L’indagine su Matteo Tutino, il medico personale di Rosario Crocetta, potrebbe riservare a breve ulteriori sorprese. Un provvedimento emesso dalla procura generale di Palermo chiede infatti a Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta (recentemente nominato pg), di seguire alcuni profili dell’inchiesta sul primario di chirurgia plastica, finito agli arresti domiciliari per truffa, falso peculato e abuso d’ufficio.

Bocche cucite sui motivi che hanno portato il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato ad emanare quel provvedimento: la procura di Caltanissetta è infatti l’ufficio competente ad indagare sui magistrati palermitani. Come dire che nell’inchiesta su Tutino potrebbero essere emerse condotte di toghe palermitane che meritano un approfondimento investigativo. Un’attività d’indagine che, come previsto dal codice, non può essere svolta dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Leonardo Agueci, titolari dell’inchiesta su Tutino, sulla quale quindi adesso cominceranno a muoversi anche gli inquirenti nisseni.

La procura di Sergio Lari era già intervenuta sull’inchiesta, per smentire di essere in possesso dell’ormai nota intercettazione pubblicata dall’Espresso, quella in cui Tutino avrebbe detto a Crocetta: “Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre”. L’esistenza di quell’intercettazione è stata poi smentita da ben quattro procure ma è un fatto, però, che alcuni particolari ancora top secret provenienti da quell’inchiesta hanno portato il Viminale a mettere sotto scorta Lucia Borsellino il giorno di ferragosto.

E’ il 16 luglio quando l’Espresso pubblica l’intercettazione poi smentita: Tutino è ai domiciliari da due settimane, Lucia Borsellino si era dimessa poco dopo. È quello il momento in cui gli amici di un tempo iniziano a smarcarsi dal primario caduto in disgrazia. A cominciare dallo stesso Crocetta, che informato dell’arresto, consiglia semplicemente al medico di “cercarsi un avvocato“. Ma non c’è solo Crocetta del carnet di amicizie importanti annoverate dal primario. Tutino, infatti, si è sempre vantato di avere amicizie influenti sia al palazzo di giustizia di Palermo che nei corridoi della politica.

Conoscenze e contatti già noti nel jet set palermitano che sono poi finiti agli atti dell’inchiesta della procura di Palermo. “Tutino mi era stato precedentemente presentato dai colleghi, i magistrati Lia Sava e Antonio Ingroia e, in loro presenza, si era più volte incontrato”, diceva, sempre secondo l’Espresso, il sostituto procuratore di Palermo Dario Scaletta. E in effetti, la conoscenza tra il medico e Crocetta è stata spesso fatta risalire all’ex procuratore aggiunto Ingroia, che ha poi appeso la toga al chiodo per tentare l’avventura politica con Rivoluzione Civile. “Non ho mai presentato io Tutino a Crocetta – aveva poi puntualizzato Ingroia  – non è mai stato il mio medico personale, anche se lo conosco e l’ho frequentato. È vero che sostenne inizialmente la mia candidatura e chiese anche di essere inserito nelle nostre liste, ma io dissi di no. Da quel momento i nostri rapporti si raffreddarono. Per questo motivo quando veniva in procura per presentare una denuncia lo indirizzavo ad altri magistrati”.

E in effetti le denunce presentate dal medico prima di finire indagato sono tantissime: spesso, però, per i pm si tratta di segnalazioni infondate. Mentre si presenta ai pm come legalizzatore della sanità siciliana, infatti, il medico viene intercettato dalle cimici dei carabinieri, mentre insieme all’ex dirigente dell’ospedale, Giacomo Sampieri, cerca di manovrare la sanità siciliana, amministrata dall’assessore Lucia Borsellino. “Faccio immediatamente un esposto alla magistratura e la denuncio me ne sto fottendo, pure se si chiama Lucia Borsellino”, dice ad un certo punto Samperi. “Bravo” gli risponde pronto Tutino. “Crocetta se la tiene perché la Borsellino è una cosa inutile e può manovrarla come vuole”, è una delle tante frasi che si leggono nell’inchiesta su Tutino. Sul quale adesso si muoverà anche la procura di Caltanissetta.