Niente dimissioni o sospensione quando un dirigente di una cooperativa finisce indagato? “E poi quando scopriamo che uno è innocente, allora cosa facciamo? Siamo imprese che vivono nel mercato”. Massimo Matteucci, presidente della Cmc di Ravenna ha appena terminato un incontro al Meeting ciellino di Rimini. Con alcuni esponenti delle banche si è parlato di come le cooperative possano trovare nuova liquidità dalla finanza internazionale. La sua Cooperativa Muratori e Cementisti, nata nel 1901, è probabilmente una delle più importanti al mondo, in Italia è il terzo gruppo del settore costruzioni con quasi 8mila dipendenti, oltre un miliardo di fatturato e un portafoglio ordini da 3 miliardi. Tav in Val di Susa, Expo 2015, porto di Piombino, tangenziale est di Milano, solo per parlare di alcuni cantieri in Italia. E poi appalti nella metropolitana di Singapore, nel Canale di Suez, in Cile, India, Algeria, Francia, Cina. L’elenco di posti in cui Cmc costruisce grandi opere è infinito.

Molte anche le inchieste giudiziarie italiane in cui la coop romagnola è rimasta coinvolta negli ultimi anni. Tutti casi giudiziari – va specificato – non ancora chiusi con delle sentenze passate in giudicato, ma l’elenco è lungo: c’è il caso del Porto di Molfetta (quello che vede coinvolto anche il senatore Ncd Antonio Azzollini), l’inchiesta sul ponte Scorciavacche crollato in Sicilia a Natale a pochi giorni dall’inaugurazione. E poi alcune inchieste da parte della procura di Ravenna: una sui fanghi al porto e ancora pochi giorni fa la notizia di un fascicolo su un cambio di destinazione d’uso in un terreno Cmc, a Porto Fuori. Poi c’è il caso Expo: in quell’inchiesta Cmc non risulta indagata, ma dalle carte dell’inchiesta della Procura di Milano spuntò fuori un vero e proprio contratto tra la coop e una società riconducibile a Primo Greganti, il compagno G di Tangentopoli che lo scorso anno è tornato a occupare le cronache giudiziarie proprio per le vicende dei cantieri per l’Esposizione universale.

Il codice etico della Cmc imporrebbe “di informare la propria attività al rispetto dei valori e dei principi contenuti nel presente Codice, nella piena convinzione che l’integrità, l’onestà, la correttezza e la buona fede costituiscano condizioni essenziali per il duraturo successo di un’impresa”. Per il presidente Matteucci però non c’è contrasto tra le notizie delle inchieste e il codice etico: “Noi lavoriamo in maniera trasparente, onesta, rispettando le regole, le leggi, rispettando un codice etico”. Alla possibilità di inserire nel codice etico le dimissioni o la sospensione del dirigente indagato o coinvolto in casi giudiziari, Matteucci scuote la testa: “E poi quando scopriamo che uno è innocente e allora cosa facciamo? Noi abbiamo sempre operato nel massimo rispetto di leggi e regolamenti”. Del resto poi le inchieste della magistratura sono ancora aperte, ragiona ancora il manager: “Ci sono delle valutazioni che sono in corso, non c’è nulla ancora di definito e quindi non voglio commentare”, spiega Matteucci, che in quanto presidente dell’azienda in almeno due casi si è trovato anche lui tra gli iscritti nel registro degli indagati.

Proprio lunedì pomeriggio Mario Lusetti, presidente nazionale di Legacoop, cui Cmc aderisce, aveva insistito sul fatto che le cooperative dovrebbero essere diverse dalle altre imprese: “Se analizzo la storia degli ultimi due-tre anni, con i suoi disastri, spesso dietro questi ci sta l’omologazione rispetto a logiche di mercato che non ci appartengono. Il movimento cooperativo quando rinuncia alla propria distintività perde”, aveva detto. Aggiungendo che “se un cooperatore insegue l’affare d’oro non sta facendo il cooperatore. Quando abbiamo iniziato a perdere la nostra diversità abbiamo iniziato a fare errori, siamo inciampati”. “Non credo che il discorso di Lusetti fosse riferito a noi”, replica Mattecci a ilfattoquotidiano.it. Eppure nelle logiche di mercato Cmc sembra esserci entrata a pieno. Un anno fa fu la prima impresa cooperativa in Italia a emettere un bond da 300 milioni di euro. “Le aziende crescono, progrediscono, si occupano di piano industriale – prosegue Matteucci – fanno delle valutazioni di tipo imprenditoriale, il nostro è un mercato di tipo internazionale, cerchiamo le opportunità dove si presentano. Il problema è essere aziende capaci di affrontare le sfide della competizione e della globalizzazione”.