Papa Francesco istituisce il ministero dei media vaticani. Si chiamerà Segreteria per la comunicazione e il suo primo prefetto sarà monsignor Dario Edoardo Viganò, 53 anni, attualmente direttore del Centro televisivo vaticano. È il battesimo della riforma dei media della Santa Sede voluta da Bergoglio. Partendo dalle analisi e dai report della McKinsey e delle precedenti commissioni incaricate di studiare i mezzi di comunicazione vaticani, quella sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa e la Vatican media commission presieduta da lord Chris Patten, ex presidente della BBC, il Papa ha approvato un progetto di riforma realizzabile in quattro anni che prevede la salvaguardia del personale e una graduale integrazione di nove istituzioni.

Quelle coinvolte sono il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, la Sala Stampa della Santa Sede, la Radio vaticana, il Centro televisivo vaticano, l’Osservatore romano, il Servizio fotografico, la Libreria editrice vaticana, la Tipografia vaticana e il Servizio internet vaticano. Oltre a Viganò, il Papa ha nominato nel nuovo dicastero come segretario monsignor Lucio Adrian Ruiz, capo ufficio del Servizio internet vaticano; come direttore generale Paolo Nusiner, che è anche direttore generale di Avvenire; e come vicedirettore Giacomo Ghisani, capo ufficio relazioni internazionali e affari legali della Radio vaticana e membro del Consiglio di amministrazione del Centro televisivo vaticano.

Inoltre, la Santa Sede ha smentito categoricamente che sia stato preso in esame dalla Congregazione per la dottrina della fede il dossier conclusivo della Commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje, presieduta dal cardinale Camillo Ruini e istituita da Benedetto XVI. Sul volo papale di ritorno da Sarajevo, Bergoglio aveva annunciato che presto sarebbero state prese decisioni in merito alle apparizioni mariane che, dal 24 giugno 1981, si verificherebbero a sei veggenti nella Bosnia Erzegovina. Francesco aveva spiegato, inoltre, che per il momento si daranno soltanto “alcuni orientamenti ai vescovi, ma sulle linee che si prenderanno”.

L’esame del dossier conclusivo della Commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje, come ha spiegato lo stesso portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, e come confermano a ilfattoquotidiano.it autorevoli fonti della Santa Sede, non è stato ancora messo all’ordine del giorno della “feria quarta”, la riunione mensile dei cardinali e vescovi membri dell’ex Sant’Uffizio. Tutto rimandato, dunque, a dopo la pausa estiva con la decisione del Papa che non arriverà prima del prossimo autunno. Francesco, però, ha già espresso più volte il suo parere durante le omelie delle messe feriali di Casa Santa Marta. Recentemente si è scagliato contro “i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio”. Per Bergoglio “questa non è identità cristiana perché l’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più”. Ugualmente duro era stato il 14 novembre 2013: “La Madonna non è un capo ufficio della posta per inviare messaggi tutti i giorni”.

Al momento l’ipotesi che si fa nei sacri palazzi è che il Papa dia finalmente il via libera ai pellegrinaggi nella piccola località della Bosnia Erzegovina, senza esprimersi però sulle apparizioni verso le quali in Vaticano c’è un forte scetticismo. Se ciò avvenisse, si verificherebbe un ulteriore passo in avanti dato che, fino a oggi, la Santa Sede e i vescovi di tutte le diocesi del mondo hanno sempre cercato di scoraggiare le centinaia di migliaia di fedeli che ogni anno si recano a Medjugorje.

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