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Nel decreto “Sblocca Italia”, che personalmente ritengo più opportuno chiamare “Inganna Italia”, ci sono diversi elementi che danno le linee guida per uno sviluppo definito sostenibile dal nostro Paese. Proprio su questo concetto vorrei soffermarmi, per capire per chi debba essere sostenibile ciò che viene proposto. Proprio in questi giorni, con un decreto presidenziale, il governo stabilisce che servono ben 12 nuovi inceneritori, sparsi qua e là per il Paese, al fine di bruciare rifiuti per “valorizzarli” energeticamente. Gli inceneritori sono macchine termiche che hanno rendimenti che si attestano intorno al 25%; che significa?

Dunque, il rendimento di una macchina è dato dal rapporto tra la potenza resa e la potenza assorbita; quindi significa che se io immetto rifiuti nella macchina per 100 Kw di potenza, estraggo 25 Kw, perdendone ben 75 nella fase di trasformazione. Una macchina fallimentare, dal punto di vista tecnico. Infatti, nessun tecnico proporrebbe un inceneritore come soluzione per il trattamento finale dei rifiuti, senonché entrano in campo gli incentivi. Ecco, grazie a tali sussidi economici, il gap economico viene colmato garantendo un incentivo sulla produzione di energia da questi macchinari; ma quel che è peggio, si ritiene di incentivare queste macchine attribuendo loro il concetto di macchine di produzione di energia da fonte rinnovabile.

Rinnovabile significa che l’energia che fornisci per trasformarla in altra forma, ha una fonte praticamente inesauribile secondo la scala del tempo di vita umana. Quindi, rinnovabile è l’energia del sole, del vento, dell’acqua, ma non certo l’energia trasformata dalla combustione dei rifiuti, che una volta bruciati sono passati dal camino e non sono certo più utilizzabili. La decisione del governo, oltre ad apparire come bestialità tecnica, è in netto contrasto con le direttive europee in tema di gestione dei rifiuti (Direttiva 2008/98/CE), poiché l’Europa prevede una scaletta ben precisa di trattamento della risorsa rifiuto; la scaletta, infatti vede, nel preciso ordine: prevenzione (riduzione alla fonte); preparazione per il riutilizzo; riciclaggio (trattamenti di selezione); recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia (con priorità a tecnologie non impattanti); smaltimento (residui a discarica).

Lo sviluppo di nuovi inceneritori salta a piè pari ogni procedimento precedente, nemmeno considerandolo e, quindi, entreremo inevitabilmente in mora con l’Europa, pagando ancora sanzioni, che peraltro già stiamo pagando da un bel po’, in tema di rifiuti, poiché in ritardo con un piano di vero sviluppo di sistemi di riduzione alla fonte oppure di riciclaggio di materie prime. Un altro aspetto importante è l’impatto ambientale di questi macchinari, che sono classificati come industrie pesanti e inquinanti pericolose di primo livello. Sono industrie che emettono sostanze inquinanti (diossine, metalli pesanti) in enormi quantità, tali per cui le zone in cui verrebbero costruite, subirebbero inquinamenti tali da mettere a serio rischio la salute pubblica. Quindi, dove viene avvalorata la tesi di uno sviluppo sostenibile decretato dallo Sblocca Italia? A chi conviene, se non a poche lobby, uno sviluppo di un’industria dell’incenerimento dei rifiuti?

Un governo che si professa innovativo, propone soluzioni nuove e non certo insediamenti industriali nocivi e diseconomici, che appartengono a schemi del passato. Per esempio, perché non si prevedono detassazioni per le industrie che propongono i loro prodotti con imballaggi limitati o fatti con prodotti interamente riciclabili? Questa sarebbe una proposta innovativa (prevenzione e riduzione alla fonte); oppure, altra proposta: perché non incentivare gli stabilimenti di raccolta materiali, con cernita e separazione delle materie, estraendole in maniera meccanica (plastiche, carte e cartoni, metalli…), reimmettendo così le materie prime sul mercato? In molti Paesi avanzati questo è già un business ecosostenibile sviluppato e, pure in Italia, ci sono alcune aziende che lo praticano con notevoli guadagni economici.

Quanto costerà al nostro Paese continuare con politiche di sostegno a sistemi di produzione di energia inquinanti, economicamente svantaggiosi e fuori normativa europea? Quanto ci costerà in termini di spesa pubblica per i danni sanitari che tali macchinari produrranno nei prossimi venti o trent’anni?  Ancora e di nuovo nulla di nuovo sotto il sole italiano, sempre la solita politica al servizio di poche lobby di potere, che calpestano gli interessi collettivi per il lucro e per il denaro. Se lo avesse fatto un certo B., qualche anno fa, quest’iniziativa governativa sarebbe stata su tutte le prime pagine dei giornali, mentre oggi, sponsorizzata da un governo autodefinitosi “innovatore”, passa come nulla fosse. Ancora una volta sfruttando  i soldi dei contribuenti (incentivi pubblici che noi paghiamo in bolletta per le rinnovabili) e calpestando il diritto di tutti ad avere un ambiente salubre, almeno tale da non dover morire asfissiati o avvelenati!