Dopo diversi rinvii, il giorno della verità è arrivato. Il 22 luglio a Baku, in Azerbaijan, si decide della politica energetica dell’Europa. Lukoil chiede alla Banca europea per lo sviluppo (Bers) un prestito a tasso agevolato di 500 milioni di dollari per lo sfruttamento del giacimento di gas Shah Deniz, nel tratto azero del Mar Caspio, di cui l’azienda russa è azionista. La riserva di energia dovrà diventare un rifornimento alternativo al gas russo. Se la Bers voterà sì, entro il 2020 da Baku partiranno ogni anno almeno 10 miliardi di metri cubi di gas che percorreranno un serpentone di 3.500 chilometri fino a Melendugno (Lecce): il Corridoio sud del gas. Con buona pace dei salentini del comitato No Tap, contrario all’ultimo tratto del Corridoio, la Trans Adriatic Pipeline, che attraversa Grecia e Albania per arrivare sulle nostre coste. Costo complessivo di tutta l’opera, 45 miliardi di euro.

Il Consiglio dei ministri italiano ha approvato il progetto il 29 aprile. Entusiasta il primo ministro Matteo Renzi: “Uno dei risultati più rilevanti del governo è aver portato il gasdotto Tap in Puglia, con l’ultimo passaggio formale in consiglio dei ministri il 29 aprile. Era diventato una barzelletta europea”. Per diverse ong internazionali il Corridoio Sud, però, è solo un modo per inquinare e accreditare nella comunità internazionale il discusso presidente azero, Ilham Aliyev, rampollo di una famiglia ormai al potere dal 1991, anno dell’indipendenza.

Le violazioni dei diritti umani – “Chiediamo che venga respinta la richiesta di prestito perché non rispetta i requisiti base dell’accordo che stabilisce la Bers e le sue politiche ambientali e sociali”. Così scrivono gli attivisti di Sports for rights, una coalizione internazionale di ong, in una lettera indirizzata al presidente della Banca, l’indiano Sura Chakrabarti. L’istituto di credito, infatti, dovrebbe vincolare il prestito al rispetto di minimi standard democratici, siccome tra i suoi scopi ha proprio lo sviluppo della democrazia, anche se non si spiegano esattamente i meccanismi. Ha 33 Paesi donatori tra cui l’Italia (122 milioni di euro dal 1992, a cui si aggiungono le donazioni “comunitarie”) più altri fondi finanziati da istituzioni internazionali, come l’Unione europea o la Banca mondiale.

Meno di un mese fa sono andati in scena nella capitale azera i primi Giochi olimpici europei, maxi evento a cui non hanno potuto partecipare attivisti come Emma Hughes di Platform London, o altri colleghi di Amnesty International, rispediti indietro perché ritenuti dal governo ospiti impiccioni. La prova tangibile, per gli attivisti, del mancato rispetto dei diritti umani nel Paese: 100 attivisti sono in carcere solo per essersi opposti agli Aliyev. I “regnanti” di Baku non potevano mancare nella lista di clienti discutibili dell’Hacking Team, l’azienda di cyber-spioni di Milano: hanno comprato per 320mila euro il Remote control system, un software per spiare le attività online dei cittadini sospettati di opporsi al regime.

Chi siede a tavola – Il gas azero sarà distribuito in Europa dalla Snam Rete Gas. La società italiana ora vorrebbe anche entrare nel pacchetto azionario dell’ultimo tratto del Corridoio Sud, la Tap: dal 20 luglio un quinto delle azioni sono disponibili. L’azienda norvegese Statoil, che ne era titolare, si è fatta da parte come preannunciato da tempo. Secondo fonti della Reuters il pacchetto azionario varrebbe 400 milioni di euro. Nella società Tap ci sono anche l’inglese British Petroleum (con il 20%), che è stata anche main sponsor dei Giochi olimpici europei, i belgi di Belgium’s Fluxys (19%), gli spagnoli di Enagas (16%), gli svizzeri di Axpo (5%) e Socar, la compagnia statale dell’Azerbaijan (20%).

Azionista di maggioranza del giacimento Shah Deniz, invece, è la BP, mentre il 10% appartiene ai russi di Lukoil. L’azienda di Mosca, a seguito della guerra in Ucraina, è nell’elenco delle imprese colpite da sanzioni. Ma ciò non le impedisce, il 22 luglio, di richiedere i famosi 500 milioni di euro alla Bers. Innescato il domino con questa prima tranche, sarà poi la corsa all’oro per finanziare l’opera. Tra gli strumenti per mettere insieme i fondi, anche lo Europe 2020 project bond initiative, che permette ad aziende private di emettere titoli con un rating migliorato. Come? Con i soldi della Banca europea degli investimenti (Bei), istituto di credito finanziato dagli Stati membri dell’Europa, più la Commissione europea e altre istituzioni. “Ma se il progetto non dovesse andare bene, chi li ripagherà i debiti?”, si domanda Elena Gerebizza, esperta di politiche energetiche dell’ong Re:Common. La risposta è semplice: i cittadini europei, azionisti di chi ha garantito per i privati. “Il cuore del prestito per il Corridoio sud viene da denaro pubblico”, aggiunge. Saranno soldi ben spesi? Re:Common lo mette in dubbio, perché i dati presentati alla Camera in giugno dall’Autorità dell’energia indicano per l’Italia un consumo per il 2014 ai livelli del 1997-98, con un calo dell’11,6% rispetto all’anno precedente. Non va meglio in Azerbaijan dove, secondo le cifre del Comitato Statale di Statistica (Ssc) la produzione rispetto al 2014 è scesa del 3,7% nel primo semestre del 2015.

Tutti amici dell’Azerbaijan – Dopo i Giochi olimpici europei di quest’anno, nel 2016 nella capitale azera arriverà la Formula Uno, nel 2017 i Giochi islamici e nel 2020 farà tappa il primo europeo di calcio itinerante. E se c’è un Paese che sta facendo molto per aiutare gli Aliyev a piacere agli eurocrati, è l’Italia.  Renzi ha incontrato Aliyev a Roma il 9 luglio e a Expo il 10, durante la festa nazionale azera. Il presidente azero ha riservato parole al miele per la Penisola, primo partner commerciale del suo Paese, con 45 imprese italiane attive in Azerbaijan e un interscambio tra i due Paesi di circa 6 miliardi di euro. Nell’operazione-simpatia di Baku rientra ovviamente il calcio italiano: in giugno sono iniziate le trattative ufficiose tra un’azienda privata del Paese e la Lazio per una sponsorship milionaria il prossimo campionato. Al club degli amici dell’Azerbaijan, ora si iscrive anche il confinante Iran, che dopo la firma del Trattato sul nucleare con gli Stati Uniti spera di uscire dall’isolamento vendendo energia in Europa, passando sempre per i gasdotti del Corridoio Sud.