“L’Europa non si deve considerare come l’ombelico del mondo, deve capire che il centro dello sviluppo economico mondiale si sta spostando verso altre aree”. Alexis Tsipras, parlando dal Forum economico di San Pietroburgo fianco a fianco con lo “zar” Vladimir Putin, nelle ore drammatiche successive al fallimento dell’Eurogruppo di giovedì, fa capire ai partner europei di avere un’alternativa. In caso di mancato accordo con Commissione Ue, Fondo monetario internazionale e Bce, è il messaggio per nulla velato, Atene potrà bussare alle porte del Cremlino. “Siamo nel bel mezzo della tempesta, ma siamo un popolo capace di gestire il mare e la tempesta non ci spaventa, né la possibilità di scoprire nuovi oceani e raggiungere porti più sicuri“, ha spiegato il premier, definendo la Grecia “un’amica storica della Russia”.  Con cui proprio venerdì è stato siglato l’atteso memorandum per la costruzione del gasdotto Turkish Stream, che prevede l’anticipo di 2 miliardi da Mosca alla Grecia. In occasione della firma il vicepremier russo Arkadi Dvorkovich non ha mancato di far balenare la possibilità di “assistenza finanziaria” se la Grecia “ne avrà bisogno”. Non solo: Tsipras ha anticipato che entro novembre Russia e Grecia prepareranno un memorandum per lo sviluppo della cooperazione economica tra i due Paesi. 

Non è la prima volta, nel corso delle trattative di questi mesi, che il premier ellenico cerca la sponda di Mosca, a sua volta “vittima” delle sanzioni occidentali in seguito alla crisi ucraina. In aprile Putin aveva negato di voler utilizzare questa relazione privilegiata come “cavallo di Troia” per l’Europa e per indebolire la Nato, di cui la Grecia è membro, ma è evidente che in questa fase di crisi – da un lato finanziaria, dall’altro geopolitica – l’asse conviene a entrambe le parti. Non è un caso se Tsipras ha a sua volta concesso un assist definendo quello delle sanzioni un “circolo vizioso” che “deve essere rotto presto”. “La crisi in Ucraina – ha aggiunto – ha aperto una ferita nel cuore dell’Europa, una ferita di instabilità. Ed è un brutto segno per le relazioni internazionali, perché i processi che sono iniziati nella regione portano a guerra, militarizzazione e sanzioni”, ha detto ancora.

“L’Unione europea, di cui siamo parte, dovrebbe ritrovare la propria strada verso i sui principi fondanti: la solidarietà, la democrazia e la giustizia sociale“, ha poi rivendicato il leader di Syriza. “Aderendo alle politiche di austerità che danneggiano la coesione sociale, e aggravando quindi la recessione, questo è impossibile”, ha aggiunto, auspicando “scelte coraggiose” per il cambiamento. “Il cosiddetto problema greco non è un problema greco – ha continuato – ma un problema europeo”. Secondo Tsipras la politica dell’austerità e del “tirare la cinghia” imposta da Berlino e Bruxelles è “un percorso che non porta da nessuna parte”.

Resta un interrogativo di fondo: secondo la maggior parte degli osservatori la Russia, isolata e affossata economicamente dal blocco delle esportazioni di molte categorie di prodotti e dal calo del prezzo del petrolio, non è materialmente in grado di mettere sul piatto gli almeno 30 miliardi di cui Tsipras avrà bisogno una volta superata l’emergenza contingente. In attesa che il muro contro muro con la ex troika si concluda con un’intesa in extremis o con un default, comunque, tentare un bluff non nuoce.