Qualche giorno fa su Twitter, il senatore Lucio Malan – uno dei più fieri oppositori al ddl Cirinnà, per cui ha scritto ben 700 emendamenti ostruzionistici – ha paragonato il rivoluzionario processo storico di liberazione delle persone Lgbt all’avanzata del nazismo nel mondo, durante la Seconda guerra mondiale.

Paragone non solo fuori luogo – è come se si paragonasse allo stalinismo l’allargamento del diritto di voto alle donne o la fine dello schiavismo dei neri o dell’apartheid – ma anche offensivo, visto che migliaia di gay e lesbiche vennero trucidati dall’ideologia hitleriana, proprio nei campi di sterminio: si parla a questo proposito di omocausto. Eppure un rappresentante delle istituzioni dello Stato non si fa scrupoli a fare certi paragoni per portare avanti la sua missione: impedire che la gay community abbia gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Per fare questo, appunto, offende e attua paragoni impropri: il nazifascismo si basava sul principio di superiorità di una razza su tutte le altre, mentre la lotta per il matrimonio egualitario allarga le possibilità affettive di una società, nel rispetto di tutti e tutte. Ma non è il solo, ad avventurarsi in questo tipo di paragoni.

Magdi Cristiano Allam, in occasione del 6 agosto, ha pubblicato una vignetta in cui si scomoda addirittura la bomba atomica che uccise a Hiroshima centinaia di migliaia di persone, alla fine del secondo conflitto mondiale. Il nome dell’ordigno nucleare è “gender”. Anche qui, oltre alla solita demonizzazione degli studi di genere, non ci si cura del rispetto delle vittime, che vengono strumentalizzate per screditare un’intera comunità. Atteggiamento poco “cristiano”, ma tant’è.

Sembra rientrare nella strategia di quanti sono contrari al ddl sulle unioni civili quel processo che in retorica ha il nome di iperbole. Come da definizione, è quella figura retorica che «consiste nel portare all’eccesso il significato di un’espressione, amplificando o riducendo il suo riferimento alla realtà per rafforzarne il senso e aumentarne, per contrasto, la credibilità» (fonte Treccani). Si esagera un concetto per dargli più attendibilità. Si grida all’uomo nero, in altre parole, affinché la gente abbia paura della sua presenza e si convinca, magari, che esista davvero. Altri esempi, in tal senso, non mancano.

Mario Adinolfi, qualche tempo fa, pubblicava sul suo profilo Facebook la notizia di padre e figlio che, manco a dirlo, corrotti dal “gender” e pervertiti dal “matrimonio gay” convolavano a (in)giuste nozze. Morale della favola: ecco cosa succede se si legifera sulle unioni tra omosessuali.

adinolfi

Peccato che padre e figlio fossero in realtà due settantenni in coppia di fatto. Uno dei due partner aveva adottato l’altro per avere qualche garanzia giuridica in più, in un contesto in cui non c’era affatto il matrimonio egualitario. Paradossalmente quell’eccesso era stato possibile non perché i gay potevano sposarsi, ma perché non potevano farlo.

Filippo Savarese, ancora, pubblicava nel giugno scorso la foto di due anziani signori senza vestiti, spacciandoli per partecipanti del pride di Verona lo stesso giorno della manifestazione, chiedendo agli “amici” omosessuali veneti perché si facessero insultare in tal modo. Fu smentito direttamente sui social e gli si fece notare che quei vecchietti erano in verità nudisti di Seattle e che la foto era di parecchi anni prima. Savarese è leader di Manif pour tous Italia, tra le più attive realtà contrarie al ddl Cirinnà.

L’elenco sarebbe lungo e altri esempi oscillerebbero tutti tra mistificazioni e menzogne di vario tipo. Sembra che il fronte del no all’uguaglianza delle persone Lgbt, in quelli che sono i loro diritti affettivi, senta il bisogno di agitare le paure di una società già spaventata dalla crisi economica. Creare il mostro – leggi: il matrimonio tra persone dello stesso sesso – che distrugge le famiglie “normali” può far presa (e la fa). Ma appunto, non potendo dimostrare l’assunto della fine della società così com’è sempre stata, si fanno vignette e paragoni offensivi. Per fare un solo esempio: nella Spagna dove i matrimoni esistono dal 2005 (quindi dieci anni), la realtà dice che esistono ancora le famiglie eterosessuali. Il fronte omofobo ha perciò bisogno di rifugiarsi al di fuori di essa: nell’universo parallelo delle paure irrazionali. Aspettiamoci questo ed altro alla ripresa del dibattito sul ddl Cirinnà prossimo a venire.