“C’è bisogno che l’Italia viva la discussione europea con maggiore protagonismo. C’è bisogno di raccontare sulla stampa internazionale e dare il messaggio che senza la voce dell’Italia la discussione economica europea è meno forte”. Così Matteo Renzi al Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Una presa di posizione con cui il premier è sembrato replicare a distanza alle critiche del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che aveva evidenziato come Roma “non sia invitata ai vertici che contano”, in particolare sulla crisi greca.

E il presidente del Consiglio si è poi rivolto direttamente proprio al premier ellenico Alexis Tsipras, avvertendo “con molto affetto” gli “amici greci” che “esiste una fortissima pressione da parte dell’opinione pubblica di alcuni Paesi per utilizzare questa finestra per chiudere i conti con la Grecia, per eliminare una volta per tutte la questione della presenza della Grecia nella zona euro”. Una pressione che arriva sopratutto dai Paesi “entrati dopo, e che vedono oggi paradossalmente l’esigenza di dare risposte alla propria opinione pubblica sulla Grecia”.

“Esiste – ha proseguito Renzi – nelle istituzioni europee una larga parte di burocrazia che farà di tutto per aiutare la Grecia perché questo è giusto e doveroso, ma anche nel caso del governo greco questo sforzo deve essere reciproco. In questo senso il lavoro dell’Eurogruppo e di queste ulteriori ore, che potrebbe non chiudersi nel consiglio Ue ma con la scadenza di fine mese, deve tenere conto dei rischi“.

Durante il Consiglio Ue si parlerà venerdì anche della questione immigrazione. “L’Italia non è un Paese dei balocchi, noi siamo un grande Paese che è nelle condizioni persino di fare da sola”, ha ribadito Renzi. “È l’Europa che non può pensare di fare da sola. Non può pensare di avere una politica estera affidata ai singoli Stati”. In un intervento pubblicato mercoledì su La Stampa, El Pais e The Guardian il premier scrive che “chi ha diritto all’asilo deve trovare accoglienza in Europa. Non solo in Italia. Lo so che gli accordi di Dublino, sciaguratamente firmati dal governo di allora, impongono questo, ma non si può pensare che un solo Paese si faccia carico da solo dell’intero problema. Responsabilità e solidarietà sono due concetti che vanno tenuti insieme. Chi non ha diritto a restare in Europa deve essere riaccompagnato a casa”.