Intanto La Bella Gente esce in sala. E questo è già motivo positivo nel paese dei film, italiani o stranieri, fantasma. Perché il film di Ivano De Matteo al cinema dal 27 agosto 2015 è datato 2009. Sei anni d’attesa, roba che nemmeno in coda alle Poste. Il blocco totale a livello distributivo arrivò dopo la prima al Festival di Torino, dove lo vedemmo con un certo sadico piacere, e a breve spiegheremo perché, per via di un problemino non da poco creato da un bizzarro distributore come raccontò con dovizia di particolari, e fantomatiche querele, Malcolm Pagani.

“E’ una storia kafkiana, il film partecipò anche al Festival di Annecy dove vinse il Gran Premio della Giuria e in Francia uscì in sala nel 2011. Poi la pellicola è rimasta imbrigliata tra burocrazia e leggerezza per anni”, spiega Ivano De Matteo al FQMagazine. “La Bella gente ebbe comunque la sua vita in sala tanto che iniziai a preparare Gli Equilibristi. Avevo però come un tarlo che non mi faceva dormire: perché i francesi apprezzavano il mio lavoro e in Italia nemmeno poteva uscire? Mi sono messo a studiare tutti i possibili cavilli insieme al Mibac e ho trovato un comma che riguarda la distribuzione. Così il film esce grazie al Ministero, che a sua volta aveva concesso un contributo statale di 450mila euro, appoggiandosi alla distribuzione dell’Istituto Luce. I soldi spesi devono rientrare anche in Italia”.

La belle gente si presenta rispolverato e in copie digitali al rientro dalla ferie degli italiani con una 40ina di copie, tra cui il Mexico a Milano e il Lumiere a Bologna, per mostrare l’apologo che ha per protagonisti Alfredo (Antonio Catania) un architetto e Susanna (Monica Guerritore) una psicologa. Come scritto maliziosamente sul pressbook per la stampa sono “gente di cultura, di ampie vedute, cinquantenni dall’aria giovanile, dalla battuta pronta e lo sguardo intelligente”. I due vivono a Roma ma trascorrono i fine settimana e parte dell’estate nella loro casa di campagna in Umbria. L’evento scatenante avviene quando Susanna resta colpita da una giovanissima prostituta che viene umiliata e picchiata da un uomo sulla stradina che porta alla statale vicino casa. In un attimo la vita di Susanna cambia: vuole salvare la ragazza. E sembra che prima di tutto lo faccia per salvare i propri ideali. Perché rivoltare come un calzino e rimettere a nuovo la vita della ragazza dell’est significa anche mettere in discussione parecchi luoghi comuni e buonismi italiani, nonché l’equilibrio della famigliola felice.

“Nei miei film parlo in generale delle ipocrisie e debolezze sociali che viviamo quotidianamente. Ne La Bella Gente critico la borghesia di sinistra che non riesce a mantenere i propri ideali quando si confronta con la realtà. Non giudico e non condanno, mostro un fatto che accade”, racconta De Matteo. La storia del film è nata proprio da un’esperienza personale, quando il regista/attore e l’allora compagna, oggi moglie, sceneggiatrice del film, Valentina Ferlan, vennero invitati a pranzo da amici in un casale dell’Umbria: “Vedemmo questa prostituta di colore con un ombrellino a coprirsi dal sole, seduta al bordo della strada. Poi arrivammo in villa, pranzammo e bevemmo un buon vino rosso servito da un cameriere filippino. Sulla strada del ritorno passando davanti alla ragazza cominciammo a ragionare sulla sceneggiatura di un ipotetico film”.

Chiaro che l’incontro/scontro tra ricchezza e povertà, tra idealità e pragmatismo, riemerge carsicamente nel paese dei barconi, della Lega Nord, delle certezze e incertezze della sinistra storica sul tema della migrazione: “Si è oramai instaurata la paura nella società italiana, il timore fortissimo di essere espropriati del nostro piccolo orto creato in anni di lavoro e risparmio – continua De Matteo – Chiaro che in Italia sbarca anche chi ruba e delinque, ma la grande massa di migranti vengono a cercare soprattutto calma e pace. In una parola, la salvezza. Il problema dello sfruttamento occidentale dei loro luoghi di provenienza ora lo paghiamo tutto”. Il corto circuito di senso, tra la buona famiglia idealista e il pragmatismo della legge della strada, dei pregiudizi e delle gerarchie sociali, però, va scoperto al cinema, andando a vedere il film. Perché in tutte le opere di De Matteo, soprattutto ne La Bella Gente e ne Gli Equilibristi, c’è una capacità di scorgere i punti deboli dell’uomo occidentale contemporaneo, quello apparentemente riuscito e normale, per farlo cadere lentamente dentro al gorgo di una possibile reazione politicamente scorretta. Sfrondare un po’ di buonismi e stereotipi progressisti spesso aiuta. Non è atto di lesa maestà, soprattutto, e per una volta, in una sala cinematografica.