Sgombriamo subito il campo da probabili fraintendimenti: questa non è un’apologia della gauche caviar. Ammesso che ormai il caviale non sia comunque già andato a male di suo e che gli attuali salotti in cui i radical chic sono soliti celebrarsi a vicenda non siano solo una copia sbiadita dei salotti che furono. Oggi, a dire il vero, più terrazze che salotti: come non detestare la congrega vanesia di pseudo intellettuali, chi più chi meno fallito, de La Grande bellezza di Sorrentino, così ombelicalmente impegnata ad evocare le proprie gesta o ad autocommiserare i propri talenti incompresi? Ma se in contesti del genere il parossismo dei soggetti li condanna senza bisogno di ulteriori gradi di giudizio, in altri luoghi la valutazione diventa più sfumata. Quand’è che la sinistra perde la sua credibilità a causa dei suoi usi e costumi? Dove possiamo fissare i confini oltre i quali la gauche assume il retrogusto caviar?

Ieri, sul Corriere della Sera, Aldo Grasso ha commentato Rosso di sera, la serata ‘rossa’ con cui Santoro ha concluso la sua stagione televisiva: il critico ha ironizzato su tre figure femminili che, a suo avviso, hanno varcato le frontiere del ridicolo: “Monica Guerritore canta ‘Quelle come me’, poesia di Alda Merini, Sabrina Ferilli legge un testo contro i politici corrotti (“Quando Michele mi ha chiesto di portare qualcosa di rosso, io ho portato me”), Alba Parietti parla del papà partigiano (“Mi chiamo Alba perché Alba è stata la prima città liberata dal nazifascismo”). Oh, ma queste tricoteuses del rosso di sera, a parte qualche peccatuccio di gioventù, avessero mai sposato un contadino, un operaio, un cassintegrato!”.

Ecco che Aldo Grasso ci indica un primo confine oltre il quale non bisogna andare se si vuole essere presi sul serio: la scelta del marito. Il marito ricco è la versione femminile del celeberrimo calzino di cachemire bertinottiano: le signore si astengano dal predicare cose sinistre giacché hanno sposato uomini di cachemire. Dunque è questo lo spessore dei parametri sui quali misurare la serietà, la buona fede e la coscienza politica di una persona? Perché non sulle scarpe allora? Si potrebbe affermare con altrettanta convinzione che una donna con ai piedi un paio di Louboutin non può essere di sinistra. Del resto la sinistra viene dal basso quindi sui tacchi alti non ci può stare.

Peccato che il tema dell’indisponenza, dell’autoreferenzialità, della mancanza di credibilità che abitano buona parte della sinistra sia invece un tema molto serio che meriterebbe di essere affrontato secondo categorie più alte, senza trasformarlo sempre in un pettegolezzo tra comari. Ma quando ci sono di mezzo le donne come resistere a qualche malignità sessista combinata al sarcasmo da banco sull’ipocrisia di quei ricconi dei radical chic?