Al termine di un giornata convulsa in cui è accaduto tutto e il contrario di tutto, resta l’istantanea di un’Europa in preda al caos. Un’Europa priva di orizzonti, che vive alla giornata e che è grata ad Angela Merkel perché almeno detta la linea, giusta o sbagliata che sia. Un’Europa allo sbando, dove in primo pomeriggio il presidente francese Francois Hollande auspicava a gran voce un accordo con la Grecia per evitare di far sprofondare la zona euro “nel vuoto” e al contempo il Consiglio d’Europa si pronunciava dicendo che il voto referendario andrebbe seguito da osservatori internazionali, sottolineando anche la sostanziale illegittimità della consultazione convocata con troppi pochi giorni di preavviso. Una Commissione europea che fa campagna aperta per il “sì” – non solo dicendolo, ma anche e soprattutto attraverso la pressione esercitata sul creditore insolvente – mentre al tempo stesso fa finta di continuare le trattative e di ascoltare Atene. Un governo greco un po’ dilettantesco che da un lato rilancia, dall’altro cerca di tranquillizzare la popolazione e però sottopone al voto popolare non si sa bene cosa: secondo l’agenzia Bloomberg nella formulazione del quesito referendario sarebbero stati commessi sostanziali errori di traduzione.

Un governo che comunque ha cercato di cogliere le aperture per cercare di rilanciare il tavolo negoziale e che è stato però subito ri-schiacciato nell’angolo. Come mercoledì: la lettera di Tzipras ai creditori con cui si impegnava ad accettare con lievi modifiche le condizioni poste nella bozza pubblicata domenica scorsa dalla Commissione europea non ha fatto a tempo ad arrivare, che la Merkel ha subito ribadito il suo veto a ogni trattativa prima del referendum. E il premier italiano Matteo Renzi, cui non pareva vero di trovarsi finalmente in visita a Berlino (per ragioni diverse rispetto alla gestione della crisi greca) si è sentito in dovere di dire la sua: “Quello che è importante è, finché si sta in una casa comune che è l’Unione europea, stare alle regole condivise. Quando abbiamo opinioni diverse ne parliamo e poi si esce con la stessa posizione, così si fa in Europa, o al G7”. E qual è l’opinione “diversa” di Renzi? Che promuovere il referendum in Grecia è stato “un errore: spero fino all’ultimo che si possa evitare, anche se adesso – ammette – non è facile”. Insomma, il vuoto pneumatico.

Intanto per tutto il giorno i mercati hanno scommesso su un accordo in extremis, viste anche le aperture della Grecia, ma come martedì il veto tedesco ha mandato a monte ogni possibilità e dall’Eurogruppo è uscita ancora una volta la posizione della Germania: niente trattative fino a dopo il voto referendario. I bookmakers britannici danno per sicura la vittoria dei “sì” – anche se non si è ancora ben capito a cosa – e non accettano più scommesse contro Tsipras. Fino a che lo fanno i bookmakers può stare anche bene. Il problema è che l’orizzonte europeo, le tattiche e le strategie impostate – come del resto le analisi degli uffici studi delle banche – si fermano all’esito del voto. La realtà è che sia che vinca il sì, sia che vinca il no, quest’Europa non ha la minima idea di cosa fare dopo, come gestire la crisi, quali risposte dare ai cittadini greci e ai cittadini europei tutti. La Grecia, come ricorda anche l’Fmi, è in default e questo è un fatto. Significa che lo Stato e le banche sono ormai insolventi e che l’economia finirà con l’avvitarsi nell’arco di pochi giorni. Tsipras sarà anche un avventuriero che non ha ancora spiegato ai greci e agli europei cosa accadrà in caso di vittoria del no, ma cosa dire di Bruxelles? Cosa accadrà alla Grecia in caso di vittoria dei sì? Chi pagherà stipendi e pensioni? Come andrà avanti l’economia? Questo la cosiddetta troika e la Merkel si guardano bene dal dirlo per il semplice fatto che non ne hanno idea. Anzi, peggio, il problema non sembrano porselo. Sul piatto sono previsti per ora soltanto dei fondi umanitari per fronteggiare le emergenze più acute, mentre la Bce ha comunque confermato la liquidità d’emergenza per le banche. Ma la questione non è se vincerà il sì o il no: è quello che si farà un minuto dopo.