La Namibia, Stato africano che si affaccia sull’Atlantico. Due milioni di abitanti, ex colonia tedesca prima e poi del Sud Africa. Tasso di povertà al 29%. Una nazione che cerca di vivere di turismo, pesca e miniere di diamanti e di uranio, con vaste distese desertiche e bassissima densità abitativa. E’ uno dei pochi Paesi del mondo la cui Costituzione menziona esplicitamente il dovere di proteggere ecosistemi, processi ecologici, biodiversità e le risorse naturali da essere usate in modo sostenibile per tutti, incluse le generazioni future.

E poi hanno i tonni. Nel 2011 ne sono state catturate l’equivalente di 4000 tonnellate, con un incasso di 400 milioni di dollari. Una cifra considerevole per il Paese. A regolamentarne la cattura  l’Iccat, l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, che impone quote annuali a ciascun paese, sulla base di statistiche di anni passati. La quota viene riassegnata ogni tre anni. Quella della Namibia è stata a lungo di 5000 tonnellate annue, la stessa identica cifra del Sud Africa. Visto che il pescato effettivo della Namibia oscilla attorno alle 4000-4500 tonnellate annue, il 2011 è considerato un anno normale.

Nel 2012 arriva l’airgun, come sancito dal “Petroleum Act” del Paese. Tutta l’Africa è interessata da un revival della ricerca di petrolio e la Namibia non ne è stata esente. Si è iniziato con l’airgun esplorativo. Una delle ditte coinvolte è la Spectrum Geo, che ben conosciamo perché vuole venire a fare airgun in Adriatico e il nostro governo gli ha pure detto sì.

In Namibia hanno iniziato nel 2012 e nel 2015 sono ancora lì che prendono dati.

Oltre alla Spectrum Geo, sono giunte altre ditte minori – la Chariot Oil and Gas Limited, AziNam, Ignitius, Pancontinental Oil and Gas, nonché Namcor e Pasa, questi ultimi due gli enti petroliferi nazionali di Namibia e di Sud Africa. Mesi e mesi a spazzolare aree di mare fra Namibia e Sud Africa con più di centomila chilometri di dati da rivendere ai loro “multiclient“.

La prima serie di esplorazioni sismiche è durata da gennaio a marzo 2012, periodo che coincide con la massima migrazione di tonni nei mari della Namibia. Anna Erastus è il direttore del settore pesca del Ministero delle risorse marine del paese. Il riassunto è tutto nelle sue parole: “With increasing amounts of seismic exploration in Namibian waters recently, tuna catches have dropped“. Tutto questo viene confermato dalla Large Pelagic and Hake Longlining Association of Namibia che quantifica il drammatico il calo nella cattura di albacore e bigeye tuna, fra i più sensibili all’airgun e ai sonar delle esplorazioni petrolifere.

Di quanto sono diminuiti gli esemplari di tonni pescati?

Di tanto. Dalle 4000 tonnellate del 2011 si è passati alle 1800 del 2012, alle 650 del 2013 e ai 1000 del 2014. Un crollo impressionante. Alcuni operatori riportano di avere pescato solo il 10% del normale negli scorsi anni. I petrolieri hanno eseguito ispezioni sismiche anche attorno a Tripp Seamount, un punto di aggregazione per i tonni e da dove arriva il 70% del pescato dell’intera nazione e anche durante i tempi di maggior permanenza dei tonni. C’era da aspettarsi qualcosa di diverso del crollo del pescato?

Dal 2011 ad oggi si è passati da 40 aziende per la cattura dei tonni a solo 10. I pescatori rimasti temono che l’industria collasserà presto se non si trovano soluzioni, visto che il settore era già in crisi prima a causa dei bassi margini di guadagno. Non chiedono tanto, anche solo di non eseguire più airgun durante i periodi più delicati. Ma ormai il danno è stato fatto. La perdita di tonni è molto grave per la Namibia, non solo per le esportazioni, ma anche a causa della siccità e scarsità di cibo nell’interno.

E il governo? Immobile. Non sa, non può, non vuole intervenire. Chiedono ai petrolieri di fornire tabulati dei loro “spari” per poter ricostruire la storia delle ispezioni sismiche in mare, ma i petrolieri non collaborano. Visto il calare del pescato, nel 2014, l’Iccat riduce la quota annuale di tonno pescabile in Namibia da 5000 a 3600 tonnellate. La prossima decisione sulla quota di tonni sarà nel 2017 e si teme che verrà ridotta di nuovo, a causa del declino persistente di questi anni.

Intanto la Spectrum Geo dice che da questo “exciting new program” sono emersi “excellent prospects for future exploration drilling campaigns”. In barba ai tonni e alla Costituzione della Namibia.

Qui le immagini delle ispezioni sismiche in Namibia e in Sud Africa