Giunta per la autorizzazioni e le immunità di Palazzo Madama smentita dall’Aula sulla richiesta di arresto per il senatore di Ncd Antonio Azzollini: presidente dell’organo parlamentare Dario Stefàno, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, si dice «sorpreso» e non nasconde la sua amarezza per come sono andate le cose. Anche se ricorda che «l’Assemblea è sovrana e ogni sua decisione va rispettata». Lo scorso 8 luglio la Giunta di cui è a capo aveva infatti votato a maggioranza per il “sì” alla misura cautelare nei confronti del senatore alfaniano. Era finita 13 a 7, con tutti i componenti del Partito democratico che avevano dato parere positivo. Per questo, dice Stefàno, «ho avvertito una certa sensazione di disagio tra i colleghi della Giunta». Come testimoniato, peraltro, dalle parole di Felice Casson (Pd) nell’intervista rilasciata a ilfattoquotidiano.it .

Senatore Stefàno, nell’intervento che ha anticipato il voto lei ha parlato di “difesa piuttosto fragile ed esposta a plateali contraddizioni logiche” da parte di Azzollini. Eppure in 189 lo hanno salvato dall’arresto…
Ero e sono convinto che la posizione più giusta fosse quella esposta nella relazione con la quale ho invitato la Giunta ad esprimersi in senso favorevole all’arresto, conseguendone, non a caso, l’approvazione a larga maggioranza. Ma, come lei sa, l’Aula è sovrana ed io non posso che rispettarne doverosamente la sua espressione.

Il voto dei suoi colleghi in aula ha di fatto sconfessato il lavoro della Giunta da lei presieduta, che, dopo aver studiato il caso, aveva votato a maggioranza per il “sì” all’arresto. Al di là del fatto che la decisione dell’Aula è sovrana, si sente amareggiato per quanto accaduto?
Non posso nascondere un po’ di sorpresa per una decisione che ritengo riproponga una visione del fumus persecutionis un po’ distonica rispetto alla sensibilità dell’uomo comune, che rischia di venire percepita come misura che va ben oltre la ordinaria protezione istituzionale.

Però?
Credo che il lavoro puntuale realizzato in giunta resti patrimonio comune e contribuisca ad alimentare una prassi parlamentare che in questa legislatura ha già saputo affermare temi importanti, ad esempio, in materia di non giurisdizionalità di un organo di garanzia parlamentare o di autodichia. Infine, non va dimenticato che in Giunta si deve votare necessariamente a scrutinio palese mentre in Assemblea, come è poi avvenuto, può essere richiesto il voto segreto. Questo non è un elemento irrilevante per comprendere il diverso avviso dell’Aula rispetto alla Commissione. Forse, solo in caso di voto palese si potrebbe parlare di “sconfessione” dell’approfondito lavoro affrontato dalla Giunta.

Felice Casson, intervistato da ilfattoquotidiano.it, ha parlato di un nuovo salvataggio di un componente della casta. E’ d’accordo?
Non voglio e non posso spingermi verso valutazioni così nette e, per certi versi, imbarazzanti. Mi limito solo ad osservare di aver avvertito anche io una certa sensazione di disagio tra i colleghi di Giunta per una decisione che in quella sede si era espressa in un voto che appariva molto più fondato su una consapevole lettura degli atti dell’inchiesta. Ciò non toglie la possibilità di evidenziare come però il voto del Senato abbia per certi versi confermato la totale autonomia della Giunta rispetto a dinamiche estranee al merito.

Lo stesso Casson ha anche parlato “dell’ennesimo messaggio lanciato alla magistratura nel tentativo di tirar fuori dai guai tutti coloro che sono coinvolti in vicende processuali”. Che ne pensa?
Siamo di fronte ad una valutazione legittima, ma personale, del collega sulla quale, per le stesse ragioni sopra riportate, mi limito a prendere atto.

Come giudica la decisione del capogruppo dem, Luigi Zanda, di lasciare ai suoi senatori libertà di coscienza nonostante i rilievi della giunta?

Credo che i senatori debbano sempre conservare la propria libertà di coscienza. La singolarità è, quindi, nell’annuncio e nel richiamo di un principio altrimenti insospettabile. Insomma: mi è parso, semmai, singolare averlo voluto evocare.

La giunta da lei presieduta si troverà a discutere di un altro caso, quello del senatore di Ncd Giovanni Bilardi. Le accuse a suo carico sono pesanti: peculato e falso.
Esamineremo gli atti con puntualità, come abbiamo sempre fatto. In ogni caso, non posso e non voglio immaginare il rischio di una rivisitazione definitiva e complessiva ma fuorviante del concetto di fumus persecutionis. Concetto sul quale, peraltro, ho in animo di avviare una ampia e approfondita riflessione ad utilità di ogni componente parlamentare.

Twitter: @GiorgioVelardi