Non ci sono solo i ricordi di bancomat chiusi e il rischio Grexit (niente affatto scongiurato) a tenere in ansia borse e cancellerie europee, ma anche i progetti legati ai fondi strutturali europei a guida ellenica. Come è noto, tutti i Paesi membri usufruiscono dei fondi strutturali divisi in diversi sottofondi, ognuno dei quali prevede in media l’85% coperto dall’Ue e il co-finanziamento da parte di ciascuno Stato che usufruisce di quei fondi. Nella fattispecie greca si potrebbe verificare che il cofinanziamento di Atene possa saltare a causa della crisi e quindi pregiudicare tutti i progetti in piedi.

Quei fondi potrebbero anche non essere per nulla utilizzati da parte greca, quindi con un effetto a cascata su tutti i soggetti attuatori come enti locali e imprese. Già ci sono state nelle scorse settimane le notizie sul blocco dell’Erasmus plus. Una circolare della Commissione europea di cui però non si ha traccia ufficiale avrebbe creato un fondo di garanzia per coprire le mancanze elleniche, ma al momento non ci sono riscontri oggettivi.

“Il rischio potrebbe esserci in teoria già da domani”, racconta Francesco Fera da dodici anni european project manager. Ma contemporaneamente, oltre a questi fondi strutturali, vi sono anche quelli Cte, di cooperazione territoriale europea, in cui la Commissione decide di assegnare ad ogni Stato l’autorità di gestione. Ad esempio alla Grecia in qualità di managing authority hanno assegnato quella del fondo “Grecia-Italia”, con l’obbligo di programmare tutte le iniziative per il periodo 2014/2020 attuando il fondo stesso. Un dato preciso sulla Grecia non è al momento riscontrabile, ma per avere un’idea basta ricordare che l’Italia gestisce circa 130 milioni per il settennato 14/20. Se fosse stata bloccata l’Italia nell’erogazione delle risorse tra 2014 e 2015 avremmo avuto uno stop di almeno 18 milioni.

In questo frangente di grande incertezza, il problema è grandissimo e riguarda qualche milione di euro perché non si sa quando, se e come questo fondo possa partire. Con conseguenze gravissime dal punto di vista delle ricadute occupazionali e produttive. Ci sono contratti già firmati relativi alla vecchia programmazione Grecia-Italia 2007/2013 dove già l’autorità managing greca ha comportato enormi ritardi di pagamento, dal momento che ad Atene non vi era disponibile liquidità in cassa. Oggi si passa alla successiva programmazione in questo stato di crisi nebulosa, dove la cooperazione territoriale europea ha un arretrato sul vecchio e incertezza assoluta sul nuovo.

Passando ai fondi a gestione diretti, un caso su tutti è legato a Erasmus Plus: a marzo scorso sul sito dell’agenzia nazionale greca di gestione era stato pubblicato un alert che congelava i primi due round. Il motivo? L’agenzia europea non ha stanziato i fondi a causa dell’insolvenza ellenica che non ha adempiuto a numerosi pagamenti Ue. “Ho un progetto congelato dove il soggetto attuatore è un’autorevolissima società di Salonicco – aggiunge Fera – e il partenariato composto da altri sette partner, compresa l’Italia, è fermo a causa del problema greco. Come è possibile proseguire nella programmazione e nella gestione del pregresso in queste condizioni?”

Per il periodo 2014/2020 in Grecia sono stati stanziati circa 15 miliardi di euro come totale alla voce “Politica di coesione”. E per ognuno di questi fondi la Grecia deve contribuire mediamente con una propria quota di cofinanziamento statale. Sarà in grado la Grecia di assicurare queste quote di cofinanziamento per il proprio Paese, è la domanda che circola, facendo anche da megafono alle aziende e ai partner istituzionali italiani?

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