L’ultima volta era ricoperto da capo a piedi, mascherato sotto un piumino d’oca per sfuggire all’assedio dei giornalisti. Ma era marzo 2014, un’era politica fa. Sempre dalla spiaggia di Marina di Bibbona, dove ha una casa per le vacanze, stavolta Grillo si concede alle domande del Corriere della Sera. Ha voglia di parlare, di dire la sua. “Dobbiamo andare il prima possibile alle elezioni”. Un ritorno in Rai? “Non lo escludo”. Tra una foto con gli attivisti e una chiacchiera Grillo infila una lunga intervista che è già un manifesto politico per l’autunno. Aveva esordito con un “esiste il diritto al silenzio”. E poi è un fiume in piena.

Ieri si era guadagnato le luci della ribalta, dopo un periodo defilato, con un post sull’immigrazione con il quale auspica “un giro di vite sui permessi di soggiorno e rimpatrio di chi non ha diritto all’asilo”. Un intervento che ha  offerto ai detrattori l’occasione di ventilare un asse M5S-Salvini e non pochi malumori ha creato tra le varie anime del Movimento.

Nell’intervista al Corriere il discorso tocca altri temi e sconfina fino a lambire i destini ultimi del Movimento: “Abbiamo un’altra visione del mondo, il Movimento sta andando bene e la gente vede che non c’è altra possibilità oltre a noi, sta capendo che la nostra rivoluzione è l’onestà intellettuale. Il nostro problema è il tempo: dobbiamo andare il prima possibile alle elezioni”. Il tempo, tiranno. Perché i Cinque stelle volano nei sondaggi ma dall’angolo dell’opposizione non riescono a esprime il potenziale, che non è più solo di opposizione. “Fare opposizione tutta la vita non è nel nostro dna. Dobbiamo affrettare i tempi. Anche per questo ci riuniremo a Imola il prossimo 17-18 ottobre, per scambiarci idee”.

Alla domanda sul nuovo assetto che si è dato il Movimento Grillo ostenta soddisfazione: “Con la creazione della piattaforma Rousseau ci sono dei responsabili dei vari settori: persone di fidata capacità che sono dall’inizio con noi. Piano, piano io e Casaleggio stiamo ai margini, la nostra funzione sarà quella di far rispettare quelle poche regole che ci sono da rispettare”. Ai margini significa anche lontano dai territori che l’anno prossimo sarà contesi per le amministrative. “Non credo che rifarà il tour. Quest’anno non l’ho fatto ed è andata benissimo lo stesso: la gente sta cominciando a capire che non si vota più il personaggio, si vota un’idea e il Movimento è un’idea di mondo diversa. È un po’ come quelli che una volta votavano il Pci: la gente non votava Natta, ma l’idea che rappresentava”.

Il leader torna poi a bacchettare l’Europa. “Perché non è quella che immaginavano i padri fondatori, ma un’Europa di moneta, spread e banche. Abbiamo anche indetto un referendum sull’euro che dovrebbe essere fatto entro la fine dell’anno. Noi dobbiamo essere autonomi come nazione e anche nell’Unione. Il nostro piano B è noto da tempo: nazionalizzare le banche e creare una moneta parallela che almeno per i primi tempi chiameremo lira forte”.

E si arriva alla Rai. Il Movimento ha sostenuto la candidatura nel cda Rai di Carlo Freccero che per Grillo “è una persona competente, un creativo finalmente e non un amministrativo. Hanno fatto la scelta migliore possibile. L’ho sentito anche per fargli i complimenti. Peccato che come presidente abbiamo scelto una persona che ha quasi affossato Rainews: credo che come manager non sia all’altezza”, dice riferendosi a Monica Maggioni mentre tutti gli atri consiglieri sono “quasi tutti habitué del Pd”. Freccero del resto ha ricambiato la cortesia dicendo che vedrebbe bene un ritorno dell’ex comico negli studi di viale Mazzini.

E Grillo, oggi politico senza incarichi, non lo esclude. “Io potrei fare benissimo una trasmissione: perché no? È chiaro che in veste di leader politico ciò non sarebbe permesso. In ogni caso il sistema attuale sta cambiando, si va verso battaglie epocali. Ci giocheremo il futuro con la banda larga, speriamo diventi fruibile per tutti. La tv generalista forse resisterà qualche anno”.

La politica riparte a settembre con la riforma del Senato. E le manovre per far passare il testo con un asse Pd-Forza Italia rischiano di isolare il M5S.  “Noi siamo sempre stati contrari a questa riforma. Siamo per il Senato elettivo e uno dei nostri punti fermi, sin dai tempi del V-Day, è il voto di preferenza. Non si tratta di essere esclusi dall’asse Pd-FI: è una visione differente della politica. O noi, o loro”.