Lucia Borsellino è a rischio. La figlia del magistrato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992 è stata infatti messa sotto scorta: a deciderlo il comitato per l’ordine e la sicurezza del Ministero dell’Interno. Il Viminale ha disposto per la figlia di Paolo Borsellino l’utilizzo dell’auto blindata scortata da due agenti per gli spostamenti. La decisione è stata presa nel giorno di ferragosto su proposta diretta del prefetto di Palermo Francesca Cannizzo e sarebbe collegata all’attività svolta in questi ultimi anni dall’ex assessore nel campo della sanità regionale. Nei mesi scorsi Lucia Borsellino aveva presentato diversi esposti ed è stata ascoltata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Luca Battinieri in merito alle indagini sul primario della Chirurgia Plastica Matteo Tutino, finito agli arresti domiciliari.

Fino a due settimane fa, però la procura di Palermo non valutava l’incolumità dell’ex assessore a rischio. “Benché sollecitati, ribadiamo la ferma volontà di non rilasciare dichiarazioni. Non intendiamo tantomeno commentare o esprimere valutazioni sui tempi e sulla opportunità del dispositivo di protezione adottato dalle autorità competenti”, dicono i familiari dell’ex assessore. In assenza di una spiegazione ufficiale, la decisione viene messa in relazione a una generica indicazione di rischi che sarebbe stata fatta da una “fonte” riservata. L’eventuale pericolo troverebbe un riscontro indiretto nelle parole del fratello di Lucia, Manfredi Borsellino, che un mese fa durante un incontro con il capo dello Stato ha parlato delle “ostilità” e delle “offese” rivolte alla sorella da un anno a questa parte.

Nominata assessore da Rosario Crocetta subito dopo aver vinto le elezioni, Borsellino si era dimessa tra le polemiche il 2 luglio. “Prevalenti ragioni diordine etico e morale e quindi personale, – scriveva nella sua lettera di dimissioni – sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione anche in considerazione del mio percorso professionale di oltre vent’anni in seno all’Amministrazione regionale della Salute”.

Appena 48 ore prima  Tutino, era finito agli arresti domiciliari per truffa, falso peculato e abuso d’ufficio. Ed è proprio dall’inchiesta su Tutino che emerge il tentativo del medico di condizionare le scelte negli affari della sanità di Lucia Borsellino.

Ma non solo: perché è sempre il medico di Crocetta che, secondo il settimane L’Espresso, avrebbe pronunciato pesanti offese nei confronti dell’ex assessore alla Salute. “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre“, avrebbe detto Tutino intercettato, mentre dall’altra parte del telefono il governatore non avrebbe replicato in alcun modo. Un’intercettazione che ha rischiato di far cadere il governo Crocetta, ma che poi si è trasformata in un rebus: ben quattro procure siciliane ne hanno smentito totalmente l’esistenza, e a Palermo il procuratore Francesco Lo Voi ha iscritto nel registro degli indagati i due cronisti autori della presunta rivelazione dell’Espresso accusandoli di pubblicazione di notizie false e calunnia. E in attesa che gli inquirenti palermitani ricostruiscano ogni dettaglio su quella intercettazione mai confermata, il Viminale ha deciso di mettere sotto scorta Lucia Borsellino.