Anni fa, eravamo nel 2009, prima del terremoto dell’Aquila e della cricca, prima del G7, prima delle Olgettine in fiore, prima di Razzi e Scilipoti e dello spread, fu nominato Direttore generale della Rai Mauro Masi, un burocrate pubblico uso ad ubbidir tacendo (anzi, tacendo proprio no, tant’è che anche a lui, come ad altri sventurati, toccò la celebrità della intercettazione che ti cambia la vita).

Erano anche i tempi del “presto, presto col digitale terrestre”, necessario nella sostanza per liberare frequenze a favore della telefonia, ma venduto al Paese come un salto tecnologico che neanche il capitano Kirk nell’iperspazio. C’era un’altra ragione a provocare la fretta: Mediaset voleva a tutti i costi disporre di un decoder terrestre dove vendere tv a pagamento per non lasciare il lucroso affare al satellite di Murdoch. Il tutto puntualmente avvenne, ma per fare le cose a puntino serviva ancora uno sforzo: togliere dal bouquet dello Squalo quella mezza dozzina di canali Rai che, brutti o belli che fossero, arricchivano comunque l’offerta del temuto concorrente del Biscione.

Non che la Rai facesse beneficenza, perché quei canali se li faceva pagare, e profumatamente (parecchie decine di milioni di euro) perché anni prima li aveva, per così dire, imposti in quantità e prezzo al predecessore di Murdoch poi assorbito dal medesimo. Ma, misteri dell’etere, arrivati alla scadenza del contratto, anziché inventarsi questo mondo e quell’altro per non perdere il cospicuo introito, la stessa Rai fece mostra di non essere più interessata.

Masi, si mormora, non si faceva trovare al telefono da Murdoch e questi, alla fine, si tenne i suoi soldi e non faticò a coprire i vuoti grazie alla disponibilità della tv di mezzo mondo.
Guadagno per la Rai? Zero, anzi perdita sonante, un mancato introito che si è cumulato bilancio dopo bilancio. In cambio di cosa? Del “piano canalini”. I canalini sono, come è noto ad alcuni, quella dozzina di canali dall’infimo ascolto che, tranne il paio che va avanti coi cartoni animati, anziché ai dati auditel si affidano agli attestati di stima di chi vi ritrova brandelli di memoria o di personalissime manie. In più, le tre reti generaliste continuarono sì ad essere disponibili sul satellite, ma la Rai cominciò a criptarne gli eventi principali, d’intesa con Mediaset.

Ora dal “con te, noi del duopolio, non vogliamo avere a che fare” sembra si stia passando ad approcci più pragmatici, anche perché la pay tv di Mediaset, che doveva essere protetta da quei modi burberi e quegli autolesionismi (per la Rai) economici non è comunque che vada un granché bene. Così, pare che la Rai abbia messo fuori il cartellino del prezzo, per la serie se mi vuoi mi paghi, anche senza amore. E la stessa Mediaset ci sta facendo un pensiero. A costo di far rivoltare il ricordo di Masi nella sua ex poltrona.

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