Oggi il battesimo a Palazzo Madama, dove i dieci senatori per dare vita al gruppo ci sono tutti. La prossima settimana, presumibilmente, quello a Montecitorio. Alleanza liberalpopolare-Autonomie (Ala), il nuovo gruppo parlamentare che fa capo all’ex plenipotenziario di Forza Italia, Denis Verdini, comincia infatti a muovere i suoi primi passi anche alla Camera. Certo, per adesso i numeri sono ancora lontani dalla quota minima per formare una componente autonoma, ovvero 20 deputati. Ma le trattative sono comunque in corso. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, infatti, sarebbero già 6 gli eletti pronti ad andare a rappresentare la truppa verdiniana. Momentaneamente nel gruppo Misto, poi si vedrà. Si tratta di Luca D’Alessandro, Ignazio Abrignani, Monica Faenzi, Massimo Parisi, Giovanni Mottola e Francesco Saverio Romano. Altri due starebbero decidendo il da farsi e per questo sui loro nomi vige per ora il massimo riserbo.

D’Alessandro, che nei giorni scorsi aveva fatto intendere la decisione di lasciare Forza Italia in un lungo post su Facebook, è l’ex capo ufficio stampa del Popolo della Libertà, da sempre vicino a Verdini (di cui è stato portavoce). Non è un caso, dunque, che sia fra i primi a seguirlo in questa nuova avventura. Con lui, come detto, ci sarà anche Abrignani, considerato il “braccio armato” del senatore toscano a Montecitorio. Uno che, proprio per questo, non ha mai nascosto le proprie simpatie per il Patto del Nazareno, arrivando a chiederne la “restaurazione” dopo la definitiva rottura arrivata a margine dell’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Monica Faenzi, invece, è entrata in Forza Italia nel lontano 1998. Prima l’esperienza come assessore alla Cultura al comune di Grosseto, città in cui è nata nel 1965, poi, nel 2001, l’elezione a sindaco di Castiglione della Pescaia. Nel 2008, la Faenzi è diventata deputata mentre due anni dopo il partito l’ha candidata contro Enrico Rossi (Partito democratico) alla presidenza della Regione Toscana. Le cose, come noto, sono andate piuttosto male. Di lei, fra le altre cose, si ricorda la polemica (con tanto di querela) nei confronti di Report, la trasmissione di Raitre condotta da Milena Gabanelli, che nel corso di una puntata l’ha etichettata come l’amante dello stesso Verdini. Facendo andare su tutte le furie la diretta interessata.

Verdiniano della prima ora è anche Massimo Parisi. Ex coordinatore regionale di Forza Italia in Toscana, con Verdini il deputato fiorentino “condivide” un rinvio a giudizio per il fallimento della Società Toscana di Edizioni, che editava Il Giornale della Toscana. Uno dei 5 processi a carico dell’ormai ex braccio destro di Silvio Berlusconi. Infine ci sono Mottola e Romano. Il primo, di professione giornalista, è alla sua seconda legislatura; il secondo, ex ministro dell’Agricoltura dell’ultimo governo Berlusconi, nel recente passato è stato al centro di numerose inchieste giudiziarie, senza comunque essere mai stato condannato. Fonti parlamentari riferiscono a ilfattoquotidiano.it che i contatti dei 6 deputati per entrare a far parte del Misto siano già stati avviati. Anche se le attuali condizioni non garantirebbero loro nemmeno la formazione di una componente all’interno dello stesso gruppo. Se ne saprà di più nei prossimi giorni. La macchina, comunque, è stata messa in moto. E non è detto che il numero dei passeggeri non sia destinato a salire.

Ma non è tutto. Verdini, infatti, sembra intenzionato a fare le cose in grande. E così oggi, oltre alla nascita del nuovo gruppo al Senato, il numero uno di Alleanza liberalpopolare-Autonomie annuncerà anche la creazione di una fondazione (con sede a Roma, in via Poli) e presenterà un documento programmatico. Nel quale ci sarà scritto, almeno formalmente, che Ala si collocherà all’opposizione e non darà alcun soccorso né aiuto sistematico alla maggioranza di governo. Anche se sul cosiddetto ddl Boschi le posizioni del senatore toscano sono note e il voto favorevole al provvedimento è pressoché scontato. Insomma almeno su questo fronte, alla luce dei mal di pancia della minoranza del suo partito, il premier Matteo Renzi può stare un po’ più sereno.

Twitter: @GiorgioVelardi