La seconda mozione di sfiducia in otto mesi, attacchi al vetriolo nei confronti di Davide Faraone e l’ennesimo round della violentissima guerra intestina tutta interna al Pd. È un copione già visto quello che sta andando in onda in Sicilia, ma che questa volta potrebbe non finire in una bolla di sapone: al contrario l’impressione è che la poltrona del governatore Rosario Crocetta non sia mai stata più a rischio come in questi giorni.

Il casus belli questa volta è rappresentato dagli attacchi sferrati da Crocetta nei confronti del sottosegretario Faraone, luogotenente di Matteo Renzi, reo di aver bacchettato il governo siciliano. “Faraone – dice Crocetta all’Adnkronos – usa lo stesso linguaggio dei Lima e dei Ciancimino, il suo non è un linguaggio da governo democratico. Uno che si autoproclama portavoce del governo o proconsole e che dice che Roma non ci dà i soldi perché ci sono io, che linguaggio usa? Cioè la Sicilia dovrebbe pagare che c’è un presidente non allineato? Questo ragionamento lo facevano in passato i Lima e i Ciancimino. Faraone piuttosto dovrebbe dimettersi”.

Toni pesantissimi, già anticipati dal governatore nelle scorse ore con un post sulla sua pagina facebook. “Astro nascente del firmamento, luce nuova che illumina la Sicilia. Se Faraone non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Io non mi sono fatto mai tante risate in vita mia come da quando Faraone è diventato politico nazionale”, scrive Crocetta con affilata ironia sul social network. Poi rincara la dose: “I siciliani hanno avuto modo di apprezzare la genialità di Faraone negli anni in cui faceva politica a Palermo, nel periodo in cui era deputato, non rieletto all’Ars, nel periodo in cui era alla segreteria nazionale del partito, da cui è stato estromesso dopo tre mesi e per l’ultimo capolavoro della sua vita: la riforma della scuola che ha fatto perdere un milione di voti a Renzi in un solo colpo”.

Gli attacchi di Crocetta hanno colpito nel segno, provocando la seconda mozione di sfiducia in otto mesi, che questa volta potrebbe raccogliere le adesioni necessarie per mandare a casa il governatore.  Nell’ottobre del 2014, infatti, erano stati i parlamentari del Moviment0 5 Stelle a promuovere la sfiducia nei confronti del governatore, senza poi ottenere il quorum di voti necessario all’Assemblea Regionale Siciliana. Adesso, invece, è un parlamentare del suo stesso partito a tentare di mettere fine all’esperienza di governo dell’ex sindaco di Gela. “Chiedo ai parlamentari del mio partito, innanzitutto ai renziani all’Ars di apporre la loro firma e di completare il testo per depositarlo nei prossimi giorni” dice Fabrizio Ferrandelli, già golden boy di Leoluca Orlando, poi candidato sindaco di Palermo (sconfitto proprio da Orlando), quindi diventato supporter di Matteo Renzi seppur a corrente alternata.

“Spero – continua – che la mozione superi il primo scoglio del gruppo per poi essere calendarizzata entro luglio. Successivamente chiederò al Movimento 5 Stelle, alla lista Musumeci, a Forza Italia e a Ncd di essere coerenti e di sostenerla”. E in effetti, dati alla mano, se tutto il Pd decidesse di votare contro Crocetta, l’esperienza del governatore arriverebbe al capolinea ed entro ottobre si tornerebbe alle urne.

Tutto questo avviene nella stessa giornata in cui Matteo Tutino, il chirurgo plastico di fiducia del presidente di Regione, è finito agli arresti domiciliari. “Tutino è un uomo buono e religioso: da oggi non ho il medico curante e mi dispiace” dice Crocetta: il suo medico è accusato di truffa, falso e peculato. Primario di chirurgia plastica all’ospedale Villa Sofia, Tutino è accusato di aver praticato interventi estetici, spacciandoli per operazioni necessarie, ma soprattutto rimborsate dal sistema sanitario nazionale. A pesare sul medico personale di Crocetta anche le accuse di alcuni colleghi. E in un passaggio viene tirato in ballo lo stesso Crocetta: anche il governatore si sarebbe dovuto sottoporre ad intervento di chirurgia estetica, che Tutino avrebbe poi spacciato per operazione necessaria.  “Tutto era pronto – mette a verbale il dottor Antonio Iacono – per intervento di lifting addominale, da fare di domenica, ma si sarebbe dovuta inserire in cartella la diagnosi di obesità allo scopo di fare apparire l’intervento come funzionale. Ma poi la cosa saltò dopo la mia segnalazione ai vertici dell’ospedale”.