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Per chi pratica l’alpinismo, Emilio Comici è un mito. A cavallo tra gli anni venti e trenta del 1900, Comici aprì in bello stile innumerevoli vie estreme sulle Alpi Orientali, ed ancora oggi – con tecniche e materiali enormemente evoluti rispetto ad allora – le sue vie continuano ad impegnare ed impressionare.
Ad Emilio Comici fu intestato un rifugio proprio nel cuore delle Dolomiti e proprio alla base di una montagna, il Sassolungo, che lo vide protagonista. Il rifugio esiste ancora e gode di ottima salute.
Mosso da curiosità, quest’anno ci sono andato. Ne valeva la pena. Non ho una grande esperienza di rifugi dell’intero arco alpino, legato come sono alle sole Alpi Occidentali, ma penso (e chi mi legge mi corregga se sbaglio) – che il Comici sia, come dire? l’esatto opposto della decrescita? Ecco, forse è così, “l’esatto opposto della decrescita.”
Se avete in testa una certa idea di rifugio alpino, beh, scordatevela. Situato nel cuore del carosello di piste del Dolomiti Superski (stagionale per il prossimo inverno 750 euro), già dall’esterno capirete che il Comici è altro. Se volete sdraiarvi sui prati intorno al rifugio, potrete prendere gratuitamente dei tappeti verdi di gommapiuma su cui riposare le stanche membra. Se volete invece sedervi, sempre fuori dal rifugio troverete delle rotonde girevoli che vi consentiranno di abbronzarvi seguendo il corso del sole. Se poi volete mangiare o bere: un ristorante, un self service, un bar sono lì a soddisfare ogni vostra esigenza. Ancora all’esterno, uno scivolo per grandi e piccini, e una struttura abbattuta per i bimbi che vogliono arrampicchiare. Ciotole d’acqua per cani. Una postazione per ricaricare i cellulari sponsorizzata dalla Audi. Wi-fi gratuito. Ma anche assistenza ai ciclisti. Peraltro, se ciclisti non siete e volete un taxi, il sito del rifugio avverte che si può chiamare Limousine Service Dolomiti. E se proprio vi scappa la pipì, non fatevi mancare una capatina ai servizi. Non chiamateli “cessi”, per favore. Non se lo meritano. Strutture avveniristiche e luci soffuse per facilitare i vostri bisogni.
Quello che però più sorprende è il menù. Il sito del rifugio avverte: “Quando Gianni Marzola aprì il rifugio nel 1955, il pesce e i vini arrivavano da Grado, dove la famiglia Marzola gestisce tuttora una tenuta. Sin dal principio abbiamo fatto particolare attenzione alla qualità. L’entusiasmo per la cucina raffinata ha poi reso il Rifugio ciò che è oggi: il Rifugio per i più esigenti. Con un servizio attento, il senso estetico e una cucina che non lascia nulla al caso.” “Davvero stuzzicante per i buongustai: mangiare pesce in montagna come al mare. Il Rifugio Comici si è fatto un nome come ristorante di pesce. La combinazione di tradizione altoatesina e influenze mediterranee è in grado di entusiasmare anche i gourmet appassionati. Anche la carta dei vini ben assortita fa la sua parte.” Quindi, pesce di mare a 2.153 metri s.l.m. Solo d’inverno, peraltro, mi avverte un cameriere.
Non chiedete invece quanto costa la mezza pensione, come ho fatto io da citrullo. Mi hanno guardato strano e risposto gentilmente: “Ma qui non ci sono camere, signore”. Ossia, si mangia (anzi, si degusta) e basta. Chiaro che in una struttura così gli ospiti siano di primo livello. Si annoverano, tra gli altri, Michael Schumacher, Fernando Alonso, il principe Alberto di Monaco e tanti altri.
E sono decisamente numerosi i non-decrescisti che apprezzano il Comici: Tripadvisor gli ha attribuito il certificato di eccellenza (con ovvi giudizi entusiasti sulle toilettes).
Tutto bene, tutto coerente con questo mondo occidentale che vive ben al di sopra delle sue possibilità, ma mi domando perché dedicare questo che non è un rifugio, che nulla ha a che fare con l’alpinismo, ad uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi? Mah, mistero.