C’è un filo nero (come la pece) che unisce due modi di fare che la cronaca, sempre più specchio di società e popoli, ci consegna nelle ultime ore. La spocchia di Aurelio De Laurentiis e il Risiko di Wolfgang Schaeuble.

Il presidente del Napoli Calcio fa come gli pare e nella città che da anni tenta di combattere la camorra mette le mani addosso a chi quella battaglia, in perfetta solitudine e ogni anno con sempre meno mezzi, porta avanti. Il ministro delle finanze di Berlino anziché scrivere elegantemente la parola fine sul caso greco anche dopo che Tsipras ha fatto la ritirata che ha fatto, vuole semplicemente schiacciare il più debole. E continua a improvvisare piani da Grexit a tempo. Come se le stime del Fondo Monetario Internazionale (e non della sezione di Syriza del Pireo) che certificano il fallimento della cura Merkel alla voce debito, fossero noccioline e non analisi reali. E particolarmente preoccupanti. Altro che le europrescrizioni di uno dei padri fondatori, il suo connazionale Adenauer: l’atteggiamento di Schaeuble non è rigorista o fissativo sulle regole, semplicemente è disumano.

I due personaggi in questione sono preda di una sindrome purtroppo frequente nell’epoca post globalizzazione. L’individualismo che distrugge la comunità, la deriva da marchese del Grillo che si fa glaciale dominazione, addirittura elogio della razza ariana e voglia di spazzare via tutti gli altri. Mentre dall’altro lato dell’oceano Papa Francesco spende qualche preziosa parola sul caso ellenico (“bisogna evitare che siano i poveri a pagare le crisi”, curiosamente la stessa traccia del prossimo libro di Yanis Varoufakis), nel vecchio continente va in scena un doppio mortificante teatro. L’avanspettacolo becero di chi, ricco e con una pletora di maggiordomi, sputa ignobilmente su una divisa. E il cinismo di chi, dall’alto di un potentato economico e politico, spinge il pulsante del game over: senza rispetto, senza possibilità di piano B, senza un grammo di umanità.

Forse a Berlino non avranno letto i dati sciorinati dalle numerose ong che hanno deciso dal 2012 ad oggi di spostare dal terzo mondo alla Grecia le loro campagne di interventi mirati. Forse le immagini di ospedali senza garze o senza possibilità di una dieta equilibrata non interessano all’altra faccia della Cancelliera Merkel. Ma la storia insegna che ad essere distanti dal mondo reale si finisce per pagare dazio, oggi o domani, come soprattutto la storia del novecento ricorda proprio in Germania. Anche a causa del fatto, ad esempio, che nel 1953 gli Stati europei (tra cui Grecia e Italia) dissero sì all’haircut per il debito tedesco.

Ha scritto Plutarco in Vita che “così come una bella pittura ricca di sgargianti colori diletta l’occhio, così le azioni virtuose suscitano nell’anima un’ammirazione che presto si traduce in desiderio di emulazione”. Mentre quelle altre azioni sono solo da voltastomaco.

twitter@FDepalo

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Tsipras come Renzi, ma il vero problema del debito greco è un altro

next
Articolo Successivo

Merkel, la donna di ghiaccio che ha detto la verità

next