Licenziata in tronco. Per avere mostrato le magagne della struttura sanitaria in cui lavorava a un deputato e a un consigliere regionale del Lazio del M5S. Questa almeno è la versione di Claudia Gaudenzi, infermiera di 48 anni, lasciata a casa dopo che nella clinica psichiatrica Colle Cesarano di Tivoli (Roma) è stata eseguita un’ispezione a cui hanno partecipato, oltre ai 5 Stelle, i sindacalisti del Sicel.

Una visita organizzata lo scorso 23 giugno per verificare la sussistenza dei requisiti per l’accreditamento con il servizio sanitario nazionale, dopo che una serie di procedure di riduzione del personale ha avuto effetti sulla pianta organica dichiarata in regione. E dopo che la clinica è stata citata nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale: Geress, la società che la gestisce, ha infatti affittato un edificio adibito all’accoglienza dei migranti niente meno che al ras delle cooperative Salvatore Buzzi.

“I vertici di Geress erano stati avvisati dell’ispezione via fax”, spiega Gaudenzi, che in azienda è rappresentante sindacale del Sicel. Quando però il segretario confederale Sanità del sindacato, Andrea Paliani, il deputato Massimo Enrico Baroni e il consigliere regionale Davide Barillari si sono presentati ai cancelli, li hanno trovati sbarrati. Tanto che per riuscire a farseli aprire hanno dovuto chiamare i carabinieri. Il via libera al loro ingresso è stato dato solo a sera inoltrata, quando sul posto sono arrivati anche i soci di Geress.

“A quel punto l’ispezione è cominciata – continua Gaudenzi -. E io ho fatto da Cicerone. Abbiamo fatto un giro nei vari reparti e abbiamo chiesto ai miei colleghi se fossero a conoscenza di irregolarità”. E di irregolarità, secondo Sicel e M5S ne sono saltate fuori diverse, come carenze strutturali, personale impiegato a fare pulizie anziché assistere i pazienti, la mancanza di 33 figure, compresi medici e infermieri, rispetto alla pianta organica con cui è stato ottenuto l’accreditamento.  Accuse che da un lato hanno portato il M5S a rivolgersi al governatore Nicola Zingaretti per chiedere la revoca dell’accreditamento stesso. Mentre dall’altro – sostiene l’infermiera – hanno provocato l’azione ritorsiva dell’azienda nei suoi confronti: il 20 luglio, nemmeno un mese dopo, è infatti arrivata la lettera di licenziamento.

Dalla parte di Gaudenzi si è subito schierato il Sicel, che parla di “atto spregevole contro un lavoratore per educare gli altri”. E il M5S, che ha depositato in regione un’interrogazione in cui fa riferimento a “minacce e intimidazioni” verso altri sindacalisti e a una “discriminazione” contro una lavoratrice che ha fornito informazioni sulla “gestione inappropriata” dei pazienti psichiatrici.

Diversa la versione di Geress, che nella lettera di licenziamento cita “una serie di episodi gravissimi” che erano stati contestati a Gaudenzi con una raccomandata del 10 giugno, prima quindi dell’ispezione: l’essersi assentata per due volte dal reparto per svolgere attività sindacale, una mancata timbratura del cartellino in uscita e un’assenza ingiustificata senza avere avvisato i responsabili della clinica.

Tutte accuse che l’infermiera già allora aveva giudicato false: “Un pretesto per ostacolare l’attività del Sicel, che da tempo porta avanti una seria denuncia sulle criticità riscontrate nella clinica”. Presunte irregolarità nell’accreditamento, sospette fatturazioni di servizi extra rispetto agli accordi regionali e anche un caso di contagio da Tbc, visto che a gennaio alcuni dipendenti, tra cui Gaudenzi stessa, hanno scoperto di avere contratto da un paziente malato di tubercolosi un’infezione tubercolare latente, che pur non essendo infettiva può portare a sviluppare la malattia in futuro.

“Perché il governatore Zingaretti non fa nulla? – si chiede l’infermiera – è anche il suo mancato intervento ad avere consentito in passato procedure di licenziamento immotivate. E ora la mia cacciata”. Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare Manfredino Genova, uno dei soci di Geress, che però ha preferito non rispondere a telefonate e email. Sul caso di Gaudenzi deciderà il tribunale del lavoro. Ma una cosa va detta: non è la prima volta che Geress viene accusata di licenziare dipendenti a scopo ritorsivo. È successo per esempio a Lucia Tertibolese, una ex lavoratrice dalla cui denuncia alla procura di Roma sono partite indagini ancora in corso sull’accreditamento. Lei, a casa, è stata lasciata per ben tre volte. Le prime due – ha sinora stabilito il giudice – in modo illegittimo.

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