E il decimo giorno arrivò finalmente il Film, quello che ti porterai dietro per ore, per giorni, per anni. Quello che può farti rimettere in discussione gli equilibri delle tue passioni cinematografiche accumulate negli anni.

D’altra parte Anna, la protagonista di Per amor vostro di Giuseppe Gaudino, ad un certo punto te lo dice pure chiaramente: “Io non voglio più l’equilibrio”. E allora tu decidi, per certi versi costretto da Gaudino, di abbandonare il tuo di equilibrio e ti lasci andare a quello che vedi, all’incantevole efficace inesorabile bianco e nero squarciato da momenti colorati, al dramma magari già visto di una famiglia marchiata dalla criminalità di seconda tacca che gioca a tratti con il musical, alla storia d’amore che sai non poter essere vera fino in fondo, alla battaglia di una madre che cerca di proteggere i suoi figli. E poi ti abbandoni alla visione di Valeria Golino, di un corpo, di un viso, degli occhi, della pelle, con la macchina da presa che sembra volerle entrare dentro facendoci vedere il suo respiro, ascoltare le sue imperfezioni, provare le sue emozioni. Valeria Golino in questo film ancora una volta dimostra di essere un’attrice gigantesca.

Per amor vostro è l’incontro magico a tratti indecifrabile ma sempre emozionante tra un grandissimo regista e una grandissima attrice, tra altri grandi interpreti tra cui spiccano soprattutto Massimiliano Gallo e Salvatore Cantalupo e una bella storia, accompagnati da fotografia montaggio scenografia costumi suono musica perfetti. E poi c’è una produzione ricca di nomi importanti, diversi per la loro storia, che questo film ha messo insieme, da Viola Prestieri e Riccardo Scamarcio alla sempre più solida realtà del nostro cinema Gaetano Di Vaio, da Gianluca Curti a Dario Formisano. Ecco, non lo noteranno in molti perché lui non ama troppo apparire, ma Dario Formisano è anche l’artefice di un altro film importante, che praticamente passa alla Mostra, qualche ora prima di quello di Gaudino, a chiudere la Settimana della Critica: Bagnoli jungle di Antonio Capuano. Un film essenziale, potente, poetico, disperato su una Bagnoli alla deriva solo apparente, perché vivi sono le persone che la popolano, che allargano lo sguardo un po’ più in là, verso il mare, verso una città raccontata in maniera nuova nei due film, che forse non è un caso che abbia illuminato l’ultimo giorno della Mostra con le sue ombre ma anche con i suoi sorrisi vivaci e mai sconfitti.