteriore a Singapore quando lo scorso anno era consentita un utilizzo di 16psi. Incremento di pressione d’utilizzo che sarà imposto anche in Giappone con delle pressioni che saliranno a 20,5psi al posteriore e 21,5psi all’anteriore (incremento sempre di 1-2psi rispetto al minimo consentito 2014).

Il tutto, sappiamo, essere fatto per garantire ovviamente la sicurezza ai piloti in pista ma allo stesso tempo le critiche maggiori ricadono spesso sul costruttore italiano che, va detto, è stato pressato anche dalla Fia e dalla Fom a costruire gomme e mescole particolarmente soggette ad usura e degrado. All’epoca della Bridgestone in Formula 1 non venivano fatte pressioni al costruttore di pneumatici (anche in quel caso in regime di monomarca) e questo produceva delle gomme che potevano in alcuni casi durare anche per un Gp e non mancarono le critiche nei confronti di una Formula che secondo alcuni perdeva di spettacolarità. Oggi si chiede invece al costruttore di fornire gomme diverse, che non durino un Gp, e d’altronde poi si devono fare anche i conti con alcuni rovesci della medaglia che andavano messi in conto.

Ma alla fine allo spettatore poco importerà della pressione di gonfiaggio delle gomme, magari invece quel che sarà più importante sarà rispettare alcune limiti e parametri imposti. Se si crea una regola o un limite questo non deve essere superato, giusto o sbagliato che sia… anche se spesso in Formula 1 non è sempre proprio così e la Mercedes lo insegna.