Buone notizie dall’economia statunitense. Nel secondo trimestre il pil Usa è infatti aumentato del +3,7%, contro una prima stima del 2,3%. Lo ha reso noto il Dipartimento al commercio americano. Il dato sulla crescita messa a segno tra aprile e giugno è decisamente superiore alle attese che stimavano un rialzo del 3,3%. Un salto in avanti rispetto alla performance del primo trimestre, quando il progresso si era fermato a un +0,6%.

A trainare il pil Usa è stata soprattutto una netta accelerazione della spesa per i consumi da parte delle famiglie, favorita dall’aumento dell’occupazione (il tasso dei senza lavoro è sceso al 5,3%) e dal calo del prezzo del petrolio. Ma a incidere sull’ottimo risultato del secondo trimestre è anche un deciso aumento degli investimenti da parte delle aziende, segno che gli imprenditori hanno fiducia in una ulteriore espansione dell’economia Usa, nonostante le turbolenze sui mercati finanziari a livello internazionale.

Ora gli occhi sono sulle decisioni della Fed, la banca centrale, che entro l’anno ha confermato di aver intenzione di rialzare i tassi per la prima volta dal 2006, prendendo atto del fatto che l’economia è ormai stabilmente fuori dalla crisi. Inizialmente il ritocco era previsto per settembre, ma il crollo delle borse asiatiche ha suggerito di rimandare. Ora il dilemma è se procedere comunque, visto alzare i tassi nel momento in cui la Cina preoccupa gli investitori potrebbe peggiorare la situazione rallentando anche la locomotiva americana. Qualche segnale dovrebbe arrivare dal meeting annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, in Wyoming, in programma venerdì e sabato. Quest’anno sono però assenti i big: la numero uno della Fed, Janet Yellen, è sostituita dal vice Stanley Fischer, e nemmeno il presidente della Bce, Mario Draghi, è della partita.