Personale impiegato per svolgere le pulizie anziché assistere i pazienti. Mancanza di 33 figure rispetto alla pianta organica, compresi medici e infermieri. Utenti lasciati di notte in uno stato di “completo abbandono”. Sono le carenze che il sindacato SiCel e il M5S denunciano di avere trovato durante un’ispezione nella clinica psichiatrica Colle Cesarano di Tivoli (Roma). La struttura ha ottenuto nel 2013 l’accreditamento definitivo con il sistema sanitario nazionale grazie all’ok dell’Asl e della giunta regionale di Nicola Zingaretti. Un accreditamento la cui opportunità viene ora messa in dubbio dai 5 Stelle, che citano anche le vicende di Mafia Capitale: Geress, la società che gestisce la clinica, nel 2011 ha infatti adibito un centro all’accoglienza dei migranti, affittandolo niente meno che al ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Su questo e su altri aspetti i consiglieri del M5S hanno depositato un esposto. Mentre in procura a Roma ci sono già degli indagati nell’ambito di un’inchiesta avviata dopo la denuncia di una ex lavoratrice, Lucia Tertibolese.

La procura indaga sull’accreditamento
Uno dei punti toccati nelle denunce di Tertibolese e del M5S è l’accreditamento con il sistema sanitario nazionale. Geress lo ha ottenuto nello stesso periodo in cui ha avviato più di una procedura di riduzione del personale. L’ultima è partita lo scorso settembre per 28 unità. Tale personale “non può essere esternalizzato – si legge nella denuncia di Tertibolese – in quanto rientra nella dotazione organica stabile delle strutture sanitarie accreditate con il sistema sanitario nazionale”. Ma c’è di più: se l’accreditamento è stato dato in base alla forza lavoro dichiarata dall’azienda, come è possibile che parte di questa venga da tempo considerata in esubero e non qualificata? “La regione Lazio avrebbe concesso un indebito accreditamento ai danni dell’erario”, si legge nel documento, che ipotizza anche una truffa all’Inps, visto che Geress ha usufruito di soldi pubblici per la cassa integrazione. Altri sospetti riguardano i rimborsi regionali. Già in un’interrogazione del 2013, il consigliere del M5S Davide Barillari sosteneva che nel periodo 2008-2011 “Geress risulta aver fatturato ben 3,5 milioni di euro extra accordi regionali”. La clinica, è l’accusa, avrebbe dato la precedenza a prestazioni di costo inferiore rispetto a quelle concordate in fase di accreditamento.

Da Zingaretti silenzio
Di tali dubbi gli uffici della Regione sono stati messi al corrente più volte. Sin dal 2011, quando Tertibolese ha iniziato a inviare email documentate. Cosa che nel 2013 non ha impedito a Geress di ottenere dalla giunta Zingaretti, oltre all’accreditamento definitivo, un aumento del budget del 5%. Aumento concesso anche alle altre cliniche psichiatriche accreditate, ma che per Colle Cesarano ha voluto dire arrivare a un finanziamento pubblico di 9 milioni di euro, il più alto per le strutture di questo tipo. Soldi incassati mentre le procedure di licenziamento andavano avanti.  Su Colle Cesarano i consiglieri regionali del M5S hanno presentato in tutto sei interrogazioni, senza ricevere risposte complete. L’ultima, il mese scorso, ha preceduto di qualche giorno l’ispezione effettuata dai sindacalisti del SiCel insieme a Barillari e al deputato del M5S Massimo Enrico Baroni. Nell’interrogazione i 5 Stelle arrivano a mettere in dubbio l’esistenza dei requisiti minimi per l’accreditamento, di cui chiedono la revoca.

Buzzi, Vincenzi e Mafia Capitale
Il M5S chiede anche conto della struttura di Geress destinata all’accoglienza dei migranti, il business tanto caro a Buzzi. E qui c’è un punto di contatto con Mafia Capitale. Non l’unico, sebbene nessuno dei vertici di Geress sia indagato nell’inchiesta. In un appunto recuperato dei magistrati, Buzzi annota infatti proprio “Colle Cesarano” come il luogo di un appuntamento. Il protagonista del “mondo di mezzo” viene anche intercettato al telefono con Manfredino Genova, uno dei titolari di Geress: “Per i pasti il fornitore l’ho trovato io. Perché non ti accolli la struttura?”, gli dice riguardo alla possibilità di aprire un centro per minori stranieri. La risposta di Genova: “Io ci guadagno sui pasti, mi togli proprio quello?”.
Un ruolo lo gioca pure Marco Vincenzi, l’esponente del Pd dimessosi da capogruppo in Regione perché citato nelle carte dell’inchiesta, benché non indagato. Vincenzi è stato per due mandati sindaco di Tivoli, dove sorge la clinica. I 5 Stelle in un’interrogazione lo definiscono “politico di riferimento della Geress, il suo nome infatti rispunta nei momenti cruciali ed echeggia con insistenza negli anditi della Colle Cesarano”.

Geress licenzia. E intanto finanzia altre società
Altri interrogativi derivano dai bilanci. Da un lato Geress riceve finanziamenti pubblici per le attività sanitarie, senza che ciò abbia impedito licenziamenti e procedure di cassa integrazione. Dall’altro finanzia altre società, come Gieffe Agricola, controllata al 100%, e Gieffe Sanità, riconducibile agli stessi soci e amministratori di Geress, ovvero Genova e Massimo Forti. I debiti di Gieffe Sanità verso Geress sono contabilizzati nel bilancio del 2013, l’ultimo disponibile, per quasi 3,2 milioni di euro. Quelli di Gieffe Agricola sono invece pari a poco meno di 2,3 milioni, poste che in gran parte consentono l’iscrizione a bilancio per 3 milioni di 50 ettari di terreno acquistato dalla liquidazione dalla Centro Clinico Colle Cesarano, la società da cui Geress ha rivelato anche l’attività sanitaria. Un passaggio di consegne su cui il precedente proprietario Aurelio Casati ha chiesto più volte di essere ascoltato dalla procura di Tivoli. Inutilmente.

Ma torniamo ai terreni. Perché Geress ne ha finanziato l’acquisto mentre licenziava? Risponde Genova: “I licenziamenti non hanno ragioni economiche, ma sono conseguenza della necessità di adeguarci a una normativa regionale che ci ha massacrato. Mentre le operazioni societarie hanno avuto lo scopo legittimo di rilevare la vecchia società che era sull’orlo del fallimento e sotto il controllo di un amministratore giudiziario”. Parole che omettono una cosa: il liquidatore della vecchia società era Forti, lo stesso Forti della Geress. Alla faccia dei conflitti di interesse. Intanto l’anno scorso i terreni sono diventati edificabili, insieme ad altri 14 ettari posseduti direttamente da Geress. In tutto 30mila metri cubi da costruire in deroga al piano regolatore.