Qualche settimana fa ad Agorà, su Rai3, analizzando la crisi greca, sono stato attaccato da uno di quegli economisti che pensano di avere il sole in tasca, mentre invece hanno prodotto i danni che osserviamo oggi. Questi illustri professori, che la Grecia l’hanno vista forse solo a bordo di uno yacht, continuano ad ignorare una serie di macro evidenze, al pari di chi li scrittura per cda o incarichi di prestigio.

Non si chiude una falla con un altro debito infinito. Non si grava un tessuto in necrosi con altri balzelli che finiscono di ucciderlo. Non si sproloquia di Unione e di Europa senza rendersi conto delle effettive forze in campo, con una pangea eterodiretta che si sta autodistruggendo. Non si affronta il nodo greco senza tener ben presente i curvoni che la geopolitica 2.0 di questo lustro sta offrendo, tanto a ovest quanto a est.

Non si gioca con i diritti e con il welfare, perché i baby pensionati non sono solo in Grecia e non sono solo quelli la causa del crac. Non si mettono in secondo piano le notizie che contano (eccome) in questa crisi, come il rinvio a giudizio di 64 tra dirigenti greci e tedeschi della Siemens, accusati di tangenti per l’acquisto di armi da parte di Atene. Non si punisce uno per educare mille, perché altrimenti non siamo più in una famiglia (europea) ma in un campo di concentramento, con un kapò che impartisce ordini e chi sgarra va in isolamento. Non si fa riferimento con ipocrisia agli spunti dei padri fondatori, Spinelli, Adenauer, Schuman mentre in soldoni si lucidano i galloni da SS per fare pulizia e “adesso sotto a chi tocca”.

Non si invoca un’Unione che si trasformi in Stati Uniti d’Europa mentre poi si immagina un super ministro delle finanze Ue con nuove tasse annesse. Non si prestano altri soldi a chi certamente non potrà restituirli al solo scopo di guadagnare tempo, oltre a lucrosi interessi, nella speranza che passi la bufera. Non si apre lo scatolone dei ricordi se dentro non si sono conservati i volumi di quei pensatori che l’Ue (quella vera) hanno sognato e costruito. Non si cavalca sui social il dramma che si sta consumando a 80 miglia nautiche dall’Italia, mentre nel sud della penisola “ci si accorge” che va peggio della Grecia.

Ecco, quando all’inizio della crisi greca scrissi che in Italia si iniziavano a registrare piccoli fenomeni ellenici, fu un sollevarsi di critiche, con pioggia di insulti annessi. L’Italia non è come la Grecia, si diceva, “noi abbiamo le fabbriche (nel frattempo chiuse o acquistate dagli stranieri), abbiamo la casa di proprietà e contiamo sulla grande famiglia che ci aiuta”. Bene. Ma in questi tre anni i segnali di ellenizzazione dell’Italia ci sono stati tutti. Gli italiani hanno iniziato a risparmiare sul carrello della spesa (meno carne e pesce, più pasta e pizza), sulle visite specialistiche, sulla manutenzione della propria automobile, sui consumi in generale che sono calati. Con i picchi nel meridione di cui si dolgono oggi quegli stessi politici del sud che poco o nulla hanno fatto per smorzarli.

E’ proprio questo il punto: non si fa politica con il metro delle tasse e della spending review, piuttosto servono idee, buone e realizzabili. Ecco cosa manca, tanto alla politica europea quanto agli illustri consulenti.

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