Se avessero optato per l’uscita di un unico disco che raccogliesse i migliori brani di Endkadenz Vol. 1 e Vol. 2, anziché per la suddivisione in due parti separate, probabilmente si parlerebbe del nuovo lavoro dei Verdena come di un “discone”. Ma le esigenze (soprattutto di marketing) e le tempistiche, hanno fatto in modo che andasse in tutt’altra maniera. E infatti, nel gennaio scorso è uscito il primo volume di Endkadenz, a cui è seguito un tour che si concluderà tra pochi giorni, mentre il 28 agosto scorso è stato presentato Endkadenz Vol. 2 a cui seguirà un nuovo tour che partirà verso la fine di ottobre. Per l’occasione abbiamo intervistato la bassista Roberta Sammarelli fondatrice della band bergamasca assieme ai fratelli Alberto e Luca Ferrari.

Roberta com’è il tuo rapporto con i Fratelli Ferrari?
Sono cresciuta insieme ad Alberto e Luca, è sempre stata così la mia vita, quindi da parte mia non è difficile, è una cosa naturale. Idem per loro che sono fratelli.

Cos’è che rende i Verdena una delle band più longeve della musica italiana?
Quello che ci fa ad andare avanti, oltre alla passione che abbiamo come fosse il primo giorno, direi la tolleranza tra di noi.

Parliamo di Endkadenz: quali sono le principali differenze tra il volume 1 e il volume 2?
A dir la verità non ci sono grosse differenze perché è stato lavorato tutto assieme, i brani sono scaturiti da un’unica session durata tre anni tra composizione e registrazione. Mentre la suddivisione tra i due volumi è arrivata solo nelle ultime due ultime settimane e la scaletta è stata fatta solo alla fine e in maniera casuale. Quindi per noi non c’è una differenza sostanziale, anche se ci dicono che il volume due è diverso rispetto al primo.

Alberto mi aveva detto che il volume due sarebbe uscito a maggio. Come mai avete rimandato di qualche mese? Mi chiedevo se nel frattempo avete rimesso mano alle canzoni.
No, no, assolutamente. Entrambi i volumi erano stati chiusi nel novembre dell’anno scorso. La nostra casa discografica ha deciso di fare le cose con più calma e da un certo punto di vista anche a noi è servito, perché a maggio non eravamo abbastanza pronti per preparare due tour diversi. Così, invece, abbiamo la possibilità di farci un mesetto di prove ed essere pronti per ottobre quando partirà il tour del volume due.

La copertina identica per entrambi i volumi, cambiano solo i colori, ricorda i Guns ‘n’ Roses di Use your illusion. Come mai non avete optato per fare uscire un album doppio?
È sempre una decisione della nostra casa discografica, che ci ha fatto notare che dopo aver fatto uscire un album doppio come Wow, sarebbe stato pretenzioso. Però il problema fondamentale era che questo disco doppio sarebbe durato un’ora e venti, e ci hanno detto che per i tempi storici in cui viviamo è inaccettabile. ‘È impensabile uscire con un disco così lungo, la gente non l’ascolta, non lo capisce’, così ci hanno proposto di dividerlo in due e questa ci è sembrata una buona idea perché effettivamente così si lascia il tempo a chi l’ascolta di digerirlo pian piano.

Qual è stata finora la risposta del vostro pubblico?
Dal mio punto di vista il nostro pubblico è contento di questa scelta, perché così ha la possibilità di vederci più volte e in versioni diverse. Il tour finora era incentrato sul volume uno, da ottobre invece si concentrerà sulla seconda parte. Abbiamo sempre cambiato scaletta però, offrendo concerti sempre diversi: il nostro è un pubblico molto attento, che vuole sentire canzoni che non eseguiamo da tempo, quindi in questo modo potremo accontentarlo.

Qual è il tuo parere sulla prima parte della tournée?
È super positivo: la cosa che mi sorprende è che il nostro pubblico è in crescita. Questo ci rende particolarmente felici. L’altra cosa che posso dire è che abbiamo un pubblico molto fedele e affezionato e ne siamo orgogliosi. Accanto a chi ci segue dagli inizi ci sono sempre più giovani che hanno iniziato ad ascoltarci da poco. Ciò significa che non parliamo solo ai nostri coetanei, ma anche ai più giovani, abbiamo una fascia di fan che va dai settantenni ai quindicenni.

Come sarà la seconda parte del tour di Endkadenz che partirà in ottobre?
Si svolgerà come per il primo volume nei club di tutta Italia. Non posso dire nulla né sulla scaletta né sulla scelta dei brani, fino ad oggi non abbiamo provato nulla. Quando torneremo in sala prove cominceremo a lavorare sui brani del volume due. Dopo averli incisi non li abbiamo più provati, e in più c’è il fatto che in fase di registrazione abbiamo aggiunto molti strumenti in più, ora abbiamo molto da provare e imparare le parti che non ci ricordiamo.

Nei testi delle canzoni quasi mai si avverte un’urgenza di dover comunicare qualcosa.
Il fatto di scrivere testi spesso criptici è importante per noi, perché non ci rivolgiamo a una sola generazione. I testi di Alberto, ognuno se li interpreta come vuole. Non raccontano storie di vita, e non vanno nel dettaglio. La nostra musica è visionaria, quando suoniamo creiamo spazi, immagini. In fondo vogliamo che la nostra musica evochi qualcosa.

Cos’è che vi aiuta nel comporre la vostra musica? Fate uso di stupefacenti?
Non necessariamente. Quando scriviamo musica è l’ispirazione che è determinante. Decide lei. Purtroppo non si può essere padroni dell’ispirazione. Ricordo che quando facevamo le jam per questo disco, ci trovavamo tutti i giorni a suonare in sala prove e la maggior parte delle volte ne uscivamo un po’ scontenti: ‘Oggi non abbiamo fatto nulla di buono’, ci buttavamo giù di morale, ci dicevamo: ‘Che schifo cos’è sta roba? Non abbiamo più l’ispirazione, siamo rovinati, siamo finiti’ e poi paradossalmente, ogni volta che riascoltavamo le jam trovavamo sempre qualcosa di buono su cui lavorare. Alla fine qualcosa di interessante c’era sempre.

Prima di fare una jam ‘creativa’ cosa ascoltate?
Quando scriviamo cerchiamo di distaccarci dalle influenze, però i nostri ascolti sono sempre gli stessi, dai Beach Boys ai Beatles fino al grunge dei Nirvana e Soundgarden. Alberto nell’ultimo anno ha iniziato ad ascoltare musica classica, ma non penso che per ora si ritrovi nelle nostre composizioni. Quando iniziamo a scrivere e riascoltiamo le jam che facciamo stiamo attenti a fare in modo che alle nostre orecchie sia qualcosa di nuovo, appena ci ricorda qualcosa che abbiamo già fatto, lo abbandoniamo perché da parte nostra non è più divertente e perché non sarebbe una ricerca ma sarebbe semplicemente qualcosa già fatto. Ovviamente nuovo per noi. Anche fare una canzone con influenze reggae sarebbe nuovo per i Verdena e quindi ben venga.

C’è dunque la possibilità che possiate fare qualcosa che stupisca i fan?
Beh, sono la prima a non saperlo, perché ogni volta che entriamo in sala prove non sappiamo dove andremo a finire. Ma potrebbe essere.

Per esempio Alberto che canti senza effetti?
Certo, anche, ritornare alla pulizia…