Mancato rispetto di due prescrizioni inserite nell’Aia e “incrementi notevoli rispetto ai normali trend” delle concentrazioni orarie di benzene e idrocarburi policiclici aromatici. Le relazioni dell’Arpa Puglia sollevano molte criticità riguardo l’accensione delle torce di emergenza del petrolchimico di Brindisi, dove opera Eni Versalis, durante lo scorso mese di maggio e i primi quindici giorni di giugno. Un tema che è stato anche affrontato in consiglio comunale il 13 luglio grazie a un ordine del giorno, bocciato, presentato dal consigliere di minoranza Riccardo Rossi (Brindisi Bene Comune). E denuncia ora il suo gruppo: “Tutti i rapporti sono state ricevuti dal comune il 9 luglio, quattro giorni prima della discussione”, chiedendosi “il sindaco ne era a conoscenza?”. “No. A parte l’impiegato dell’ufficio protocollo, i destinatari, me compreso, ne sono venuti a conoscenza il 23 luglio. Una volta letti i rapporti dell’Arpa, se sussistono i presupposti, non escludo azioni clamorose”, replica il sindaco Cosimo Consales.

Quelle sfiammate, spesso miste a fumo nero visibile fino a chilometri di distanza, infatti, potrebbero non essere innocue. Lo mette per iscritto anche l’Arpa, poiché tra i valori più alti cristallizzati dalle centraline installate nel capoluogo pugliese c’è quello del benzene, un cancerogeno di classe 1. La notte del 15 giugno, in concomitanza con l’accensione della torcia, una stazione di rilevamento installata in centro città rileva un valore massimo di concentrazione oraria di 63,8 microgrammi per metro cubo. Nulla che infranga la legge perché la normativa italiana vigente non prevede valori limite orari o giornalieri, ma solo una media annuale.

Tuttavia la direzione scientifica di Arpa Puglia scrive nel suo rapporto: “Si ritiene utile a scopo cautelativo di riportare i riferimenti internazionali più restrittivi disponibili in letteratura che indicano, per le soglie di esposizione, il valore di 27 microgrammi per metro cubo come livello orario massimo di concentrazione e il valore di 8 microgrammi per metro cubo come valore limite medio sulle 8 ore”. Continua quindi l’Agenzia regionale per la protezione ambientale: “Possono esserci situazioni di rischio alle quali può essere esposta la popolazione nei casi in cui la media del benzene in aria nelle 8 ore superi i 3 microgrammi. Ciò si è verificato in sei casi con valori superiori e in quattro casi con valore pari a 3. Sono stati registrati 5 valori orari superiori alla soglia di 27 microgrammi per metro cubo”. Con quel picco di 63,8 la notte del 15 giugno: quasi tre volte in più di quanto, dicono gli studiosi, potrebbe bastare a provocare effetti acuti a breve termine.

Ma non finisce qui, perché il dipartimento provinciale di Brindisi dell’Arpa Puglia sollecita il ministero dell’Ambiente attraverso una nota, inviata anche al sindaco di Brindisi Cosimo Consales e al prefetto Nicola Prete. Durante la sfiammata del 2 luglio, di cui ilfattoquotidiano.it aveva già parlato, non sarebbe stata ottemperata la prescrizione n.13 dell’Autorizzazione integrata ambientale che prevede l’uso delle torce “senza generare emissioni visibili (fumo), indice di elevato contenuto di particolato, mediante l’uso di vapore, ovvero nelle migliori condizioni smokeless consentite dalla tecnologia”. E invece sottolineano i tecnici “l’evento si è sviluppato con significativa presenza di emissione di fumo nero” visibile fino a venti chilometri di distanza. Con una seconda nota l’Arpa ha portato ministero e sindaco a conoscenza di un’altra presunta violazione dell’Aia, il 27 giugno, per il superamento dei limiti nelle emissioni di composti organici volatili.

“Tutte queste relazioni evidenziano un quadro preoccupante in occasione delle accensioni delle torce, alla luce del quale risulta incomprensibile la scelta della maggioranza nell’ultimo consiglio comunale di bocciare un documento da noi presentato per avviare una commissione di inchiesta ed iniziare a prendere provvedimenti a tutela della salute dei cittadini”, scrive Brindisi Bene Comune in una nota. Ma il sindaco, sottolineando d’essere venuto a conoscenza del rapporto solo pochi giorni fa, risponde: “Mi riservo di verificare ogni possibile azione, anche clamorosa. Ma è bene agire di cervello e non di pancia davanti a situazioni così delicate – dice a ilfattoquotidiano.it – Senza attendere i dati, è bene ricordare che ho già chiesto due volte la riapertura dell’Aia e nei prossimi giorni solleciterò il gruppo industriale affinché aumenti le opere di ambientalizzazione, secondo la miglior tecnologia possibile, come già avvenuto altrove”.

Aggiornato da Redazione il 19 agosto 2015