“Chiunque arrivi in Ungheria, cerca di andarsene. In questi giorni, anche i profughi che stavano nei centri sono scappati”. In nove mesi è stato il destino di almeno 150mila persone (siriani, iracheni e afghani soprattutto), secondo le stime dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Cinquantamila solo ad agosto. A raccontarlo è Camille Tournebize di Migszol (Migrant Solidarity Group Hungary), un piccolo gruppo di attivisti che da tre anni raccoglie materiale di denuncia sulle condizioni in cui vivono i profughi nel Paese di Viktor Orbàn.

In Ungheria l’ingresso irregolare nel Paese è tornato ad essere un reato penale dal luglio del 2013, dopo una sospensione per sei mesi a seguito delle denunce della Corte europea per i diritti dell’uomo e dell’Unhcr. La legge è stata inasprita ad agosto 2015 e ira prevede fino a 3 anni di carcere. Il reato si sconta per sei mesi in specifici centri di detenzione: Debrecen, Békéscsaba e Nyirbátor. Dal 4 settembre il Parlamento ha inasprito la norma per gli irregolari, introducendo nel Codice penale un reato anche per chi danneggia le recinzioni ai confini. Così chi arriva illegalmente e viene fermato dalla polizia è costretto a fare richiesta d’asilo, per evitare la cella. Si finisce allora nei cosiddetti “open camps”, centri d’accoglienza da cui regolarmente si scappa. Solo che a quel punto è sicuro che le autorità ungheresi abbiano preso ai profughi le impronte digitali. E per il Regolamento di Dublino, la tanto contestata bibbia dell’accoglienza in Europa, è il Paese d’arrivo quello a cui spetta l’accoglienza. E così il richiedente asilo che è riuscito a passare il confine con Austria o Germania, le due mete principali di chi transita da Budapest, deve ritornare indietro di una casella come in un perverso gioco dell’oca: è ormai inserito nel sistema Eurodac, il database delle impronte digitali degli immigrati irregolari d’Europa. Questo è quanto accade normalmente e che rischia di accadere di nuovo a tutti coloro che hanno la sfortuna di aver raggiunto Budapest solo ora, a emergenza quasi conclusa. Paradossi delle crisi umanitarie. “La situazione è ancora molto confusa – ammette Torunebize -. Cambia tutto talmente velocemente che è difficile fare previsioni su ciò che possa accadere nei prossimi giorni”.

Non ci sono numeri precisi di quanti siano i potenziali richiedenti asilo in Ungheria in questo momento. “In media negli ultimi giorni ci sono stati 3mila nuovi ingressi al giorno“, aggiunge l’attivista. Per la prima volta, il 4 settembre, il governo ha organizzato pullman per portare via chi da giorni si era fermato alla stazione di Keleti, a Budapest, e i 1.200 che dalla capitale avevano cominciato la marcia verso il confine occidentale. Così è iniziata la pressione sui confini con Austria e Germania, spiega Tournebize. E ci sono le 150 auto che hanno raggiunto da Vienna il confine con l’Ungheria per recuperare i profughi: “Difficile capire se lasceranno passare i migranti”, commenta l’attivista di Migszol. Dopo la crisi alla stazione di Keleti, il governo ha ricominciato a favorirne la fuga dai centri. “Ovviamente non in via ufficiale”, specifica Tournebize. Il governo Orbàn ha sempre affermato di comportarsi come previsto dal Trattato di Schengen e dal Regolamento di Dublino: non passa l’extracomunitario. Per evitare che i profughi dalla Serbia valichino la frontiera meridionale dell’Ungheria, oltre alla realizzazione del muro, Orbàn, parlando con l’agenzia di stampa Reuters, ha ipotizzato anche di schierare dei militari al confine Sud. E ha aggiunto: “Non sono 150mila profughi e migranti che qualcuno vuole dividere secondo le quote, non sono 500mila, una cifra che sentito a Bruxelles, sono milioni, poi decine di milioni, perché il rifornimento di immigrati non ha fine”.

Il sistema d’asilo in Ungheria è pressoché inesistente. I cinque campi profughi in tutto contano 1.447 posti. Un nulla rispetto alle necessità. I richiedenti asilo residenti in Ungheria (dati Unhcr del dicembre 2014) erano 15.684 e 2.867 i rifugiati. Eppure la stima dei transiti dal Paese nel 2014 era di 40mila persone almeno. “Ogni anno, la media di richiedenti che ottiene l’asilo si aggira tra i 400-500”, aggiunge Torunebize. Si fa di tutto purché un profugo non si fermi a Budapest. Aiutare ad attraversare il confine, però, può costare caro a un cittadino ungherese: “Essere in auto con un migrante ed essere diretto alla frontiera è considerato immediatamente favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La pena per chi commette questo reato può arrivare fino a tre anni di carcere”, spiega l’attivista di Migszol. Per questo l’associazione non aiuta direttamente i profughi ma piuttosto raccoglie materiale da presentare alla Corte europea dei diritti dell’uomo affinché siano impediti i respingimenti in Ungheria. Come già successo nei primi mesi del 2013.