Gli autovelox devono essere periodicamente tarati: lo ha deciso la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo l’art. 45, comma 6 del nuovo Codice della strada, “nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”. È stata depositata ieri la motivazione della sentenza, datata 29 aprile, redatta dal giudice Aldo Carosi, con cui la Corte presieduta da Alessandro Criscuolo ha dato ragione a due cittadini che si erano rivolti al Giudice di pace di Mondovì contestando un verbale della Polizia stradale di Cuneo, e che dopo alterne sentenze hanno portato la loro istanza fino Cassazione, la quale ha manifestato dubbi d’incostituzionalità alla suprema Corte.

“Appare evidente che qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione”, si legge nella sentenza. “L’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare per i suddetti motivi intrinsecamente irragionevole” anche perché, scrive la Corte, “i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare (…) la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale“.

La sentenza della Corte costituzionale rinnega anche la distinzione fra gli apparecchi automatici e quelli utilizzati dagli agenti: secondo il decreto del Ministero dei lavori pubblici del 29 ottobre 1997, solo i primi dovevano essere sottoposti a  una verifica metrologica presso la casa costruttrice, mentre per i secondi stabiliva che la Polizia stradale tarasse lo strumento solo se richiesto dal costruttore nel manuale d’uso, perché la vigilanza su eventuali anomalie sarebbe stata effettuata dagli agenti durante il servizio. La sentenza della Corte mette invece tutti gli autovelox sullo stesso piano, anche quelli dotati di “meccanismi di autodiagnosi”.

Le associazioni dei consumatori annunciano valanghe di ricorsi per l’annullamento delle multe non ancora pagate. Per Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federcnsumatori il Codice della strada “offriva la possibilità agli enti locali di spillare milioni di euro dalle tasche degli automobilisti”. La sentenza “apre la strada ai risarcimenti per milioni di multe recapitate con strumenti tecnici di dubbia funzionalità”. Dello stesso parere il presidente della Codacons Carlo Rienzi: “È evidente come, dopo la sentenza della Consulta, le multe elevate da apparecchi non verificati e tarati siano assolutamente nulle. Questa sentenza apre uno scenario senza precedenti: sarà possibile ora ottenere l’annullamento di migliaia e migliaia di multe per eccesso di velocità, laddove i Comuni non abbiano eseguito la manutenzione prevista dalla Corte Costituzionale”. Le associazioni stanno studiando azioni legali per fare ottenere agli automobilisti il rimborso delle multe e Codacons aggiunge che “ora i Comuni saranno costretti ad allegare ai verbali per multe da autovelox l’attestazione riportante la data dell’ultima taratura degli apparecchi, pena l’impugnazione delle sanzioni da parte degli automobilisti”.