Legalità e trasparenza è l’operazione in atto su Roma da parte del Sindaco Ignazio Marino anche per il diritto alla casa. Fatti, diremmo, non parole, restando nell’eleganza dei termini. Sembrerebbe un programma ricco quello esposto ieri in Campidoglio: vendita all’asta del patrimonio – comincerà con 35 immobili, tra abitazioni (vuote, sembrerebbe), 16 negozi e botteghe, 8 magazzini o depositi, 1 albergo, 1 ufficio, 1 area – vendita degli alloggi Erp, per poi ricomprarne di nuovi, sempre Erp, dopodiché il Comune acquisterà fino a 250 immobili dal mercato privato.

C’è spazio, nel “Progetto Casa” per Roma, anche per ricavare utili dagli affitti passivi: grazie a operazioni di dismissione e trasferimenti, le cifre dei risparmi, tra il 2014 e il 2016, saranno pari a 12 milioni di euro. Insomma, da una operazione così si prevede un ricavato di 55 milioni di euro – la cifra è approssimativa – da mettere a disposizione del patrimonio.

E poi ancora chiusura dei Caat, riuso del patrimonio confiscato, a Corviale dopo vent’anni si realizzerà il quarto piano del serpentone, e molto altro in città secondo il piano del Comune.

Eppure i numeri di Roma oggi rivelano un quadro drammatico: le nuove sentenze di sfratto, che nel 2013 per la prima volta avevano superato la soglia degli 8.000 provvedimenti, sono cresciute ancora, arrivando a 8.264, nel 2014. 10264 sono le richieste di esecuzione con l’Ufficiale Giudiziario, +28,67% rispetto al 2013, e le esecuzioni forzate con la forza pubblica sono state 2.726 (segnano un incremento di quasi il 5% rispetto all’anno passato). Per quanto riguarda le case popolari, la graduatoria pubblicata a marzo per le assegnazioni riguardava le domande relative al primo semestre del 2013. Da allora è trascorso un anno e mezzo, nel corso del quale sono state presentate oltre mille domande al mese. Facendo un’ipotesi al ribasso le famiglie che a oggi potrebbero risultare idonee potrebbero superare di molto la soglia delle 10 mila. Si tratta di un numero altissimo se si considera che nel decennio precedente, vale adire dal 2000 al 2012, le domande risultavano appena sotto le 30.000.

Insomma, ci sono case vuote che nell’immediato potrebbero essere consegnate a chi esce da un alloggio e che invece, senza poter beneficiare del passaggio da casa a casa, finisce ancora nei residence. Ancora.

Questo lo racconta anche la drammatica storia di una famiglia composta da cinque persone, che fino a pochi giorni fa viveva a Torrevecchia: tre minori, una donna e il marito, entrambi disoccupati. Il figlio di sei anni allo stato attuale è affetto da linfoma di Burkitt, manifestatosi al IV stadio, il più grave. Attualmente in cura, sotto chemioterapia, alterna settimane in day hospital alla cura in casa. Un certificato medico chiarisce il caso delicato e la necessità di dover vivere protetto perché privo di difese immunitarie. In casa, raccontava la mamma, il bimbo viveva per lo più in una stanza, separato dagli altri due fratelli. Tutti in sua presenza indossavano la mascherina. Ad aver sfrattato la famiglia, l’8 luglio, sarebbe una comproprietaria di 29 immobili, su Roma, tra appartamenti, garage, negozi.

Una domanda: come sono intervenuti Comune e Municipio XIV? Nello specifico, quali situazioni sarebbero state proposte alla famiglia? Il tanto agognato passaggio da casa a casa?

Nell’ordine la famiglia avrebbe già fatto la domanda per le case popolari, per la morosità incolpevole, per l’emergenza abitativa, per il buono casa. Rientrata nella morosità incolpevole, come nell’emergenza abitativa, è in attesa di notizie per il buono casa.

Di fatto l’8 sera madre e figlio sono stati mandati in un residence – solo nel tardo pomeriggio, lo sfratto è avvenuto la mattina – a via Tineo. Per loro circa 60 mq, in una situazione non idonea, dove il bambino in cura non potrebbe stare “in  considerazione dello stato di immunodepressione legato al trattamento in atto e alla neutropenia severa secondaria alla terapia il bambino necessita di soggiornare in un ambente idoneo“, come scritto in un certificato del Bambin Gesù.

Il bambino in cura ieri sera è stato ricoverato  di nuovo nel reparto di oncologia intensiva. Tra venti giorni sapremo quale destino avrà questa famiglia per le politiche abitative. Intanto la domanda è: perché il Comune non utilizzare subito il patrimonio se disponibile?