“Il messaggio lanciato ieri è qualcosa che sarà ricordato. Esso rimarrà scritto nella memoria collettiva dell’Europa”: sono queste le prime parole di Euclide Tsakalotos da ministro delle Finanze della Grecia. Tsakalotos ha giurato davanti al presidente greco Prokopis Pavlopoulos. “Non nasconderò il fatto di essere nervoso ed ansioso. Assumo questo incarico in un momento difficile per la Grecia”, ha detto il neo ministro, che ha subito fatto cenno ai negoziati con i creditori europei. “Non possiamo accettare una soluzione non praticabile”, ha spiegato, citando il suo predecessore dimissionario Yanis Varoufakis. “Non avremmo fatto tutto questo senza Varoufakis. Tutti lo dovrebbero ringraziare“, ha detto Tsakalotos, che sembra l’esatto opposto del’ormai ex ministro delle Finanze. Se le posizioni politico finanziarie della Grecia dopo questo passaggio di consegne rimarranno praticamente invariate, lo stesso non si può certo dire della presenza scenica.

La Grecia, infatti, è passata dal Minotauro alla bombetta inglese. Non usa moto né t-shirt il nuovo ministro ellenico. Già portavoce economico del governo Tsipras, di fatto è ministro ombra da due mesi a questa parte. Erano i giorni dello scontro aspro tra Atene e i creditori internazionali, con la stretta di mano tra Djsselbloem e l’allievo di Galbright che segnò un solco incolmabile tra i due, quando il premier “commissariò” in qualche modo Varoufakis affiancandogli lo stesso Tsakalotos e il vice premier Dragasakis in occasione dei vertici comunitari (ottenendo il plauso del Guardian, tra gli altri).

Nato in Olanda a Rotterdam nel 1960, Tsakalotos ha frequentato il prestigioso college londinese di St. Paul, poi si è laureato all’università di Oxford in seguito si è specializzato presso l’Università del Sussex. Di formazione molto anglosassone – ha sposato l’economista inglese Heather D. Gibson – ha insegnato presso le Università di Kent e di Atene. Il battesimo politico risale al 2012, quando Syriza balzò dal 4% al 23% sorprendendo tutti. Nelle doppie elezioni di quell’anno Tsakalotos centrò il seggio parlamentare per poi essere promosso a componente del Comitato centrale di Syriza, in un partito che rispetta ancora il mantra degli organismi collegiali e decisionali. Infatti da due lustri milita in Syriza, sin dai tempi in cui il movimento si chiamava Synasprismos e Tsipras lo scorso gennaio lo ha premiato con un incarico di sottosegretario agli Esteri a cui ha sommato quello di capo dei negoziatori che trattano con l’Europa.

Tsakalotos ha scritto, a quattro mani con altri collegi, sei libri compreso Crucible of Resistance: Greece, the Eurozone and the World Economic Crisis, in cui attacca il binomio crisi greca-mancanza di riforme. In quelle pagine vergate nel 2012 punta l’indice contro la deriva liberista che ha invaso la Grecia sin dal 2008, che ha prodotto le attuali diseguaglianze sociali accanto al panorama che tutti conosciamo. Ora ha la possibilità di applicarvi le sue ricette anche grazie al suo carattere, raffinato ma non accomodante.

Come anticipato nei giorni scorsi, pare che sulla nuova nomina pesino i consigli a Tsipras del ministro dell’informazione Nikos Pappas, molto ascoltato dall’ingegnere 40enne, allergico ai modi di Varoufakis poco incline a prepararsi una futura rielezione e più propenso ad essere rappresentato a Bruxelles dal diplomaticissimo Tsakalotos. Quest’ultimo si è sempre detto un europeista convinto ma senza peccare di morbidezza verso Bruxelles come i predecessori Hardouvellis e Stournaras. Pappas avrebbe avuto un’ultima discussione con Varoufakis proprio in occasione del vertice governativo di emergenza convocato due giorni prima del referendum, convincendo il suo premier alla decisione che, però, alcuni vorrebbero fosse dipesa interamente da Berlino e non dal fronte interno. Più probabilmente Tsipras potrebbe essere stato costretto a mediare tra due richieste giunte sulla sua scrivania, sostengono altri rumors. Per cui ha scelto l’unica strada possibile, dopo la vittoria referendaria. E nessuno sa se sia la migliore.

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