“Sul mio camion si lavorava in cinque. Ora siamo io, mia moglie e mio figlio. Ma parliamoci chiaro: vengono perché non devo pagarli, altrimenti potrei gestire tutto da solo”. Alfredo imbottisce panini all’esterno di San Siro da venti anni e dice di non ricordare un periodo così nero. I cattivi risultati di Milan e Inter hanno travolto anche l’indotto che vive sulle fortune dei due club. Non c’è bisogno di scomodare gli alberghi che ospitavano i tifosi ogni domenica. Basta rimanere nella cerchia dello stadio per capire quanto il crollo verticale dei ‘rossonerazzurri’ abbia provocato ferite profonde. È andato in crisi anche il panino con la salamella, una vecchia tradizione per chi arrivava da piazzale Lotto. “Noi lavoriamo sull’entusiasmo dei tifosi, che genera propensione alla spesa. Sempre meno gente viene a San Siro e con sempre meno partecipazione emotiva. Così, complice anche la crisi generale, abbiamo perso circa il 70 per cento del fatturato rispetto a cinque anni fa”, denunciano i 62 operatori ambulanti, food e no food, che montano bancarelle e camioncini attorno ai tornelli della Scala del calcio.

Un milione di presenze in meno
Basta fare due calcoli per comprendere come una grossa fetta del loro bacino d’utenza non esista più. Nel 2009/10, ultima stagione di Milano capitale del calcio italiano ed europeo, le due società portarono allo stadio – fonte Osservatorio sul calcio italiano – 1.881.071 spettatori nelle 38 partite casalinghe di serie A. Quest’anno sono stati 1.404.688. Ai numeri di cinque anni fa bisogna aggiungere 642mila presenze per le dieci partite di Champions League e 103mila per le cinque di Coppa Italia. Mentre nella stagione appena conclusa i rossoneri non hanno partecipato alle coppe europee, mettendo insieme appena 18mila presenze contro Sassuolo e Lazio in Coppa Italia. L’Inter ha portato a San Siro 38.497 spettatori per il match contro la Sampdoria, valido per gli ottavi della coppa nazionale, e altri 218.376 nelle sei partite di Europa League. Totale: 1.679.561 spettatori nel 2014/15 contro 2.626.071 nel 2009/10. Un milione di potenziali clienti andati in fumo e sei eventi in meno. “Da settembre la situazione peggiorerà visto che nessuna delle due sarà in Europa – avvisano gli ambulanti del Cosm, il Consorzio operatori stadio Milano – mentre le nostre spese fisse da corrispondere al consorzio fondato dalle due società per gestire lo stadio rimarranno le stesse”. E qui si entra nella parte spinosa della crisi della salamella.

550mila euro all’anno alle società
Perché il 6 febbraio 2009 il Consorzio San Siro Duemila (ovvero F.c. Internazionale e A.C. Milan) poi diventato M-I Stadio Srl firma un protocollo d’intesa con l’Apeca, l’associazione provinciale esercenti il commercio ambulante, per regolamentare la presenza degli operatori nella lingua di asfalto che circonda lo stadio. Quello spazio, come il Meazza, è in concessione alle società che lo affittano per 550mila euro a stagione, dopo una battaglia durata anni in forza di un ricorso al Tar (vinto dal Consorzio San Siro Duemila, che avrebbe voluto lo sgombero degli ambulanti) poi capovolto dall’allora prefetto di Milano per ragioni di pubblica sicurezza. “Quel prezzo, oggi, non ha ragione di esistere vista la diminuzione degli spettatori. Abbiamo proposto un pagamento proporzionato agli ingressi ai tornelli, ma ci hanno risposto picche”, dicono gli ambulanti. “Garantiamo vigilanza privata contro gli abusivi, pulizie in giornali feriali e in orari notturni. Il prezzo fu determinato in base ai costi che saremmo andati ad affrontare ed è scritto che non sarebbe cambiato al variare del numero degli eventi”, risponde l’avvocato Maurizio Saladino, legale del consorzio M-I Stadio. In effetti nel protocollo d’intesa – di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso – è scritto “a prescindere dal numero di eventi”. Ma con il calare delle partite e del numero di spettatori saranno diminuite anche le spese per le due società? “Posso dire che l’utile è davvero risicato. Peraltro era prevista una rivalutazione Istat che non abbiamo mai richiesto – continua Saladino – La situazione per noi è molto chiara: nel 2010 avremmo potuto chiedere di più. In un anno buono per le squadre va molto bene a loro, in stagioni negative sotto il profilo sportivo l’accordo pende dalla parte del consorzio. E i ritardi nei pagamenti sono sempre stati tollerati”.

“Situazione unica, al Comune pagavamo molto meno”
A conti fatti, ognuno dei 21 bandierai e dei 42 operatori del food associati al Cosm paga poco meno di 9mila euro all’anno per il proprio stallo. “Quando quella zona era gestita dal Comune ne pagavamo mille. Una cifra che chi è appena fuori dalla cerchia continua a pagare tutt’oggi – spiegano – Non capiamo perché prima il nostro posto aveva lo stesso valore e oggi non più. La situazione di San Siro è un caso unico in Italia”. Ma Saladino risponde punto su punto: “Rispetto agli altri stalli, loro hanno sicurezza e pulizia garantite. Oltre a poter operare anche durante i concerti, per i quali abbiamo previsto anche un accordo con gli operatori no food, che non sono autorizzati a vendere il merchandising dei cantanti. Restano a casa, affittiamo noi i loro spazi a chi ha le licenze ufficiali e l’incasso viene scontato dalla quota. Nel 2014 hanno risparmiato tra gli 80 e i 90mila euro”. Gli ambulanti non ci stanno, accusano “il contrasto insufficiente agli abusivi”, sventolano le loro richieste di revisione ignorate e la mancata trasformazione dell’intesa in un contratto a causa delle clausole sulle quali non si è mai trovato un punto d’incontro. Intanto il protocollo è scaduto da quattro mesi. A fine agosto inizia una nuova stagione. La più dura, secondo chi gestisce i ‘baracchini’. La possibilità di una serrata di protesta è tutt’altro che esclusa, oltre a qualche abbandono come già avvenuto in due casi. Le trattative sono in corso. Non è detto che si brindi all’accordo come si è sempre fatto dopo una vittoria di Inter e Milan: con una birra e una salamella.

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