In Italia il loro matrimonio non può essere riconosciuto dalla legge, ma la Questura di Parma ha concesso a due coniugi gay sposati in Argentina il permesso di soggiorno “per motivi familiari”, riconoscendo il loro status di famiglia. La storia a lieto fine è quella di Pablo Damian Torlaschi e Ruben Horacio Quiroga, 32 e 37 anni, che nella città ducale, grazie all’interesse del Comune di Parma e delle associazioni che difendono i diritti degli omosessuali, hanno ottenuto di vivere entrambi in Italia proprio grazie al fatto di essere considerati a tutti gli effetti un nucleo familiare. “Una famiglia non può essere fermata dalla burocrazia” ha raccontato la coppia alla stampa insieme al sindaco Federico Pizzarotti e ai suoi assessori che hanno seguito il caso.

video di David Marceddu

I due, provenienti da Buenos Aires e sposati da un anno nel loro paese natale, dove il matrimonio gay è riconosciuto, abitano nel centro emiliano da circa dieci mesi. Uno di loro aveva già la cittadinanza italiana e in due mesi dalla richiesta è riuscito a ottenere per il marito il permesso di soggiorno per “motivi familiari”. A rilasciarlo è stata la Questura, che non ha mosso obiezioni alla domanda di ricongiungimento e nel giro di poco tempo ha dato il via libera.

Così Pablo e Ruben, che hanno intenzione di rimanere in Italia, hanno deciso di raccontare la propria storia affinché possa essere d’esempio per altre persone nella loro situazione. Casi come il loro infatti non sono isolati, ma non sempre sono privi di ostacoli. Recentemente a Reggio Emilia la stessa decisione è dovuta prima passare dal Tribunale e a Bologna la Questura aveva rifiutato il permesso, per poi concederlo in un secondo momento. E in tutto questo, la questione delle trascrizioni dei matrimoni gay in Italia è ancora nel caos, tra ricorsi e provocazioni da parte delle varie amministrazioni.

“Sapevamo che in Italia il nostro matrimonio non sarebbe stato riconosciuto, ma questo non ci ha fermati. Quando parliamo con la gente di questa città, nessuno si scandalizza del fatto che siamo sposati – ha raccontato la coppia – Le persone sono aperte, anche se sappiamo che la legge non è così. Quello che ci è capitato è una bella notizia, per noi è stata una sorpresa che non ci aspettavamo. Vogliamo che si sappia, per aiutare anche la gente che sta nascosta, perché si parla di una famiglia, è una cosa bella”.

A seguire il caso dei due ragazzi è stato il Comune di Parma, che con i Cinque Stelle ha iniziato un percorso per il riconoscimento dei diritti civili che ha portato per esempio al registro delle unioni civili, e che per la coppia argentina ha inoltrato la richiesta alla Questura attraverso l’assessorato alle Pari opportunità e al Welfare. “Per noi è importante raccontare questa storia perché è arrivato il momento di parlare di questi temi a livello nazionale in modo concreto e non solo con battaglie di principio – ha commentato il sindaco Pizzarotti – Nel nostro Paese non c’è solo un problema di legge, ma di resistenza al cambiamento, come è accaduto in passato per argomenti come l’aborto e il divorzio. Però non si può bloccare una famiglia per un retaggio culturale”.